Italiani, un popolo di stressati: l’89% ne soffre

L’89% degli italiani è stressato, si ritiene sottoposto a un carico di pressioni, incombenze e preoccupazioni che riduce la qualità della vita e arriva molte volte a incidere negativamente sulla salute, il lavoro e le relazioni sociali.

Ma quali sono le cause di stress più frequenti? Da quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare le fonti di stress principali sono le difficoltà economiche (66%) e il lavoro (61%). Seguite dai problemi di salute (55%), dalla relazione con il partner (31%), e la gestione e l’educazione dei figli (27%).

Come rimediare a stanchezza, insonnia, sbalzi d’umore?

Tra i disturbi correlati allo stress che più condizionano la vita gli italiani elencano l’eccessiva stanchezza, spesso generata da insonnia (53%), gli sbalzi d’umore (51%), la tensione muscolare (27%), la tachicardia o l’emicrania (26%). Come rimediare, o almeno, gestire tutto questo carico di stress? Per il 52% degli italiani il rimedio principale è svolgere un’attività fisica regolare. Tra le discipline considerate più efficaci il 52% sceglie la corsa, il 48% si affida a yoga, pilates e meditazione, e il 42% al nuoto. Oltre allo sport gli effetti negativi dello stress si combattono anche attraverso l’alimentazione, con infusi e tisane rilassanti (49%), oppure affidandosi a sedute di fisioterapia e massaggi (39%), o frequentando centri termali (34%). Per il 10%, però, la soluzione è ricorrere ai farmaci.

Lavoro e insoddisfazione economica le cause più frequenti

Se l’attività lavorativa è fonte di stress per due italiani su tre, la prima causa scatenante è l’insoddisfazione economica (55%), dovuta a una remunerazione insufficiente, e comunque non in linea con le proprie aspettative. Questa è seguita dai carichi e ritmi di lavoro spesso pressanti (46%), e dalla mancata realizzazione professionale (46%), che aumenta il senso di inadeguatezza e di insuccesso. Tra le altre fonti stress, la carenza di tempo per sé (38%), il clima competitivo all’interno dell’azienda (34%), e il pendolarismo (31%).

Misure di welfare per rilassare i dipendenti

“Insieme all’adozione di uno stile di vita sano, che tutti possiamo impegnarci a mettere in pratica, anche il welfare aziendale ricopre un ruolo importante – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo Reale Mutua -. Anche perché, come evidenzia la nostra ricerca, il lavoro è uno dei fattori di influenza sullo stato psicofisico”.

L’azienda stessa, infatti, può fare la sua parte mettendo in campo misure di welfare per gestire lo stress correlato al lavoro, come la flessibilità oraria e lo smartworking (desiderati dal 55% del campione), un’apposita sala relax (35%), o l’abbonamento a un centro fitness (34%).

Inps, reperibilità malattia: attenti a…

Malattia, reperibilità, visite mediche, esoneri… Negli ultimi tempi si è molto parlato di questo argomento. Già, perché il rischio di commettere errori, anche in buona fede, è davvero alto e può costare caro. Ecco perché l’INPS ha pubblicato sul suo sito alcuni utili chiarimenti, ripresi dall’agenzia AdnKronos.

Visite mediche di controllo domiciliari

Per l’esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari “molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di apporre il codice ‘E’ nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo” scrive l’Inps sul suo sito. Che precisa: “In primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare Inps 7 giugno 2016, n. 95”.

Esclusione, quando
”Il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le ‘agevolazioni’ previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità” continua la nota sul sito. Queste situazioni sono contenute in due provvedimenti: nel decreto del ministero del Lavoro 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati (e riguardano patologie gravi che richiedono terapie salvavita; o stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%); nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017 n. 206 per i dipendenti pubblici (e includono patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della ‘Tabella A’ allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie rientranti nella ‘Tabella E’ dello stesso decreto; e ancora, stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%)”. Solo in questi casi, dice l’Istituto “la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo”.
Il Codice E è per uso interno

Per quanto riguarda il ‘Codice E’ indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, è riservato “a esclusivo uso interno riservato ai medici Inps durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime” spiega l’Inps. Quindi “qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione ‘Codice E’ non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio”.

File in banca e contanti addio, è tutto in un’app

Mobile payment, contactless payment, m-commerce, mobile-POS, mobile wallet: sono i servizi destinati a rimpiazzare in breve tempo sia il denaro contante sia i pagamenti tradizionali effettuati con il Pos. Addio, dunque, alle file agli sportelli bancari. Le carte di credito ora sono nello smartphone, e con le app di internet banking non solo è possibile gestire il proprio conto corrente da casa, ma anche gestire il proprio portafoglio di risparmio, acquistare o vendere titoli, dialogare con la banca e ottenere servizi personalizzati. Non è un caso che l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano registri in Italia un aumento del 150% dell’uso delle carte contactless e del 60% del mobile payment. Due sistemi di pagamento che traineranno un mercato stimato dall’Osservatorio in 100 miliardi di euro nel 2020.

La rivoluzione contactless

Con le app dedicate lo smartphone è abilitato a inviare e ricevere denaro, e non solo per grandi cifre, ma anche per pagare un caffè nei negozi abilitati, o acquistare il biglietto della metro, riporta Adnkronos. A Milano, ad esempio, grazie alla rivoluzione digitale avviata da Atm, l’Azienda Trasporti Milanesi, già si viaggia senza biglietto. Infatti lo si può acquistare contactless con carta dei circuiti Visa o Mastercard, o anche via smartphone o smartwatch. Basta avvicinare la carta o il device, senza bisogno di registrarsi prima, e l’importo della tariffa sarà addebitata sull’estratto conto senza alcuna commissione.

Sicurezza garantita

Con lo smartphone si può trasferire denaro ai contatti presenti in rubrica e ai negozi convenzionati. E grazie al sistema di monitoraggio delle transazioni eventuali tentativi di frode vengono individuati immediatamente tramite le notifiche ricevute via app o sms. Un altro elemento di sicurezza è il servizio 3D Secure, pensato proprio per proteggere gli acquisti online. Al momento del pagamento di un acquisto sul web, si riceve un sms con il codice di sicurezza dinamico di 6 cifre, utilizzabile solo una volta per completare l’acquisto. Una garanzia che la carta venga usata solo per gli importi, i canali e le aree geografiche scelte dal consumatore.

Un salvadanaio digitale

Diverse applicazioni (Gimme5, Oval Money e GoSherpy) consentono poi di sostituire quello che una volta era il libretto di risparmio. Gimme5, ad esempio, fornisce la possibilità di risparmiare denaro impostando obiettivi futuri, oppure utilizzarli per investimento attraverso piani di accumulo. Oval Money invece analizza i consumi grazie al collegamento con le carte di credito, di debito e i conti correnti, mentre GoSherpy accumula risparmio attraverso piani di breve durata abbinati a obiettivi specifici. Ogni app garantisce sicurezza attraverso partnership con società specializzate e utilizza protocolli certificati per trasferire il denaro. Inoltre la gestione dei soldi è sottoposta al rispetto delle rigide regole dei paesi che ospitano i depositi.

Fatturazione elettronica obbligatoria: per chi e come fare

Dal prossimo anno la fattura dovrà essere elettronica, e non solo per i fornitori di enti pubblici. Dal 1° gennaio 2019 anche le imprese e i professionisti dovranno fatturare solo in maniera elettronica: pena la nullità del documento. Tutte le fatture non elettroniche saranno infatti giudicate nulle. È quindi necessario conoscere tutti i passaggi per emettere una corretta fattura elettronica, così da non commettere errori una volta che questa diventerà obbligatoria per tutti, o quasi.

Anche se esistono molti software a pagamento che permettono di compilare inviare la fattura elettronica, il tutto può essere eseguito tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Come fatturare elettronicamente tramite l’Agenzia delle Entrate

Dopo essersi registrati sul sito web dell’Agenzia delle Entrate indicando i dati richiesti, ovvero codice fiscale, dichiarazione dei redditi e reddito complessivo, viene assegnato un pin per poter accedere successivamente a tutti i servizi dell’erario online. Quindi, una volta ottenuto il pin, basta accedere alla sezione Fatture e corrispettivi, da cui è possibile compilare e inviare tutte le fatture elettroniche di cui si ha bisogno. Il sito mette a disposizione dell’utente una scelta tra diverse tipologie di fatture: ordinaria, semplificata, o fattura della Pubblica Amministrazione, riferisce Adnkronos.

Compilare la fattura e correggere eventuali errori

Esattamente come per quella in formato cartaceo anche nella fattura elettronica bisognerà indicare i dati personali dell’emittente e quelli del cliente, così come tutti i dati rilevanti ai fini della validità della fattura, quali, ad esempio, la data di emissione, l’oggetto del pagamento e l’aliquota Iva applicata. Una volta compilata in tutte le sue voci è possibile consultare la propria fattura nella sezione Riepilogo, dove è possibile rivedere il documento.  Eventualmente, se ci si accorge di avere commesso un errore, è possibile correggere prima di inviare.

Inviare la fattura online

A questo punto si deve selezionare la voce Conferma per salvare il file (in formato xml) della fattura elettronica sul PC. Nel frattempo la fattura deve aver superato tutti i controlli del Sistema Ricevente, quindi è necessario sottoscriverla con la firma digitale. Solamente ponendo la firma digitale, infatti, la fattura elettronica sarà pronta per essere inviata. Per poter inviare, anche in questo caso, è possibile utilizzare lo stesso servizio dell’Agenzia delle Entrate. Come? Semplicemente cliccando sull’opzione Trasmissione e allegando il file della fattura che si intende inviare. Dopo aver caricato il file l’operazione si conclude cliccando su Invia. A questo punto il sistema invierà la conferma dell’avvenuta trasmissione.

Come l’innovazione tecnologica cambierà il mondo

L’innovazione tecnologica è una forza dirompente, e i cambiamenti dovuti all’impatto delle nuove tecnologie sui settori industriali hanno sempre dominato l’immaginazione dei futurologi. Ogni anno il team Visionary Innovation di Frost & Sullivan, composto da futurologi, consulenti e analisti, esamina l’orizzonte di questi cambiamenti a breve termine, e osserva i vari settori per identificarne le aree di metamorfosi.

Lo studio The Top Trends for 2018: The Power of Technology and Technology Companies analizza proprio le forze che avranno il maggiore impatto nell’anno corrente, e ne esamina i trend, includendo aree geografiche, industrie e applicazioni.

I 5 trend del cambiamento

Secondo lo studio, i principali trend che trasformeranno le industrie sono 5. Il 1° è il braccio di ferro per l’innovazione. Secondo gli esperti assisteremo a un incremento del contrasto tra le aziende tecnologiche, le organizzazioni e i governi che le regolano: un braccio di ferro al fine di raggiungere un equilibrio tra la tutela dei consumatori e la ricerca di innovazione, riporta Askanews. Il 2° riguarda la corsa agli armamenti quantistici. Il quantum computing si sta evolvendo rapidamente, e sembra vicino a raggiungere la supremazia quantistica, ovvero la capacità di superare le prestazioni dei supercomputer tradizionali. Le aree chiave di interesse saranno codifica, intelligenza artificiale, materiali e generazione di qubit.

Il trasporto prende il volo e la scienza comportamentale entra in azienda

Il 3° trend riguarda il trasporto personale, che diventerà volante. E sta compiendo notevoli progressi al perfezionamento dei test, anche grazie ai nuovi concorrenti che fanno il loro ingresso nel mercato. (4°) I progressi della scienza comportamentale aziendale invece passeranno alla fase di fast follower in qualità di funzione emergente nell’impresa. Aziende esperte adotteranno i principi delle scienze economiche e sociali per incrementare la produttività dei lavoratori, e spingere i consumatori verso risultati allettanti.

Inoltre, si assisterà al distacco dai modelli costituiti solo da piattaforme. (5°) Uber e Airbnb hanno evidenziato un interesse che va oltre i modelli costituiti solo da piattaforme, spingendosi fino all’acquisizione e alla partnership con fornitori di beni.

“I 60% delle aziende non arriverà a compiere 10 anni”

“Nel 2018, le conversazioni d’affari saranno dominate da diversi argomenti chiave: la fantascienza che diventa realtà, lo scontro tra tecnologia e governi, le crescenti preoccupazioni dei consumatori nei confronti della tecnologia, e infine la tecnologia finanziata dallo Stato – afferma Lauren Taylor, Principal Analyst del gruppo Visionary Innovation di Frost & Sullivan -. Il 60%o delle aziende non arriverà a compiere 10 anni. Mentre le piattaforme, i modelli di business e le tecnologie collidono creando diverse sfumature e la categorizzazione diventa difficile, questi insight possono rappresentare uno strumento di riferimento essenziale per escogitare strategie a breve termine, e definire obiettivi di implementazione a lungo termine”.

L’occupazione in Italia torna a crescere: valori massimi dal 2008

Finalmente una buona notizia che coinvolge il mondo del lavoro, uno dei punti critici della ripresa economica italiana. A marzo 2018, afferma l’Istat attraverso i suoi dati provvisori, l’occupazione è tornata ai massimi dal 2008. La stima degli occupati continua a crescere (+0,3% rispetto a febbraio, pari a +62mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,3% (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente). Come riporta Adnkronos, la crescita congiunturale dell’occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. L’aumento maggiore si stima per i giovani 25-34enni (+0,9 punti percentuali).

Bene per gli uomini, meno per le signore

Non manca per una nota negativa. La crescita, dice l’istituto di statistica, è dovuta interamente alla componente maschile mentre per le donne, dopo l’aumento dei mesi precedenti, si registra un calo. Nell’ultimo mese si stima una ripresa degli indipendenti, che recuperano in parte la diminuzione osservata nei primi due mesi dell’anno e, in misura più lieve, dei dipendenti a termine, mentre restano sostanzialmente stabili i permanenti.

Crescono i contratti a termine

Su base annua continua l’aumento degli occupati (+0,8%, +190 mila). La crescita interessa uomini e donne e riguarda esclusivamente i lavoratori a termine (+323 mila), mentre calano i permanenti (-51 mila) e gli indipendenti (-81 mila).

Ultracinquantenni, il mercato del lavoro li premia

Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+391 mila) e, in misura minore, i 15-34enni (+46 mila) mentre calano i 35-49enni (-246 mila). Nell’arco di un anno diminuiscono sia i disoccupati (-4,0%, -118 mila) sia gli inattivi (-1,1%, -150 mila).

Per quanto riguarda i dati rilevati a marzo, l’Istat commenta che “si conferma la ripresa dell’occupazione nell’anno in corso, dopo la battuta d’arresto osservata a fine 2017. Un aspetto di rilievo nell’ultimo mese è la crescita dell’occupazione giovanile (+68 mila occupati 15-34enni). La crescita tendenziale si distribuisce per genere e si concentra nei giovanissimi (15-24enni) e soprattutto negli over 50, per effetto sia dell’aumento dell’età pensionabile sia dei fattori demografici. Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è scesa sui livelli della seconda metà del 2012, ancora 5 punti percentuali sopra al livello pre-crisi. Sensibile il calo dell’inattività, sia maschile sia femminile, che tocca negli ultimi mesi i livelli minimi”.

I dati dei primi tre mesi dell’anno

Nel primo trimestre 2018 crescono soprattutto i dipendenti a termine (+66 mila), mentre diminuiscono lievemente i permanenti (-8 mila) e in misura più consistente gli indipendenti (-37 mila). Alla crescita degli occupati nel trimestre si accompagna un lieve aumento dei disoccupati (+0,1%) e un calo degli inattivi (-0,3%, -34 mila).

Privacy: aziende in corsa per adeguarsi al nuovo Regolamento europeo

Le aziende italiane sono in corsa per adeguarsi al nuovo Gdpr (General Data Protection Regulation), il Regolamento Privacy europeo, la cui entrata in vigore si avvicina. Quasi il 75% delle organizzazioni sembra infatti aver creato una procedura per notificare le violazioni di dati, ma solo il 49% ha aumentato gli investimenti in IT Security. E le difficoltà ad adeguarsi non mancano.

 

A che punto sono le aziende italiane?

A rilevarlo è Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia, azienda che ha verificato a che punto sono le aziende italiane, e quali le difficoltà incontrate per riuscire a essere compliance al nuovo regolamento europeo. “Le aziende lamentano infatti la presenza di troppi sistemi IT legacy (30%), la mancanza di una data security efficiente (29%) e l’assenza di processi formali che rendano possibile identificare chiaramente a chi appartengono e dove sono custoditi i dati (28%)”, sottolinea il manager.

Molte aziende non sono preparate a gestire la notifica di avvenuta violazione entro 72 ore…

La ricerca mostra poi come molte aziende non siano preparate a gestire la notifica di avvenuta violazione entro 72 ore. “Il 20% ha infatti affermato di avere processi formali per notificare la violazione, ma solo alle autorità competenti – aggiunge Nencini -. E l’Articolo 34 del Gdpr afferma che anche gli individui devono essere avvisati, poiché una violazione di dati mette a rischio i loro diritti e la loro libertà”, riferisce Askanews.

… una su cinque non è a conoscenza dei processi per gestire il diritto all’oblio

Dubbi anche sul diritto all’oblio, definita “una parte chiave” del Gdpr. “Nonostante l’87% dichiari di avere un processo per supportare i clienti nel caso i dati siano gestiti dall’azienda – evidenzia Nencini – ci sono dei limiti quando vengono coinvolti i fornitori. Una azienda su cinque, infatti, non ha o non è a conoscenza dei processi per gestire in maniera corretta il diritto all’oblio, nel caso di dati gestiti da agenzie (21%), cloud provider (32%) e partner (19%)”.

… e solo il 34% ha implementato soluzioni avanzate per identificare le intrusioni

Le minacce informatiche sono sempre più complesse, e il Gdpr complica ulteriormente la vita delle aziende, che ora rischiano multe ingenti. Per questo, “è necessaria una tecnologia che protegga i dati su più livelli – sottolinea il manager -. Il Gdpr afferma che le aziende devono implementare le tecnologie di ultima generazione in relazione al rischio che si corre. Ma nonostante questo, solo il 34% delle aziende ha implementato soluzioni avanzate per identificare le intrusioni, solo il 33% ha investito nella prevenzione delle perdite di dati e solo il 31% ha adottato tecnologie di crittografia”.

Apple, in arrivo un iPhone gigante?

Fervono in lavori in casa Apple. Anche se i rumors non sono confermati dal colosso di Cupertino, l’agenzia di stampa americana Bloomberg –  citando fonti a conoscenza dei prodotti – annuncia che l’azienda starebbe lavorando a nuovi modelli di iPhone.

Entro il 2018 in arrivo tre nuovi modelli

Sempre secondo le anticipazioni in arrivo dagli Usa, Apple vorrebbe lanciare tre nuovi modelli di iPhone entro il prossimo autunno, e comunque entro la fine del 2018. Tra le novità annunciate, spicca un iPhone dalle dimensioni “giganti”, il più grande mai creato dall’azienda. Oltre a questo, il brand con la Mela dovrebbe presentare anche un modello della stessa taglia dell’iPhone X, in versione aggiornata, e un melafonino meno costoso.

I perché della triplice mossa 

Come riportano i rumors, l’azienda di Cupertino starebbe pensando a questi nuovi modelli per allargare il proprio bacino, già grandissimo, di estimatori. Infatti con il lancio dei nuovi melafonino Apple vorrebbe attrarre quei consumatori che chiedono una versione più conveniente dell’iPhone X e che, allo stesso tempo, guardano con interesse agli smartphone ‘giganti’, ovvero ai phablets. In sintesi, Apple sarebbe al lavoro per contrastare la concorrenza di competitors sempre più agguerriti anche in questo mercato.

Le anticipazioni sui nuovi melafonini

L’iPhone più grande avrebbe uno schermo vicino ai 6,5 pollici, a fronte dei 5,8 dell’attuale iPhone X, e si rivolgerebbe agli utenti business che usano il dispositivo per lavoro. La versione più economica, invece, andrebbe incontro ai desideri di chi sogna il nuovo smartphone della Mela ma senza spendere gli oltre mille euro del listino attuale. Tutti e tre i dispositivi avrebbero il display con cornici sottilissime e il sistema di riconoscimento del volto (il Face ID), riporta l’agenzia di stampa Ansa.

Un tris per dare rilancio alle vendite?

Nelle intenzioni di Apple, riferisce ancora Bloomberg, i tre iPhone servirebbero a spingere le vendite dopo i risultati sotto le attese di iPhone X. Nel trimestre ottobre-dicembre Apple ha commercializzato 77,3 milioni di iPhone a fronte degli 80,2 milioni attesi dagli analisti. Dopo i gossip, non resta che aspettare le uscite ufficiali dei nuovi iPhone per vedere cosa realmente arriverà sui banchi degli store. Dove, immancabilmente, ci sarà la coda fuori in concomitanza con il lancio e l’apertura delle vendite.

Imprese lombarde, per il 2018 ottime le attese per l’export

In Lombardia,nel corso del 2017, si sono registrati ben 330 milioni di euro legati alle attività di export. Un dato che, tradotto in percentuale, significa il +7% rispetto all’anno precedente. E le prospettive sono ancora migliori: in base all’indagine condotta da Promos – Camera di commercio sugli imprenditori lombardi che esportano, il 2018 sarà un anno più positivo rispetto al 2017. Europa e Medio Oriente si confermano i mercati più interessanti mentre per oltre la metà delle imprese la distribuzione diretta rimane il canale distributivo più utilizzato.

Positive le aspettative verso i mercati esteri per il 2018

Oltre la metà delle imprese attive sui mercati internazionali è pronta ad aumentare il proprio business internazionale, secondo un’indagine di Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi per l’internazionalizzazione, sulle imprese già presenti all’estero. La maggior parte (41,6%) ha già rapporti commerciali in più di dieci Paesi esteri e nel corso del 2018 il 29,7% vorrebbe ulteriormente espandere il proprio business in Europa, mentre il 21,8% in Medio Oriente e il 14,4% in Cina. Il 52% degli operatori che hanno risposto all’indagine ritiene che il 2018 sarà un anno più positivo del 2017 per il proprio business internazionale, per il 27,7% sarà costante mentre solo il 10,4% prevede un peggioramento della situazione.

“Per il 2018 gli imprenditori lombardi prevedono scenari migliori per la crescita e lo sviluppo internazionale della propria azienda rispetto a quest’anno – dichiaraCarlo Edoardo Valli, Presidente di Promos, Azienda Speciale per le Attività Internazionale della Camera di commercio di Milano, MonzaBrianza e Lodi . I Paesi europei restano mercati di riferimento per il business delle imprese lombarde, ma si consolidano aree geografiche come Medio Oriente, Cina, Stati Uniti e Russia. Permangono difficoltà relative agli elevati costi d’accesso al mercato, alle dinamiche burocratiche e alle dimensioni aziendali ma questi ostacoli non rappresentano scogli insormontabili per aziende che continuano ad essere protagoniste a livello internazionale grazie alla qualità dei loro prodotti, tratto distintivo dell’eccellenza imprenditoriale lombarda”.

Aspetti in rosa e criticità

Le interviste agli operatori lombardi mettono in luce diversi aspetti positivi e alcune criticità. Per circa il 37% degli imprenditori coinvolti nella rilevazione infatti, il business internazionale pesa per oltre il 50% del fatturato. Tra le problematiche più diffuse, però, spiccano i costi di accesso al mercato (28,7%), la burocrazia (27,2%) seguiti dalla dimensione aziendale (25,7%) e dalla scarsa conoscenza dei mercati (23,8%). Il 55% sostiene che la ricerca di controparti estere è ancora la soluzione migliore per sviluppare processi di internazionalizzazione, seguita da incontri b2b con controparti estere (48,5%) e partecipazione a fiere internazionali (47%). La distribuzione diretta rimane il canale distributivo più utilizzato (57,4%), seguito dalla distribuzione indiretta, attraverso distributori, buyer e importatori (43,6%). Risultato più staccati l’e-commerce (17,8%) e i marketplace, utilizzati solo dal 4% delle imprese coinvolte.

Il valore dell’export in Regione: 89 miliardi di euro

Nei primi nove mesi del 2017 il valore dell’export lombardo ha toccato quota 89 miliardi di euro, pari a 330 milioni di export al giorno, +7,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Circa un quarto di tutte le esportazioni italiane nella prima parte dell’anno sono partite dalla Lombardia. Milano con oltre 30 miliardi, Brescia e Bergamo con oltre 11, Monza e Brianza e Varese con oltre 7 miliardi sono i territori che esportano di più.

Facebook, l’intelligenza artificiale “cancella” il 99% dei post Isis

Buone notizie nella lotta al terrorismo, anche per quanto riguarda la capacità dei social network di individuare i contenuti potenzialmente pericolosi. L’ultimo annuncio di una “vittoria” contro il terrorismo arriva da Facebook, che ha annunciato che la propria tecnologia sta dando i primi, importanti frutti nella battaglia contro il terrore online. E la chiave di volta è l’Intelligenza Artificiale. Il social network di Mark Zuckerberg ha infatti annunciato che grazie a tecnologie di apprendimento e riconoscimento automatico è in grado di rimuovere il 99% dei contenuti relativi a Isis e Al Qaeda sulla sua piattaforma prima che qualcuno li segnali e, in alcuni casi, ancora prima che siano pubblicati sul web.

L’algoritmo è capace di imparare (e ricordare)

Ma c’è di più: una volta che il sistema ha riconosciuto e identificato un contenuto a carattere terroristico, è in grado di rimuovere definitivamente l’83% delle copie caricate entro l’ora successiva. Naturalmente, rimane sempre presente ed essenziale il controllo umano, precisa Facebook: però questi nuovi traguardi sono stati raggiunti sfruttando soprattutto sistemi automatizzati che riconoscono foto e video e tecniche di apprendimento automatico sui testi.

Un pool di colossi del web per collaborare

Facebook ha anche coinvolto in questa lotta al terrorismo anche altri giganti della rete, come Microsoft, Twitter e YouTube, così da creare un Global Internet Forum per contrastare i fenomeni pericolosi. Ancora, negli ultimi mesi sono state siglate diverse partnership con primarie realtà, quali Flashpoint, Middle East Media Research Institute, il SITE Intelligence Group e l’Università dell’Alabama presso il Computer Forensics Research Lab di Birmingham.

Attualmente, spiegano in una dichiarazione ufficiale i responsabili Monika Bickert (Global Policy Management) e Brian Fishman (Counterterrorism Policy), l’uso di intelligenza artificiale è mirata a contenuti legati a Isis e Al Qaeda, “i gruppi terroristici che rappresentano la maggior minaccia nel mondo”. Nel prossimo futuro tuttavia c’è l’intenzione di indirizzare questi sistemi anche su contenuti legati ad altre organizzazioni.

L’intelligenza artificiale da sola non basta

La sola tecnologia, però, non può bastare da sola per vincere la lotta la terrorismo. Bickert e Brian Fishman hanno dichiarato: “Spesso ci chiedono su Facebook perché, con i nostri immensi database e i nostri sistemi avanzati, non possiamo semplicemente bloccare attività pericolose usando la sola tecnologia. La verità è che non abbiamo bisogno solo della tecnologia, ma anche delle persone per fare questo lavoro. E per essere veramente efficaci nel fermare la diffusione di contenuti terroristici all’interno di Internet, dobbiamo unire le forze con tutti i protagonisti della rete”.