Buono mobilità, fino a 500 euro di rimborso per l’acquisto di bici e monopattini

Per incentivare le forme di mobilità sostenibile alternative al trasporto pubblico locale arriva il buono mobilità. Fino al 31 dicembre 2020 è infatti possibile ottenere il rimborso del 60% della spesa (fino a 500 euro) per l’acquisto di biciclette, segway, hoverboard, monopattini e monowheel. Il buono è destinato ai residenti maggiorenni dei capoluoghi di Regione, Città metropolitane o capoluoghi di Provincia, ed è stato istituito in seguito alle restrizioni del trasporto pubblico locale adottate per l’emergenza Covid-19. Il buono può essere richiesto per una sola volta, ed esclusivamente per una delle destinazioni d’uso previste.

Prolungato per gli anni 2021 e seguenti

“Per gli anni 2021 e seguenti – si legge in una nota del Consiglio dei ministri – il Programma incentiva il trasporto pubblico locale e regionale e forme di mobilità sostenibile a esso integrative a fronte della rottamazione di autoveicoli e motocicli altamente inquinanti. Si prevede che il buono venga riconosciuto per la rottamazione della tipologia di autovetture e di motocicli indicati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020”. Il buono potrà essere impiegato anche per l’acquisto di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica quali segway, hoverboard, monopattini e monowheel. Inoltre, il decreto amplia la normativa vigente che prevede il finanziamento di progetti per la creazione, il prolungamento, l’ammodernamento e la messa a norma di corsie riservate per il trasporto pubblico locale, comprese le piste ciclabili.  

Come ottenere il contributo

Per ottenere il contributo basterà conservare il documento giustificativo di spesa (fattura), quindi accedere tramite credenziali SPID sull’applicazione web in via di predisposizione da parte del Ministero dell’ambiente e accessibile anche dal suo sito istituzionale. Alternativamente alla procedura a rimborso, una volta che l’applicazione sarà operativa (entro 60 giorni dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale) il buono potrà essere fruito attraverso un buono spesa digitale che i beneficiari potranno generare sull’applicazione web.

In pratica, gli interessati dovranno indicare sulla piattaforma il mezzo o il servizio che intendono acquistare e la piattaforma genererà il buono spesa elettronico da consegnare ai fornitori autorizzati, insieme al saldo a proprio carico, per ritirare il bene o godere del servizio individuato.

Nel 2021 torneranno efficaci le previsioni del decreto Clima

Nel 2021 torneranno invece efficaci le previsioni del decreto Clima, che prevede un fondo a carico del Ministero dell’ambiente pari a ulteriori 180 milioni di euro destinato ai residenti nei Comuni interessati dalle procedure di infrazione comunitaria per la non ottemperanza dell’Italia agli obblighi previsti dalla direttiva comunitaria relativa alla qualità dell’aria. A partire dal 1° gennaio 2021, riporta l’Ansa, sarà necessario rottamare un autoveicolo o un motociclo inquinante per beneficiare del buono mobilità. Saranno previsti incentivi pari a 1.500 euro per ogni autoveicolo rottamato e a 500 euro per ogni motociclo rottamato. Oltre ai beni e ai servizi previsti per il 2020, nel 2021 sarà possibile acquistare anche abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale.

Niente più rimborsi Irpef per le spese in contanti

Dal primo gennaio 2020 tutte le spese che possono essere detratte dalla dichiarazione Irpef non dovranno essere pagate in contanti. In caso contrario, la detrazione non sarà accettata. Questa importante novità, di cui forse non tutti sono a conoscenza, è stata introdotta con la legge di bilancio 2020, scattata appunto con l’arrivo del nuovo anno. Ed è un’ipotesi che viene considerata anche nei dossier che accompagnano il provvedimento, in cui si stima una riduzione della spesa per i rimborsi con le nuove modalità pari a 496 milioni di euro. E poiché le spese sostenute quest’anno dovranno essere presentate nella dichiarazione dei redditi del 2021, il timore è che ci si renda conto del cambiamento solo dopo aver sbagliato, e di conseguenza, vedersi negata la restituzione del 19% della somma spesa. I contribuenti, quindi, sono avvisati.

Il sistema di pagamento deve essere tracciabile

Per essere chiari, riporta Adnkronos, lo sconto spetta solo a chi paga con versamento bancario o postale, ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili. La norma contenuta nella manovra prevede infatti che ”ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19%” spetta ”a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento” elettronici.

Dalle rate del mutuo all’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico

Più in particolare, le spese che dovranno essere sostenute con queste modalità sono quelle avvenute per i mutui ipotecari per l’acquisto di immobili, quelle per l’istruzione, funebri o per l’assistenza personale. E ancora, le spese sostenute per le attività sportive per ragazzi, per intermediazione immobiliare, per canoni di locazione sostenuti da studenti universitari fuori sede, ed erogazioni liberali. Oppure, quelle relative a beni soggetti a regime vincolistico, le spese veterinarie, i premi per le assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, oppure per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

Unica eccezione, le spese per i medicinali, i dispositivi medici, e le prestazioni sanitarie

Unica eccezione sono ”le detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale”. Nella legge di bilancio non si precisa però quali saranno i documenti che dovranno essere presentati in occasione della dichiarazione dei redditi, visto che i dettagli tecnici dovranno essere definiti dall’Agenzia delle entrate.

Nuove generazioni in azienda: come gestire la convivenza con i Millennials?

Hanno tanti nomi – Millennial Generation, Generation Next, Net Generation – ma più banalmente sono i nati fra l’inizio degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta. Un vero e proprio “popolo” di giovani che oggi rappresenta circa due terzi della forza lavoro mondiale. Ovviamente il cambio generazionale – e spesso la convivenza – con persone di età diverse ha portato qualche scossone nelle aziende, anche nei reparti delle risorse umane. Il motivo è da attribuirsi in primo luogo al fatto che i Millennials, guardando alla propria carriera professionale, cercano qualcosa di diverso rispetto ai predecessori. Prima generazione sempre connessa e globale, quella dei Millennials è costituita soprattutto da lavoratori colti e curiosi, capaci di lavorare ovunque e a qualsiasi orario, a patto però di non sentirsi inseriti in strutture e in schemi troppo rigidi: la capacità di lavorare in ogni posto e in ogni momento, infatti, è una risposta al loro diffuso bisogno di flessibilità.

Flessibilità il primo desiderio

Non stupisce quindi che sia proprio la flessibilità, insieme alla connettività, uno dei desideri maggiori dei dipendenti della Generazione Y. A sottolinearlo è una ricerca di ADP e CorporateLeaders, la quale evidenzia come ci sia bisogno di un cambio di passo da parte dei responsabili HR, proprio per poter sfruttare al meglio le potenzialità dei Millennials. E questo è doppiamente importante ora che, con il definitivo tramontare del “lavoro a vita”, la permanenza dei talenti in azienda dipende dai benefici reciproci per entrambe le parti. Il problema però è che in media le aziende sopravvalutano la propria capacità di soddisfare i potenziali candidati e gli stessi dipendenti.

E questo accade fin dall’inizio, e quindi fin dal processo di selezione del personale: come rilevato dalla ricerca ADB, di fronte al 46% dei recruiter convinto che le prassi di reclutamento aziendali «funzionino bene», solo il 16% dei candidati la pensa allo stesso modo. Si tratta di un divario che indica una sotterranea insoddisfazione, e che continua anche negli step successivi del rapporto lavorativo, tanto che, secondo una ricerca Gallup, solo il 13% della forza lavoro globale dimostra un alto coinvolgimento nella propria attività. Ancora più grave è ciò che emerge dai dati Glassdoor: solo il 50% dei dipendenti è disposto a consigliare il proprio datore di lavoro agli amici.

Come attrarre i giovani talenti?

Le aziende e i rispettivi uffici HR devono quindi migliorare le proprie tecniche per attirare e per trattenere in azienda i talenti della Generazione Y. “Bisogna partire dal presupposto per cui i Millennials hanno esigenze differenti rispetto, per esempio, a quelle della Generazione X” spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati. “Lo stipendio, pur restando importante, passa in secondo piano: è forte il desiderio di crescere e di imparare, e anche la volontà di fare la differenza all’interno dell’azienda. Ecco quindi che le aziende devono investire in formazione, e dare fedback continui ai propri dipendenti. È inoltre necessario rendere il lavoro effettivamente flessibile, senza che il concetto di smart working resti solamente sulla carta: questi sono i primi fondamentali passi per riuscire ad attrarre Millennials talentuosi, e per trattenerli poi in azienda il più possibile”.

Donazioni su Facebook, raccolti 2 miliardi di dollari

In quattro anni le donazioni effettuate tramite Facebook sono arrivate a superare 2 miliardi di dollari, di cui la metà, 1 miliardo di dollari, proviene dalle raccolte fondi organizzate dagli utenti per il proprio compleanno. Facebook ha iniziato a offrire la possibilità di raccogliere donazioni nel 2015, con un’iniziativa ispirata alla celebre Ice Bucket Challenge, la campagna virale attivata sul web e sostenuta da alcune celebrità per aiutare attraverso le donazioni la ricerca sulla Sla (sclerosi laterale amiotrofica). L’Ice Bucket Challenge invitava le persone a filmarsi mentre si versavano in testa un secchio d’acqua gelata. E Facebook ha seguito l’esempio dell’iniziativa, mettendo a disposizione degli utenti la possibilità di raccogliere fondi per sostenere una causa o un’organizzazione.

Oltre 45 milioni di persone hanno donato o creato una raccolta fondi sul social network

A oggi, dalle grandi Ong ai singoli cittadini, oltre 45 milioni di persone hanno donato o creato una raccolta fondi su Facebook, una cifra più che raddoppiata negli ultimi 10 mesi, mostrando una crescente adozione degli strumenti di beneficenza forniti dalla piattaforma. Ad annunciare il traguardo è il social network, che sottolinea come 1 miliardo di dollari provenga soltanto dalle raccolte fondi attivate dagli utenti per il proprio compleanno.

Strumenti per la beneficenza online usati dalle Ong e dai singoli cittadini

In Italia, come nel resto del mondo, gli strumenti per la beneficenza sono usati da diverse organizzazioni no profit, tra cui l’Ail, l’associazione italiana contro la leucemia, e Dynamo Camp, che offre gratuitamente programmi di terapia ricreativa a bambini e ragazzi affetti da patologie gravi o croniche. Molte sono anche le raccolte dei singoli utenti, come quella di Paola per donare un defibrillatore alla città di Cefalù, o quella per comprare un impianto di videosorveglianza per Angelo e Andrea, una coppia vittima di aggressioni di matrice omofoba.

Le più gettonate le raccolte lanciate in occasione del compleanno

Ad andare per la maggiore, spiega la compagnia di Mark Zuckerberg, sono però le raccolte che gli utenti lanciano in occasione del proprio compleanno, invitando gli amici a donare per sostenere le cause in cui credono: dalla Ong che assiste i senzatetto al rifugio per animali. Elio, ad esempio, per il suo compleanno è riuscito a raccogliere 3.400 euro in favore di Green Cross Italia, mentre gli amici di Anna per i suoi 40 anni hanno donato 1.400 euro alla Epsylon Onlus, che opera a sostegno dell’infanzia disagiata, riporta Ansa.

Dallo scorso luglio però le raccolte fondi sono sbarcate anche sulle Storie di Instagram attraverso lo sticker “donazioni”, che consente di avviare campagne della durata di 24 ore.
  

I millennial italiani viaggiano all’estero, ma tagliano il budget

I millennial italiani viaggiano di più, e soprattutto oltreconfine, ma allo stesso tempo hanno ridotto la spesa per le vacanze. La tendenza quindi è quella di scegliere destinazioni europee per i proprio viaggi, poiché i millennial preferiscono dedicare più weekend a una trasferta anziché partire per un unico, e molto più costoso, viaggio a lungo raggio. Secondo Revolut, fintech europea, i viaggiatori italiani che appartengono alla fascia dei millennial tra gennaio 2018 e agosto 2019 hanno tagliato il proprio budget per le vacanze del 5% circa. Ma la percentuale di chi viaggia nello stesso periodo aumenta del 23%. 

Destinazioni europee le più gettonate

Revolut ha analizzato le abitudini di spesa e le destinazioni di viaggio dei millennial europei. E se i dati raccolti mostrano che i millennial italiani sentono la necessità di spostarsi e scoprire nuove mete devono però misurarsi con l’aumento del costo della vita. Per questo motivo le destinazioni più gettonate nel 2019 dai giovani italiani sono quasi tutte in Europa, come Regno Unito, Spagna, Francia, e Paesi Bassi, a eccezione degli Stati Uniti, una meta sempre al top per i viaggiatori italiani di tutte le età. Le destinazioni meno visitate dai millennial nostrani risultano invece Gibilterra, Nepal, Cuba, Uruguay ed Ecuador. Probabilmente a causa dei prezzi dei voli e delle molte ore necessarie per raggiungere tali mete.

Si riduce la spesa media giornaliera per le vacanze. Italiani al 3° posto tra chi spende meno

In media,la spesa media dei millennial italiani durante le vacanze 2019 è stata 40,30 euro al giorno, mentre nel 2018 era pari a 42,20 euro. Secondo Revolut il decremento della spesa è un trend riscontrato anche tra gli altri millennial europei, e riflette l’effetto dell’aumento dei prezzi, della stagnazione degli spendi e della “coda” della crisi economica del 2008. Pertanto gli italiani sono al terzo posto tra i millennial europei che spendono meno in viaggio. Spendono una cifra inferiore solo gli slovacchi (34,40 euro/giorno) e i lituani (35,80). I millennial europei che invece spendono di più sono i ciprioti (77,70), gli inglesi (68,40) e i norvegesi (60,30).

Maldive le più care, Polonia la meta più economica

Ma i dati Revolut rivelano anche i Paesi in cui i millennial italiani hanno speso di più in vacanza: primo fra tutti le Maldive, in cui la spesa media giornaliera è stata di 212,67 euro. In ogni caso, Maldive, Emirati Arabi Uniti e Bahamas sono state anche le destinazioni più costose per la maggior parte degli europei, che hanno speso centinaia di euro al giorno per poter godere di una vacanza esclusiva. Di contro, la destinazione dove i millennial italiani hanno speso di meno è la Polonia, con una spesa media di 25,25 euro al giorno. E tra i Paesi più economici in fatto di vacanze emergono anche l’Estonia e il Venezuela. Due mete in cui i millennial europei hanno speso meno denaro nel 2019. 

Eliminare le app superflue aiuta a sentirsi più efficienti

Qual è il rapporto degli italiani con le app, quante ne vengono realmente utilizzate e quali sono ritenute indispensabili? Dalla musica alla prenotazione di un ristorante fino al calcolo delle calorie, gran parte delle nostre azioni quotidiane si basa sull’utilizzo di app. In realtà, quelle che davvero vengono utilizzate con regolarità sono molto meno di quelle installate, infatti, escluse quelle per i social network, per il 53% degli italiani le app utilizzate quotidianamente si contano sulle dita di una mano. Dato che non sorprende se si considera che un quarto delle app presenti sul proprio smartphone sono state utilizzate solo una volta negli ultimi sei mesi. Inoltre, se il 66% degli italiani ha almeno 2 app che svolgono la stessa funzione l’eliminazione di quelle superflue fa sentire più organizzati ed efficienti.

Una vita basata sulle app

Lo rivela una ricerca commissionata da Trainline sulle abitudini degli italiani riguardo l’organizzazione del proprio smartphone. Ma nonostante il sovrappopolamento di app sui telefonini quando si tratta di stilare l’elenco delle app a cui proprio non si rinuncerebbero mai, gli italiani hanno le idee chiare. Al di fuori di app di messaggistica e social network, il 54% considera must-have le app di meteo (percentuale che per gli over 55 arriva addirittura al 67,4%), seguite da quelle per ascoltare musica (52,9%, e per i ragazzi dai 16 ai 24 anni 67,3%), e quelle di viaggio (38,1%, e più del 43% se si considera la fascia di età dai 35 ai 44 anni).

Due app con la stessa funzione

Anche la sovrapposizione di app diverse con scopi simili, se non addirittura uguali, risulta un trend rilevante. Il 66% degli italiani afferma infatti di avere sul proprio smartphone almeno 2 app che svolgono la stessa funzione.  “L’attaccamento che nutriamo per gli oggetti, da cui spesso non riusciamo a staccarci, pare diventare ancora più estremo nella nostra relazione con le app – commenta Sabrina Toscani -. Non importa se siano gratuite o non funzionali, se non le usiamo da mesi e non ci ricordiamo nemmeno esattamente a cosa dovrebbero servire: disinstallare un’app pare una missione impossibile”.

Parola d’ordine decluttering

Dall’inglese to declutter, ovvero mettere in ordine, fare spazio, il decluttering è più di un semplice riordino, si tratta infatti di una filosofia di vita orientata all’essenziale e finalizzata a portare benefici. Questa riorganizzazione ben si applica anche allo smartphone, tanto che più di 1 italiano su 2 (52,6%) ritiene che l’eliminazione di app superflue dal proprio telefono faccia sentire più organizzati. Anche l’aspetto emotivo risulta essere rilevante. Il decluttering del proprio smartphone sembrerebbe infatti portare calma e tranquillità per il 21% degli intervistati.

“Eliminare il superfluo, e quindi cancellare le app inutilizzate, dona una sensazione di leggerezza perché ciò che era pieno di improvviso si svuota – aggiunge Sabrina Toscani, Professional Organiser e fondatrice di Organizzare Italia Toscani – lasciando spazio al nuovo che altrimenti non troverebbe posto”.

Contro la jobless society servono formazione e New Deal

Stiamo andando verso una jobless society, una società senza lavoro. “Nella prospettiva delle società contemporanee c’è la possibilità che il lavoro diminuisca – afferma Enzo Mingione della Fondazione Feltrinelli -. C’è uno scenario in cui, soprattutto nei paesi più avanzati, il lavoro è meno sicuro e meno pagato”. Insomma, un lavoro “cattivo”, che vede crescere occupazioni temporanee, poco pagate, e part time involontari.

Di questo si è occupato il Jobless Society Forum, l’osservatorio sui cambiamenti del mondo del lavoro che ha concluso il suo ciclo di appuntamenti con l’evento Lo stato del lavoro alla Fondazione Feltrinelli di Milano. Un evento per ragionare sullo Stato, sulla politica e su come possano arginare questa trasformazione della società.

Le professioni saranno sostituite dai robot

Tra i cambiamenti nel mondo del lavoro degli ultimi anni, in un’era digitale e globale, c’è ad esempio l’automatizzazione. Secondo Robert Wade, professore alla London School of Economics and Political Science, “I robot e l’intelligenza artificiale stanno rimpiazzando molte mansioni, ma non ancora lavori veri e propri – spiega -. Credo però che man mano che i software miglioreranno, acquisiranno sempre più in fretta la capacità di sostituirsi al pensiero e al giudizio dell’uomo. In un prossimo futuro si sostituiranno quindi anche le professioni: non solo, come sta succedendo già a lavoratori industriali e agli operai, ad esempio, ma anche a impiegati, avvocati, commercialisti, servizio clienti o radiologi”.

Formazione e reddito minimo garantito

Si deve puntare quindi sulla formazione e sulle politiche del lavoro. “Le persone che lo hanno perso dovrebbero poter accedere facilmente alla formazione, a corsi pubblici di istruzione, essere in grado di acquisire nuove competenze per trovare un nuovo lavoro”, aggiunge Wade. La formazione è fondamentale poi, se accompagnata da un reddito minimo garantito, come accade in Danimarca con il sistema di Flexicurity, “che consente alle persone di vivere in modo decente: è una combinazione fondamentale per una società più civile”.

“Recuperare uno spirito progettuale condiviso dalle istituzioni e degli enti locali”

Anche secondo l’economista Laura Pennacchi, il “dramma” del lavoro di oggi oltre ai bassi salari o agli orari, è anche il fatto che “l’innovazione tecnologica non viene diretta da un operatore pubblico illuminato, ma va verso la sostituzione al lavoro. Questo creerà sempre meno lavoro stabile”. Il capitalismo e l’innovazione tecnologica se lasciate a se stesse vanno verso una jobless society, “ma non possiamo rassegnarci a questo”, sottolinea Pennacchi. L’economista inoltre è critica nei confronti delle politiche di assistenzialismo come il reddito di cittadinanza, “misure che richiedono molte risorse e hanno risultati poco soddisfacenti- puntualizza ancora Pennacchi -. Si dovrebbe invece recuperare uno spirito progettuale condiviso dalle istituzioni e degli enti locali come furono le brigate del Lavoro e del New Deal di Roosevelt”.

 

Dalle Università di Padova e Harvard arrivano i pantaloni anti-cadute per gli anziani

L’instabilità rappresenta la prima causa di cadute fra gli anziani, con il relativo rischio di fratture e aumento della disabilità, nonché dei costi sanitari e sociali correlati. L’invecchiamento fisiologico modifica infatti il controllo muscolare e la percezione del corpo nello spazio, condizionando la postura e la stabilità durante la marcia. Ma in aiuto arrivano i pantaloni anti-cadute, che tengono in piedi gli anziani e li aiutano a muoversi mantenendo l’equilibrio. Si tratta di una sorta di esoscheletro morbido, con l’integrazione di biosegnali muscolari e cerebrali che riducono l’instabilità della marcia.

Prima fase del progetto: mappare il controllo del cammino

I pantaloni anti-cadute sono al centro del progetto di prevenzione delle cadute nella popolazione anziana, condotto dall’università di Padova in collaborazione con la Harvard Medical School. Il progetto, finanziato dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, si articola in due fasi sequenziali. Nel corso della prima fase, nel Laboratorio di Analisi del movimento, Unità di Riabilitazione, verranno acquisite “la cinematica articolare, e cioè le modalità del cammino di ciascun individuo, associate all’attività cerebrale e muscolare, in soggetti anziani sani  – spiega Alessandra Del Felice del Dipartimento di Neuroscienze UniPd -. Potremo così mappare il controllo del cammino e utilizzare queste informazioni per controllare un dispositivo innovativo per la prevenzione delle cadute nell’anziano”.

Piccoli motori meccanici integrati nell’esoscheletro supportano il movimento

Il programma di ricerca vede appunto la collaborazione dei due gruppi, l’Harvard University, ideatore dell’attuale prototipo), e l’università degli Studi di Padova, dove è forte il know-how nel campo dell’analisi dei segnali cerebrali, dell’analisi del movimento e dei software intelligenti per la robotica.

Il dispositivo, riporta Adnkronos, è stato infatti prodotto dal Laboratorio di Harvard. Si tratta appunto di un esoscheletro morbido che si configura come un capo di abbigliamento, nella fattispecie pantaloni, nei quali sono integrati piccoli motori meccanici che possono supportare il movimento. Nella seconda parte del progetto i segnali cerebrali e muscolari saranno integrati all’interno dell’esoscheletro morbido, che individuando segni di instabilità invieranno un segnale a questi attuatori per prevenire la caduta.

Un robot morbido indossabile (e commercializzabile) per l’arto inferiore

La prevenzione delle cadute è uno degli obiettivi delle politiche sociosanitarie per la promozione dell’invecchiamento attivo, ricordano dall’ateneo padovano. Il progetto si propone quindi di rispondere a questa necessità, sviluppando un controllore neuromuscolare integrato in un robot morbido indossabile (exosuit) per l’arto inferiore.

“La collaborazione tra Padova e Stati Uniti – sottolinea la docente – porterà allo sviluppo e alla potenziale commercializzazione di una strumentazione con un ampio mercato, rinforzando la collaborazione stessa tra queste due università”.

I benefici di uno stile slow iniziano dalla colazione

Ritmi di vita troppo veloci, impegni lavorativi, routine quotidiana, obblighi familiari, iperconnessione provocano ansia, senso d’inadeguatezza, e depressione. Quasi la metà degli italiani vuole rimediare, magari iniziando a cambiare la scala di priorità ai diversi momenti della giornata.

Ma a quale momento della giornata è opportuno dedicare maggior tempo? Secondo gli italiani per tornare a vivere in maniera più slow sul podio delle priorità ci sono la colazione, il tempo con i figli, la spesa e la cura della persona. E in occasione della Giornata della Lentezza, il 6 maggio, Isola Bio Lab, l’osservatorio che analizza i trend legati al mondo della colazione, ha condotto uno studio sui benefici di uno stile di vita più slow. Che iniziano proprio da una colazione lenta e corretta.

Per 4 italiani su 10 la mattina è sacra 

Ma perché è proprio la colazione il momento che si vorrebbe vivere con meno frenesia? Secondo lo studio per 4 italiani su 10 la mattina è sacra perché è il momento d’inizio della giornata. Altri vorrebbero dedicare più tempo alla colazione per gustare meglio ciò che si mangia, e per avere maggior tempo per ricaricarsi e pensare. E cosa preferiscono consumare a colazione gli italiani che decidono di vivere in maniera più slow? Al primo posto il caffè, seguito da cereali, succhi e bevande vegetali, biscotti  e fette biscottate.

La colazione secondo gli esperti

Del resto, l’importanza di dedicare il giusto tempo a una sana e ricca colazione è sottolineata anche da ricercatori, nutrizionisti ed esperti. “La colazione è da considerarsi un pasto fondamentale per ricominciare la giornata pieni di energia – afferma la dottoressa Annalisa Olivotti, specialista biologo nutrizionista presso l’Università di Firenze -. È importante che ci siano tutti i principi nutrizionali: carboidrati, proteine, lipidi. La colazione ideale è composta da una bevanda calda come tè, tisane, latte vegetale abbinato a qualcosa di solido come pane, fette biscottate multicereali, marmellata, biscotti integrali”.

“Avere il tempo di fare le cose per bene”

Diversi studi e ricerche dimostrano come si abbia sempre più bisogno di decelerare, e vivere gli impegni quotidiani con meno frenesia. Da una recente indagine pubblicata sul New York Times risulta poi che basta già solo rallentare e modulare il proprio respiro per sentirsi meglio, mentre Chris Streeter, professore di neurologia alla Boston University, ha scoperto che bastano pochi minuti di meditazione per diminuire significativamente i sintomi depressivi e aumentare i livelli di acido-aminobutirrico, un ormone con effetto calmante.

Ma uno stile di vita più slow, riporta Ansa, è promosso anche da intellettuali, sociologi e scrittori. Come il cileno Luis Sepúlveda, il quale in uno dei suoi ultimi libri, dal titolo Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, dichiara espressamente che è fondamentale cercare il “tempo di fare le cose per bene”, senza farci stritolare dalla velocità tipica della società dell’informazione.

Quasi 39 mila inserimenti previsti a Milano, Monza Brianza e Lodi

Sono 38.920 gli inserimenti nel modo del lavoro nel mese di marzo indicati dalle imprese per i territori di Milano, Monza Brianza e Lodi. E in un caso su tre si tratta di contratti stabili, di apprendistato o a tempo indeterminato. Le imprese che indicano assunzioni sono il 17% del totale dei tre territori, mentre in Lombardia la quota sale a 78.900, e a livello nazionale la stima è di circa 380 mila. È quanto emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati dell’indagine svolta da Unioncamere-ANPAL sui programmi occupazionali delle imprese per il mese di marzo 2019.

A Milano profili più ricercati nei servizi di pulizia e alla persona

A Milano su quasi 33 mila rapporti di lavoro il 33% è con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 67% dei casi si tratta di contratti a termine. Nel 27% dei casi i programmi occupazionali riguardano giovani con meno di 30 anni. L’80% degli inserimenti programmati si concentra nel settore dei servizi, e il 31%, contro la media italiana che si attesta al 18%, si tratta di profili ad alta qualifica (dirigenti, specialisti e tecnici). I profili più ricercati sono il personale nei servizi di pulizia e alla persona (4.600), nel commercio (4.460), e nel settore turistico (3.610). Le professionalità di più difficile reperimento invece sono i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, i dirigenti e direttori, gli operari specializzati.

A Monza Brianza 29% delle offerte per giovani con meno di 30 anni

Sono 4.900 gli inserimenti previsti a Monza Brianza, nel 31% dei casi con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, e a termine per il 69% delle richieste. Tira soprattutto il settore dei servizi, con il 68% delle richieste, e il 29% riguarda giovani con meno di 30 anni. Si cercano laureati nel 14% dei casi, diplomati di scuola media superiore nel 39%, di scuola professionale nel 27% e di scuola dell’obbligo nel 19%. Il commercio è il settore che prevede più offerte, seguito dai servizi alle imprese e alla persona, servizi turistici, da trasporto e logistica. In 34 casi su cento le imprese dichiarano di avere difficoltà a trovare i profili desiderati.

A Lodi nel 32% dei casi le imprese hanno difficoltà a trovare il profilo adatto

Le imprese lodigiane prevedono 1.080  inserimenti, con contratti stabili nel 30% dei casi e nel 70% con contratti a termine. Il 60% delle offerte riguarda il settore dei servizi e il 14% profili high skill (dirigenti, specialisti, tecnici). I giovani sotto i 30 anni sono privilegiati nel 30% delle offerte, mentre il 9% è destinato a laureati. Nel 32% dei casi le imprese ritengono di avere difficoltà nel trovare il profilo adatto, e le professioni più difficili da reperire sono i tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale, e gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche.