Si apre l’era del 5G. Ed è subito bando

Inizia una nuova era, quella del 5G. Una nuova tappa del percorso che porterà l’Italia a dotarsi di una tecnologia innovativa, che non è semplicemente un’evoluzione del 4G, ma una piattaforma che “apre nuove opportunità di sviluppo per il nostro sistema economico”, afferma Luigi di Maio, ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali. Secondo il ministro si tratta di di una tecnologia che rappresenta un punto di rottura con il passato. Le reti 5G dovranno infatti soddisfare anche le esigenze di nuovi utilizzi, come l’Internet of things e i servizi di trasmissione vitali, in caso, ad esempio, di disastri naturali.

Una connessione sempre più veloce e alla portata di tutti

Le differenze tra 4G e 5G vanno al di là della maggiore velocità. Si traducono “in un più elevato numero di dispositivi connessi simultaneamente, in una più elevata efficienza spettrale di sistema, un più basso consumo delle batterie e una migliore copertura”, spiega Di Maio. Oltre a latenze inferiori, costi più bassi per l’installazione delle infrastrutture, più elevata affidabilità delle comunicazioni.
”La connessione sarà sempre più veloce e alla portata di tutti – continua Di Maio – coerentemente con gli obiettivi della Next Generation Mobile Networks Alliance, l’associazione di operatori, venditori, produttori e istituti di ricerca operanti nel settore della telefonia mobile”.

È stato approvato il bando di gara, e il relativo disciplinare

Il bando per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze da destinare a servizi di comunicazione elettronica “nelle bande 694-790 MHz, 3600-3800 MHz e 26.5-27.5 GHz prende l’avvio delle disposizioni della legge di bilancio 2018, che prevedeva importanti misure economiche per favorire la transizione alla nuova tecnologia 5G”, spiega Di Maio.

Le caratteristiche della nuova nuova tecnologia, riporta Adnkronos, consentiranno la digitalizzazione di ampi settori economici, dai trasporti  all’agricoltura, la cultura, la scuola, la sanità, il turismo, l’ambiente, garantendo ampi margini di crescita per il Paese.

“Internet è un bene di prima necessità come l’acqua e l’energia elettrica”

“Voglio rimarcare come la connessione a Internet sia espressione di democrazia e debba essere considerata un diritto primario di ogni cittadino – afferma ancora Di Maio -. Tutti i consumatori avranno diritto alla fruizione dei servizi di fonia e internet a un prezzo accessibile, come stabilito dagli artt. 79 e 80 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche approvato dal Parlamento Europeo”.

Se c’è libertà degli Stati di “prevedere fondi interamente nazionali o privati per sostenere la misura – secondo Di Maio – c’è inoltre libertà degli Stati di prevedere che le fasce deboli abbiano pacchetti agevolati in modo tale che non siano socialmente escluse”. Perché Internet deve essere considerato “un bene di prima necessità – puntualizza il Ministro – alla stregua dell’acqua e dell’energia elettrica”.

Fatturazione elettronica obbligatoria: per chi e come fare

Dal prossimo anno la fattura dovrà essere elettronica, e non solo per i fornitori di enti pubblici. Dal 1° gennaio 2019 anche le imprese e i professionisti dovranno fatturare solo in maniera elettronica: pena la nullità del documento. Tutte le fatture non elettroniche saranno infatti giudicate nulle. È quindi necessario conoscere tutti i passaggi per emettere una corretta fattura elettronica, così da non commettere errori una volta che questa diventerà obbligatoria per tutti, o quasi.

Anche se esistono molti software a pagamento che permettono di compilare inviare la fattura elettronica, il tutto può essere eseguito tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Come fatturare elettronicamente tramite l’Agenzia delle Entrate

Dopo essersi registrati sul sito web dell’Agenzia delle Entrate indicando i dati richiesti, ovvero codice fiscale, dichiarazione dei redditi e reddito complessivo, viene assegnato un pin per poter accedere successivamente a tutti i servizi dell’erario online. Quindi, una volta ottenuto il pin, basta accedere alla sezione Fatture e corrispettivi, da cui è possibile compilare e inviare tutte le fatture elettroniche di cui si ha bisogno. Il sito mette a disposizione dell’utente una scelta tra diverse tipologie di fatture: ordinaria, semplificata, o fattura della Pubblica Amministrazione, riferisce Adnkronos.

Compilare la fattura e correggere eventuali errori

Esattamente come per quella in formato cartaceo anche nella fattura elettronica bisognerà indicare i dati personali dell’emittente e quelli del cliente, così come tutti i dati rilevanti ai fini della validità della fattura, quali, ad esempio, la data di emissione, l’oggetto del pagamento e l’aliquota Iva applicata. Una volta compilata in tutte le sue voci è possibile consultare la propria fattura nella sezione Riepilogo, dove è possibile rivedere il documento.  Eventualmente, se ci si accorge di avere commesso un errore, è possibile correggere prima di inviare.

Inviare la fattura online

A questo punto si deve selezionare la voce Conferma per salvare il file (in formato xml) della fattura elettronica sul PC. Nel frattempo la fattura deve aver superato tutti i controlli del Sistema Ricevente, quindi è necessario sottoscriverla con la firma digitale. Solamente ponendo la firma digitale, infatti, la fattura elettronica sarà pronta per essere inviata. Per poter inviare, anche in questo caso, è possibile utilizzare lo stesso servizio dell’Agenzia delle Entrate. Come? Semplicemente cliccando sull’opzione Trasmissione e allegando il file della fattura che si intende inviare. Dopo aver caricato il file l’operazione si conclude cliccando su Invia. A questo punto il sistema invierà la conferma dell’avvenuta trasmissione.

Come l’innovazione tecnologica cambierà il mondo

L’innovazione tecnologica è una forza dirompente, e i cambiamenti dovuti all’impatto delle nuove tecnologie sui settori industriali hanno sempre dominato l’immaginazione dei futurologi. Ogni anno il team Visionary Innovation di Frost & Sullivan, composto da futurologi, consulenti e analisti, esamina l’orizzonte di questi cambiamenti a breve termine, e osserva i vari settori per identificarne le aree di metamorfosi.

Lo studio The Top Trends for 2018: The Power of Technology and Technology Companies analizza proprio le forze che avranno il maggiore impatto nell’anno corrente, e ne esamina i trend, includendo aree geografiche, industrie e applicazioni.

I 5 trend del cambiamento

Secondo lo studio, i principali trend che trasformeranno le industrie sono 5. Il 1° è il braccio di ferro per l’innovazione. Secondo gli esperti assisteremo a un incremento del contrasto tra le aziende tecnologiche, le organizzazioni e i governi che le regolano: un braccio di ferro al fine di raggiungere un equilibrio tra la tutela dei consumatori e la ricerca di innovazione, riporta Askanews. Il 2° riguarda la corsa agli armamenti quantistici. Il quantum computing si sta evolvendo rapidamente, e sembra vicino a raggiungere la supremazia quantistica, ovvero la capacità di superare le prestazioni dei supercomputer tradizionali. Le aree chiave di interesse saranno codifica, intelligenza artificiale, materiali e generazione di qubit.

Il trasporto prende il volo e la scienza comportamentale entra in azienda

Il 3° trend riguarda il trasporto personale, che diventerà volante. E sta compiendo notevoli progressi al perfezionamento dei test, anche grazie ai nuovi concorrenti che fanno il loro ingresso nel mercato. (4°) I progressi della scienza comportamentale aziendale invece passeranno alla fase di fast follower in qualità di funzione emergente nell’impresa. Aziende esperte adotteranno i principi delle scienze economiche e sociali per incrementare la produttività dei lavoratori, e spingere i consumatori verso risultati allettanti.

Inoltre, si assisterà al distacco dai modelli costituiti solo da piattaforme. (5°) Uber e Airbnb hanno evidenziato un interesse che va oltre i modelli costituiti solo da piattaforme, spingendosi fino all’acquisizione e alla partnership con fornitori di beni.

“I 60% delle aziende non arriverà a compiere 10 anni”

“Nel 2018, le conversazioni d’affari saranno dominate da diversi argomenti chiave: la fantascienza che diventa realtà, lo scontro tra tecnologia e governi, le crescenti preoccupazioni dei consumatori nei confronti della tecnologia, e infine la tecnologia finanziata dallo Stato – afferma Lauren Taylor, Principal Analyst del gruppo Visionary Innovation di Frost & Sullivan -. Il 60%o delle aziende non arriverà a compiere 10 anni. Mentre le piattaforme, i modelli di business e le tecnologie collidono creando diverse sfumature e la categorizzazione diventa difficile, questi insight possono rappresentare uno strumento di riferimento essenziale per escogitare strategie a breve termine, e definire obiettivi di implementazione a lungo termine”.

L’occupazione in Italia torna a crescere: valori massimi dal 2008

Finalmente una buona notizia che coinvolge il mondo del lavoro, uno dei punti critici della ripresa economica italiana. A marzo 2018, afferma l’Istat attraverso i suoi dati provvisori, l’occupazione è tornata ai massimi dal 2008. La stima degli occupati continua a crescere (+0,3% rispetto a febbraio, pari a +62mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,3% (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente). Come riporta Adnkronos, la crescita congiunturale dell’occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. L’aumento maggiore si stima per i giovani 25-34enni (+0,9 punti percentuali).

Bene per gli uomini, meno per le signore

Non manca per una nota negativa. La crescita, dice l’istituto di statistica, è dovuta interamente alla componente maschile mentre per le donne, dopo l’aumento dei mesi precedenti, si registra un calo. Nell’ultimo mese si stima una ripresa degli indipendenti, che recuperano in parte la diminuzione osservata nei primi due mesi dell’anno e, in misura più lieve, dei dipendenti a termine, mentre restano sostanzialmente stabili i permanenti.

Crescono i contratti a termine

Su base annua continua l’aumento degli occupati (+0,8%, +190 mila). La crescita interessa uomini e donne e riguarda esclusivamente i lavoratori a termine (+323 mila), mentre calano i permanenti (-51 mila) e gli indipendenti (-81 mila).

Ultracinquantenni, il mercato del lavoro li premia

Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+391 mila) e, in misura minore, i 15-34enni (+46 mila) mentre calano i 35-49enni (-246 mila). Nell’arco di un anno diminuiscono sia i disoccupati (-4,0%, -118 mila) sia gli inattivi (-1,1%, -150 mila).

Per quanto riguarda i dati rilevati a marzo, l’Istat commenta che “si conferma la ripresa dell’occupazione nell’anno in corso, dopo la battuta d’arresto osservata a fine 2017. Un aspetto di rilievo nell’ultimo mese è la crescita dell’occupazione giovanile (+68 mila occupati 15-34enni). La crescita tendenziale si distribuisce per genere e si concentra nei giovanissimi (15-24enni) e soprattutto negli over 50, per effetto sia dell’aumento dell’età pensionabile sia dei fattori demografici. Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è scesa sui livelli della seconda metà del 2012, ancora 5 punti percentuali sopra al livello pre-crisi. Sensibile il calo dell’inattività, sia maschile sia femminile, che tocca negli ultimi mesi i livelli minimi”.

I dati dei primi tre mesi dell’anno

Nel primo trimestre 2018 crescono soprattutto i dipendenti a termine (+66 mila), mentre diminuiscono lievemente i permanenti (-8 mila) e in misura più consistente gli indipendenti (-37 mila). Alla crescita degli occupati nel trimestre si accompagna un lieve aumento dei disoccupati (+0,1%) e un calo degli inattivi (-0,3%, -34 mila).

Privacy: aziende in corsa per adeguarsi al nuovo Regolamento europeo

Le aziende italiane sono in corsa per adeguarsi al nuovo Gdpr (General Data Protection Regulation), il Regolamento Privacy europeo, la cui entrata in vigore si avvicina. Quasi il 75% delle organizzazioni sembra infatti aver creato una procedura per notificare le violazioni di dati, ma solo il 49% ha aumentato gli investimenti in IT Security. E le difficoltà ad adeguarsi non mancano.

 

A che punto sono le aziende italiane?

A rilevarlo è Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia, azienda che ha verificato a che punto sono le aziende italiane, e quali le difficoltà incontrate per riuscire a essere compliance al nuovo regolamento europeo. “Le aziende lamentano infatti la presenza di troppi sistemi IT legacy (30%), la mancanza di una data security efficiente (29%) e l’assenza di processi formali che rendano possibile identificare chiaramente a chi appartengono e dove sono custoditi i dati (28%)”, sottolinea il manager.

Molte aziende non sono preparate a gestire la notifica di avvenuta violazione entro 72 ore…

La ricerca mostra poi come molte aziende non siano preparate a gestire la notifica di avvenuta violazione entro 72 ore. “Il 20% ha infatti affermato di avere processi formali per notificare la violazione, ma solo alle autorità competenti – aggiunge Nencini -. E l’Articolo 34 del Gdpr afferma che anche gli individui devono essere avvisati, poiché una violazione di dati mette a rischio i loro diritti e la loro libertà”, riferisce Askanews.

… una su cinque non è a conoscenza dei processi per gestire il diritto all’oblio

Dubbi anche sul diritto all’oblio, definita “una parte chiave” del Gdpr. “Nonostante l’87% dichiari di avere un processo per supportare i clienti nel caso i dati siano gestiti dall’azienda – evidenzia Nencini – ci sono dei limiti quando vengono coinvolti i fornitori. Una azienda su cinque, infatti, non ha o non è a conoscenza dei processi per gestire in maniera corretta il diritto all’oblio, nel caso di dati gestiti da agenzie (21%), cloud provider (32%) e partner (19%)”.

… e solo il 34% ha implementato soluzioni avanzate per identificare le intrusioni

Le minacce informatiche sono sempre più complesse, e il Gdpr complica ulteriormente la vita delle aziende, che ora rischiano multe ingenti. Per questo, “è necessaria una tecnologia che protegga i dati su più livelli – sottolinea il manager -. Il Gdpr afferma che le aziende devono implementare le tecnologie di ultima generazione in relazione al rischio che si corre. Ma nonostante questo, solo il 34% delle aziende ha implementato soluzioni avanzate per identificare le intrusioni, solo il 33% ha investito nella prevenzione delle perdite di dati e solo il 31% ha adottato tecnologie di crittografia”.

Apple, in arrivo un iPhone gigante?

Fervono in lavori in casa Apple. Anche se i rumors non sono confermati dal colosso di Cupertino, l’agenzia di stampa americana Bloomberg –  citando fonti a conoscenza dei prodotti – annuncia che l’azienda starebbe lavorando a nuovi modelli di iPhone.

Entro il 2018 in arrivo tre nuovi modelli

Sempre secondo le anticipazioni in arrivo dagli Usa, Apple vorrebbe lanciare tre nuovi modelli di iPhone entro il prossimo autunno, e comunque entro la fine del 2018. Tra le novità annunciate, spicca un iPhone dalle dimensioni “giganti”, il più grande mai creato dall’azienda. Oltre a questo, il brand con la Mela dovrebbe presentare anche un modello della stessa taglia dell’iPhone X, in versione aggiornata, e un melafonino meno costoso.

I perché della triplice mossa 

Come riportano i rumors, l’azienda di Cupertino starebbe pensando a questi nuovi modelli per allargare il proprio bacino, già grandissimo, di estimatori. Infatti con il lancio dei nuovi melafonino Apple vorrebbe attrarre quei consumatori che chiedono una versione più conveniente dell’iPhone X e che, allo stesso tempo, guardano con interesse agli smartphone ‘giganti’, ovvero ai phablets. In sintesi, Apple sarebbe al lavoro per contrastare la concorrenza di competitors sempre più agguerriti anche in questo mercato.

Le anticipazioni sui nuovi melafonini

L’iPhone più grande avrebbe uno schermo vicino ai 6,5 pollici, a fronte dei 5,8 dell’attuale iPhone X, e si rivolgerebbe agli utenti business che usano il dispositivo per lavoro. La versione più economica, invece, andrebbe incontro ai desideri di chi sogna il nuovo smartphone della Mela ma senza spendere gli oltre mille euro del listino attuale. Tutti e tre i dispositivi avrebbero il display con cornici sottilissime e il sistema di riconoscimento del volto (il Face ID), riporta l’agenzia di stampa Ansa.

Un tris per dare rilancio alle vendite?

Nelle intenzioni di Apple, riferisce ancora Bloomberg, i tre iPhone servirebbero a spingere le vendite dopo i risultati sotto le attese di iPhone X. Nel trimestre ottobre-dicembre Apple ha commercializzato 77,3 milioni di iPhone a fronte degli 80,2 milioni attesi dagli analisti. Dopo i gossip, non resta che aspettare le uscite ufficiali dei nuovi iPhone per vedere cosa realmente arriverà sui banchi degli store. Dove, immancabilmente, ci sarà la coda fuori in concomitanza con il lancio e l’apertura delle vendite.

Facebook, metti la foto di un altro nel profilo? E’ un reato

I social non sono uno scherzo, nè tanto meno solo un passatempo. E via via le regole da rispettare nell’affollato mondo virtuale diventano sempre più rigide, esattamente come accade nel mondo reale. Così come normalmente non è possibile appropriarsi dell’identità di un’altra persona, lo stesso vale anche su Facebook. A partire dall’immagine: chi utilizza la foto di un altro individuo come immagine del proprio profilo su Facebook commette reato di sostituzione di persona. Un reato che può costare davvero molto caro.

La sentenza della Corte di Cassazione italiana

Le legge italiana si è espressa recentemente in merito a questi comportamenti e d’ora in poi l’ultima sentenza farà giurisprudenza. Ecco cosa ha deciso la Corte di Cassazione – V sezione penale – nella sentenza n. 4413/2018: dopo l’iter processuale, la Cassazione ha confermato a una ragazza di 29 anni di Pordenone la pena concordata di 15 giorni di reclusione – convertita in una multa da 3.750 euro (da corrispondere in 30 rate mensili di pari importo) – per il reato contestatole ai sensi dell’articolo 494 del Codice Penale, “per avere utilizzato, per il proprio profilo Facebook, la foto di un’altra persona” si legge nella sentenza.

Rigettato il ricorso

Come viene riportato nella nota pubblicata dall’agenzia Ansa,  il ricorso della donna (che, attraverso il suo avvocato, chiedeva “la nullità dell’accordo stipulato fra il pubblico ministero e l’imputata in quanto erroneamente il giudice non aveva consentito di revocarlo a seguito della possibilità sopravvenuta, ad esito della pronuncia della Corte Costituzionale n. 201/2016 di richiedere, con l’atto di opposizione al decreto penale, la sospensione del procedimento per la messa alla prova”) è stato considerato infondato e rigettato dalla V sezione penale della Suprema Corte. Utilizzare la foto di un’altra persona per il proprio profilo Facebook è reato.

Cosa dice l’articolo 494 del Codice Penale

Tutti gli utilizzatori di social media che prevedono una foto profilo dovrebbero conoscere il testo dell’articolo 494 del Codice Penale, così da non incappare in guai. L’articolo recita: “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno”.

 

Imprese lombarde, per il 2018 ottime le attese per l’export

In Lombardia,nel corso del 2017, si sono registrati ben 330 milioni di euro legati alle attività di export. Un dato che, tradotto in percentuale, significa il +7% rispetto all’anno precedente. E le prospettive sono ancora migliori: in base all’indagine condotta da Promos – Camera di commercio sugli imprenditori lombardi che esportano, il 2018 sarà un anno più positivo rispetto al 2017. Europa e Medio Oriente si confermano i mercati più interessanti mentre per oltre la metà delle imprese la distribuzione diretta rimane il canale distributivo più utilizzato.

Positive le aspettative verso i mercati esteri per il 2018

Oltre la metà delle imprese attive sui mercati internazionali è pronta ad aumentare il proprio business internazionale, secondo un’indagine di Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi per l’internazionalizzazione, sulle imprese già presenti all’estero. La maggior parte (41,6%) ha già rapporti commerciali in più di dieci Paesi esteri e nel corso del 2018 il 29,7% vorrebbe ulteriormente espandere il proprio business in Europa, mentre il 21,8% in Medio Oriente e il 14,4% in Cina. Il 52% degli operatori che hanno risposto all’indagine ritiene che il 2018 sarà un anno più positivo del 2017 per il proprio business internazionale, per il 27,7% sarà costante mentre solo il 10,4% prevede un peggioramento della situazione.

“Per il 2018 gli imprenditori lombardi prevedono scenari migliori per la crescita e lo sviluppo internazionale della propria azienda rispetto a quest’anno – dichiaraCarlo Edoardo Valli, Presidente di Promos, Azienda Speciale per le Attività Internazionale della Camera di commercio di Milano, MonzaBrianza e Lodi . I Paesi europei restano mercati di riferimento per il business delle imprese lombarde, ma si consolidano aree geografiche come Medio Oriente, Cina, Stati Uniti e Russia. Permangono difficoltà relative agli elevati costi d’accesso al mercato, alle dinamiche burocratiche e alle dimensioni aziendali ma questi ostacoli non rappresentano scogli insormontabili per aziende che continuano ad essere protagoniste a livello internazionale grazie alla qualità dei loro prodotti, tratto distintivo dell’eccellenza imprenditoriale lombarda”.

Aspetti in rosa e criticità

Le interviste agli operatori lombardi mettono in luce diversi aspetti positivi e alcune criticità. Per circa il 37% degli imprenditori coinvolti nella rilevazione infatti, il business internazionale pesa per oltre il 50% del fatturato. Tra le problematiche più diffuse, però, spiccano i costi di accesso al mercato (28,7%), la burocrazia (27,2%) seguiti dalla dimensione aziendale (25,7%) e dalla scarsa conoscenza dei mercati (23,8%). Il 55% sostiene che la ricerca di controparti estere è ancora la soluzione migliore per sviluppare processi di internazionalizzazione, seguita da incontri b2b con controparti estere (48,5%) e partecipazione a fiere internazionali (47%). La distribuzione diretta rimane il canale distributivo più utilizzato (57,4%), seguito dalla distribuzione indiretta, attraverso distributori, buyer e importatori (43,6%). Risultato più staccati l’e-commerce (17,8%) e i marketplace, utilizzati solo dal 4% delle imprese coinvolte.

Il valore dell’export in Regione: 89 miliardi di euro

Nei primi nove mesi del 2017 il valore dell’export lombardo ha toccato quota 89 miliardi di euro, pari a 330 milioni di export al giorno, +7,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Circa un quarto di tutte le esportazioni italiane nella prima parte dell’anno sono partite dalla Lombardia. Milano con oltre 30 miliardi, Brescia e Bergamo con oltre 11, Monza e Brianza e Varese con oltre 7 miliardi sono i territori che esportano di più.

Facebook, l’intelligenza artificiale “cancella” il 99% dei post Isis

Buone notizie nella lotta al terrorismo, anche per quanto riguarda la capacità dei social network di individuare i contenuti potenzialmente pericolosi. L’ultimo annuncio di una “vittoria” contro il terrorismo arriva da Facebook, che ha annunciato che la propria tecnologia sta dando i primi, importanti frutti nella battaglia contro il terrore online. E la chiave di volta è l’Intelligenza Artificiale. Il social network di Mark Zuckerberg ha infatti annunciato che grazie a tecnologie di apprendimento e riconoscimento automatico è in grado di rimuovere il 99% dei contenuti relativi a Isis e Al Qaeda sulla sua piattaforma prima che qualcuno li segnali e, in alcuni casi, ancora prima che siano pubblicati sul web.

L’algoritmo è capace di imparare (e ricordare)

Ma c’è di più: una volta che il sistema ha riconosciuto e identificato un contenuto a carattere terroristico, è in grado di rimuovere definitivamente l’83% delle copie caricate entro l’ora successiva. Naturalmente, rimane sempre presente ed essenziale il controllo umano, precisa Facebook: però questi nuovi traguardi sono stati raggiunti sfruttando soprattutto sistemi automatizzati che riconoscono foto e video e tecniche di apprendimento automatico sui testi.

Un pool di colossi del web per collaborare

Facebook ha anche coinvolto in questa lotta al terrorismo anche altri giganti della rete, come Microsoft, Twitter e YouTube, così da creare un Global Internet Forum per contrastare i fenomeni pericolosi. Ancora, negli ultimi mesi sono state siglate diverse partnership con primarie realtà, quali Flashpoint, Middle East Media Research Institute, il SITE Intelligence Group e l’Università dell’Alabama presso il Computer Forensics Research Lab di Birmingham.

Attualmente, spiegano in una dichiarazione ufficiale i responsabili Monika Bickert (Global Policy Management) e Brian Fishman (Counterterrorism Policy), l’uso di intelligenza artificiale è mirata a contenuti legati a Isis e Al Qaeda, “i gruppi terroristici che rappresentano la maggior minaccia nel mondo”. Nel prossimo futuro tuttavia c’è l’intenzione di indirizzare questi sistemi anche su contenuti legati ad altre organizzazioni.

L’intelligenza artificiale da sola non basta

La sola tecnologia, però, non può bastare da sola per vincere la lotta la terrorismo. Bickert e Brian Fishman hanno dichiarato: “Spesso ci chiedono su Facebook perché, con i nostri immensi database e i nostri sistemi avanzati, non possiamo semplicemente bloccare attività pericolose usando la sola tecnologia. La verità è che non abbiamo bisogno solo della tecnologia, ma anche delle persone per fare questo lavoro. E per essere veramente efficaci nel fermare la diffusione di contenuti terroristici all’interno di Internet, dobbiamo unire le forze con tutti i protagonisti della rete”.

Quanto vale l’App Economy?

App Economy, cosa è? La risposta sta tutta nelle cifre: si tratta di un mercato che oggi registra a livello globale 3,4 miliardi di eventi e, nel 2016, un fatturato complessivo di 1.300 miliardi di dollari. Il comparto che ruota intorno alle applicazioni per dispositivi mobili, in base alle previsioni, nel 2021 avrà dimensioni monster:  il proprio numero di utenti schizzerà a 6,3 miliardi e il giro d’affari toccherà la cifra di 6.300 miliardi di dollari. In Italia, il comparto ha un peso valutabile in 37 miliardi di euro. E scusate se è poco.

App, un settore che cresce a percentuali astronomiche

Stando agli analisti, nei prossimi 3 anni il mercato dell’app economy crescerà del 300%. E, solo in questo 2017, le app scaricate dagli utenti del pianeta sono state 197 miliardi. Eppure, mentre negli Stati Uniti sono numerose le manifestazioni dedicate a questa tipologia di mondo digitale, in Europa l’attenzione su questo settore sembrava quantomeno distratta. Fino a oggi.

A Milano il primo evento sull’App Economy europea

E’ proprio Milano ad accogliere, prima città europea in assoluto, l’edizione di debutto di AppShow, la manifestazione dedicata alle applicazioni per mobile.  L’evento si svolge a Milano dal 4 al 6 dicembre 2017 ed è organizzato con il preciso obiettivo di proporre per tre giorni solo il meglio dell’élite digitale. Tra i temi sul tavolo ci sono mobile app, cyber security, internet of things, cognitive computing, mobile marketing, big data, bot, VR in conferenze. Per i presenti, un ricco calendario di keynote e workshop in italiano e in inglese.

Ecco perché l’Italia è protagonista

Anna Paladino, direttrice dell’evento, spiega: “Il Politecnico di Milano stima che in Italia la Mobile & App economy abbia superato i 37 miliardi nel 2017, pari al 2,3% del Pil, in un Paese in cui l’88% della popolazione possiede uno smartphone. Con questi dati alla mano risulta chiaro che la scelta dell’Italia, come sede dell’AppShow, non sia affatto casuale”.

Grandi nomi presenti

Durante la kermesse, in scena all’Hotel Nhow Milan, i 3mila visitatori previsti avranno la possibilità di ascoltare dal vivo le parole di oltre 70 speaker nazionali e internazionali, esponenti di case history di successo. Tra i grandi nomi presenti all’evento ci sono BlaBlaCar, Deliveroo, Moovit, Just Eat, DriveNow, Mytaxi e Meetic. Ovviamente, l’evento si gioca sul coinvolgimento emotivo dei partecipanti, con la possibilità di scambiarsi informazioni e commentare in tempo reale tutto quello che accade. Naturalmente con un’app dedicata.