Il futuro dell’e-commerce visto dagli errori del passato

Interpretare correttamente le potenzialità dell’e-commerce, connettendo l’evoluzione tecnologica dei vari device con gli stili di vita in evoluzione dei consumatori, sarà sempre più alla base della prosecuzione della vita o della fine di un’azienda. Non si deve pensare solo ad aziende piccole: il fatto che anche nel settore automotive si inizi a testare l’e-commerce, con l’esperimento della Fiat 500 venduta su e-Bay e le visioni di Elon Musk sulla consegna delle Tesla, lascia presagire scenari in cui anche i dinosauri industriali di oggi dovranno interpretare correttamente il nuovo panorama digitale.

Se le scelte strategiche si riveleranno sbagliate, il prezzo potrebbe essere quello dell’estinzione aziendale. È la storia che ce lo ha mostrato: multinazionali solide e dalla capitalizzazione miliardaria possono ritrovarsi con un pugno di negozi in franchising se restano sprezzanti delle capacità dei concorrenti e miopi davanti alle nuove dinamiche di mercato. Si prenda Blockbuster, la famosa catena statunitense di noleggio prodotti home-video. Il primo negozio fu aperto in Usa nel 1985, ma nel 1989 Blockbuster era già attiva anche in Europa. Neanche un decennio e solo negli States Blockbuster superava i 4.500 punti vendita, mentre dal ’94 l’espansione proseguiva in altri 25 paesi nel mondo, tra cui l’Italia.

Nel 1997 arriva uno dei competitor, Netflix, che come Blockbuster noleggia dvd e videogiochi. Dal 2000 in poi il settore del noleggio inizia ad andare in crisi, e né Blockbuster né Netflix registrano successi significativi. Quest’ultima ha però un’intuizione, dando al consumatore la possibilità di ricevere tre titoli alla volta tramite corriere. Nel 2005 Netflix si ritrova a spedire circa un milione di dvd al giorno. Nel 2008 la dirigenza di Blockbuster dichiara candidamente alla stampa di non temere Netflix come competitor, essendo più preoccupati da Wal-Mart, cioè dai concorrenti della distribuzione. Poi arrivò la crisi economica più grave della storia e nel 2010 Blockbuster aderì alla procedura di bancarotta, nota come Chapter 11. E Netflix? Nel 2011 diventa produttore di contenuti con la serie tv House of Cards, entra nello streaming video e oggi vanta una capitalizzazione di circa 55 miliardi di dollari.

Chissà quali saranno i vincenti e i perdenti di domani; come cambieranno ancora le abitudini degli utenti, che proprio di questi tempi hanno iniziato a ordinare la cena o anche la spesa settimanale on demand (tanto per rimanere nel settore della distribuzione); come la realtà aumentata e i visori da indossare ovunque influenzeranno le scelte d’acquisto in un contesto sempre più immersivo; quali aziende sapranno interpretare correttamente questi ed altri cambiamenti.

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