I benefici di uno stile slow iniziano dalla colazione

Ritmi di vita troppo veloci, impegni lavorativi, routine quotidiana, obblighi familiari, iperconnessione provocano ansia, senso d’inadeguatezza, e depressione. Quasi la metà degli italiani vuole rimediare, magari iniziando a cambiare la scala di priorità ai diversi momenti della giornata.

Ma a quale momento della giornata è opportuno dedicare maggior tempo? Secondo gli italiani per tornare a vivere in maniera più slow sul podio delle priorità ci sono la colazione, il tempo con i figli, la spesa e la cura della persona. E in occasione della Giornata della Lentezza, il 6 maggio, Isola Bio Lab, l’osservatorio che analizza i trend legati al mondo della colazione, ha condotto uno studio sui benefici di uno stile di vita più slow. Che iniziano proprio da una colazione lenta e corretta.

Per 4 italiani su 10 la mattina è sacra 

Ma perché è proprio la colazione il momento che si vorrebbe vivere con meno frenesia? Secondo lo studio per 4 italiani su 10 la mattina è sacra perché è il momento d’inizio della giornata. Altri vorrebbero dedicare più tempo alla colazione per gustare meglio ciò che si mangia, e per avere maggior tempo per ricaricarsi e pensare. E cosa preferiscono consumare a colazione gli italiani che decidono di vivere in maniera più slow? Al primo posto il caffè, seguito da cereali, succhi e bevande vegetali, biscotti  e fette biscottate.

La colazione secondo gli esperti

Del resto, l’importanza di dedicare il giusto tempo a una sana e ricca colazione è sottolineata anche da ricercatori, nutrizionisti ed esperti. “La colazione è da considerarsi un pasto fondamentale per ricominciare la giornata pieni di energia – afferma la dottoressa Annalisa Olivotti, specialista biologo nutrizionista presso l’Università di Firenze -. È importante che ci siano tutti i principi nutrizionali: carboidrati, proteine, lipidi. La colazione ideale è composta da una bevanda calda come tè, tisane, latte vegetale abbinato a qualcosa di solido come pane, fette biscottate multicereali, marmellata, biscotti integrali”.

“Avere il tempo di fare le cose per bene”

Diversi studi e ricerche dimostrano come si abbia sempre più bisogno di decelerare, e vivere gli impegni quotidiani con meno frenesia. Da una recente indagine pubblicata sul New York Times risulta poi che basta già solo rallentare e modulare il proprio respiro per sentirsi meglio, mentre Chris Streeter, professore di neurologia alla Boston University, ha scoperto che bastano pochi minuti di meditazione per diminuire significativamente i sintomi depressivi e aumentare i livelli di acido-aminobutirrico, un ormone con effetto calmante.

Ma uno stile di vita più slow, riporta Ansa, è promosso anche da intellettuali, sociologi e scrittori. Come il cileno Luis Sepúlveda, il quale in uno dei suoi ultimi libri, dal titolo Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, dichiara espressamente che è fondamentale cercare il “tempo di fare le cose per bene”, senza farci stritolare dalla velocità tipica della società dell’informazione.

Quasi 39 mila inserimenti previsti a Milano, Monza Brianza e Lodi

Sono 38.920 gli inserimenti nel modo del lavoro nel mese di marzo indicati dalle imprese per i territori di Milano, Monza Brianza e Lodi. E in un caso su tre si tratta di contratti stabili, di apprendistato o a tempo indeterminato. Le imprese che indicano assunzioni sono il 17% del totale dei tre territori, mentre in Lombardia la quota sale a 78.900, e a livello nazionale la stima è di circa 380 mila. È quanto emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati dell’indagine svolta da Unioncamere-ANPAL sui programmi occupazionali delle imprese per il mese di marzo 2019.

A Milano profili più ricercati nei servizi di pulizia e alla persona

A Milano su quasi 33 mila rapporti di lavoro il 33% è con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 67% dei casi si tratta di contratti a termine. Nel 27% dei casi i programmi occupazionali riguardano giovani con meno di 30 anni. L’80% degli inserimenti programmati si concentra nel settore dei servizi, e il 31%, contro la media italiana che si attesta al 18%, si tratta di profili ad alta qualifica (dirigenti, specialisti e tecnici). I profili più ricercati sono il personale nei servizi di pulizia e alla persona (4.600), nel commercio (4.460), e nel settore turistico (3.610). Le professionalità di più difficile reperimento invece sono i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, i dirigenti e direttori, gli operari specializzati.

A Monza Brianza 29% delle offerte per giovani con meno di 30 anni

Sono 4.900 gli inserimenti previsti a Monza Brianza, nel 31% dei casi con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, e a termine per il 69% delle richieste. Tira soprattutto il settore dei servizi, con il 68% delle richieste, e il 29% riguarda giovani con meno di 30 anni. Si cercano laureati nel 14% dei casi, diplomati di scuola media superiore nel 39%, di scuola professionale nel 27% e di scuola dell’obbligo nel 19%. Il commercio è il settore che prevede più offerte, seguito dai servizi alle imprese e alla persona, servizi turistici, da trasporto e logistica. In 34 casi su cento le imprese dichiarano di avere difficoltà a trovare i profili desiderati.

A Lodi nel 32% dei casi le imprese hanno difficoltà a trovare il profilo adatto

Le imprese lodigiane prevedono 1.080  inserimenti, con contratti stabili nel 30% dei casi e nel 70% con contratti a termine. Il 60% delle offerte riguarda il settore dei servizi e il 14% profili high skill (dirigenti, specialisti, tecnici). I giovani sotto i 30 anni sono privilegiati nel 30% delle offerte, mentre il 9% è destinato a laureati. Nel 32% dei casi le imprese ritengono di avere difficoltà nel trovare il profilo adatto, e le professioni più difficili da reperire sono i tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale, e gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche.

Il marketing al tempo dei social. Facebook, Instagram e YouTube sul podio

Cresce sempre di più la percentuale delle aziende italiane che utilizza almeno un social media per condurre le attività di marketing e comunicazione. E se Facebook resta al primo posto nella classifica dei canali più utilizzati, il social media che segna il maggior tasso di crescita è Instagram.

La conferma arriva dai dati della ricerca La SocialMediAbility delle aziende italiane, condotta dall’osservatorio dell’università Iulm. La ricerca studia il modo in cui le aziende utilizzano i social network per le attività di marketing e comunicazione, e dal 2010 monitora un panel di 720 aziende italiane appartenenti a 5 settori di attività, alimentare, bancario, arredamento, hospitality, e abbigliamento. Ai quali quest’anno è stato aggiunto un campione di 120 aziende che operano nel settore della cura per la persona.

Facebook è utilizzato dall’81% delle aziende

Secondo i risultati della ricerca la percentuale delle aziende che utilizza almeno un social media per le attività di comunicazione e marketing è passata dal 73% del 2015 all’80% del 2018. E Facebook si conferma come il canale social più utilizzato, attivato dall’81% delle organizzazioni. Una percentuale, tuttavia, rimasta più o meno stabile rispetto a 3 anni fa, quando Facebook risultava utilizzato dal 79% delle aziende.

Instagram cresce di più, YouTube usato dal 51% delle aziende

Il social media che rileva il maggior tasso di crescita, però, è Instagram. Rispetto a una quota pari al 34% rilevata nell’edizione precedente, nel 2018 Instagram è infatti presidiato dal 55% delle aziende. Inoltre, in termini di coinvolgimento, ovvero confrontando il tasso medio di engagement, è indubbiamente il canale che ottiene le migliori performance. Il terzo social più utilizzato è Youtube, usato dal 51% delle aziende, secondo le quali i video che risultano essere in grado di ottenere più reazioni da parte degli utenti sono quelli empatici, ovvero in grado di trasmettere esperienze, emozioni, valori.

Un campione casuale articolato per dimensioni

Caratteristica unica dell’osservatorio è quella di prendere in considerazione per ogni settore analizzato un campione casuale di aziende articolato per dimensioni (40 grandi, 40 medie e 40 piccole), in grado di rappresentare effettivamente lo stato dell’arte del sistema. Senza limitarsi a descrivere le ottime performance delle grandi aziende. I dati, riporta Adnkronos, offrono a marketer, dirigenti aziendali e operatori gli scenari di riferimento relativi ai diversi settori di attività analizzati, e un modello di analisi replicabile sulla cui base parametrare le performance della propria azienda.

Tra uomo e robot è sempre più naturale scambiarsi oggetti

La scelta del tipo di presa durante lo scambio di oggetti è un momento importante nella collaborazione tra uomo e macchina, perché implica il coordinamento dei movimenti. Lo studio On the choice of grasp type and location when handing over an object, pubblicato sulla rivista Science Robotics, ha permesso di scoprire i principi guida che regolano questo scambio, e che favoriranno la cooperazione tra un sistema robotico e una persona. Più in dettaglio si tratta di una ricerca svolta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’ARC Centre of Excellence for Robotic Vision (Queensland University of Technology di Brisbane), che hanno analizzato il comportamento di una persona quando deve afferrare un oggetto e quando, invece, lo devono consegnare a un altro individuo.

Ancora poca attenzione al modo in cui l’oggetto viene afferrato dal robot

I ricercatori hanno notato come la presa varia a seconda del tipo di azione compiuta: se una persona deve eseguire un’azione che non presuppone alcuna forma d’interazione, la presa sarà diversa rispetto a quando invece si deve passare un oggetto. In quest’ultimo caso infatti una persona tende a usare una presa di precisione lasciando libere le estremità dell’oggetto stesso. Questo gesto, di natura puramente intuitiva, facilita in realtà la ricezione dell’altra persona che non deve compiere prese innaturali per afferrarlo.

“Negli studi che regolano le modalità attraverso cui un robot deve afferrare un oggetto – spiega Francesca Cini, studente Phd dell’Istituto di BioRobotica e prima firma del paper – c’è poca attenzione al modo in cui l’oggetto viene utilizzato dal robot”. Questo aspetto invece è di fondamentale importanza nella cooperazione tra due sistemi, perché il tipo di presa cambia a seconda di come dovrà poi essere utilizzato l’oggetto.

Selezionare correttamente il tipo di presa

L’obiettivo quindi è trasferire su un sistema robotico tutti i principi guida che permetteranno di selezionare correttamente il tipo di presa e di facilitare di conseguenza lo scambio di oggetti. “Afferrare e manipolare un oggetto sono considerate azioni intuitive e semplici per noi esseri umani – spiega Valerio Ortenzi, ricercatore presso l’ARC e co-autore dello studio -. In realtà non è così. Con questo studio cerchiamo di gettare una luce sul comportamento degli esseri umani mentre interagiscono tra loro”.

Una nuova generazione di robot pensati per interagire in modo naturale

L’impatto di questo studio, riferisce Askanews, apre nuovi scenari portando benefici in vari settori sociali dove è ormai consolidata la collaborazione uomo-robot. Come nei percorsi riabilitativi, dove i robot potranno coadiuvare il paziente sfruttando una comunicazione più naturale ed efficiente.

“La robotica collaborativa – commenta Marco Controzzi, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica e responsabile dell’Human-Robot Interaction Lab – rappresenta la prossima frontiera della robotica sia industriale che domestica, ma perché si realizzi è necessaria una nuova generazione di robot pensati per interagire con l’uomo in modo naturale”. Questi risultati permetteranno quindi di istruire i robot ad agire come un collaboratore umano attraverso l’introduzione di regole semplici, ma efficaci, nella manipolazione degli oggetti durante azioni congiunte.

Bankitalia ribassa le stime di crescita

Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ribadisce l’intenzione di mantenere un significativo stimolo monetario per un periodo prolungato. Nell’area dell’euro la crescita si è indebolita: nel novembre 2018 la produzione industriale è diminuita significativamente in Germania, in Francia e in Italia. E l’inflazione, pur restando su valori ampiamente positivi, è scesa per effetto del rallentamento dei prezzi dei beni energetici. Bankitalia rivede quindi al ribasso le stime di crescita. Il Bollettino Economico della Banca d’Italia spiega che per il nostro Paese la proiezione centrale della crescita del Pil è pari allo 0,6% nel 2019, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza, allo 0,9% nel 2020 e all’1% nel 2021. E la dispersione della distribuzione di probabilità attorno a questi valori, nelle attuali condizioni, è particolarmente ampia.

Una possibile diminuzione dell’attività anche nel quarto trimestre 2018

All’indebolimento dei mesi estivi ha contribuito la riduzione della domanda interna, in particolare degli investimenti e, in misura minore, della spesa delle famiglie. “In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l’attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto”, riporta il Bollettino. Se si dovesse verificare una simile possibilità questa equivarrebbe a una recessione tecnica.

Per i prossimi anni Bankitalia stima che l’inflazione aumenti “gradualmente, dall’1% quest’anno all’1,5% nella media del biennio successivo, a seguito dell’incremento delle retribuzioni private e del graduale allineamento delle aspettative di inflazione”.

Nel 2019 piani di investimento delle imprese di industria e servizi più contenuti

“Secondo il consueto sondaggio congiunturale condotto dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, nel 2019 i piani di investimento delle imprese dell’industria e dei servizi sarebbero più contenuti a seguito sia dell’incertezza politica ed economica sia delle tensioni commerciali”, spiega ancora Bankitalia. L’andamento delle esportazioni italiane è risultato ancora favorevole nella seconda metà dell’anno passato, ma il rallentamento del commercio globale ha influenzato le valutazioni prospettiche delle imprese sugli ordinativi esteri.

“In autunno l’occupazione è rimasta sostanzialmente stazionaria”

Resta però ampiamente positivo il saldo di conto corrente, e continua a migliorare la posizione debitoria netta sull’estero del nostro Paese, riferisce Italpress, che alla fine di settembre si è ridotta a poco più del 3% del Pil. “Nel trimestre estivo – si legge ancora nel bollettino – sono aumentate le ore lavorate mentre il numero di occupati è lievemente diminuito; secondo i primi dati disponibili, in autunno l’occupazione sarebbe rimasta sostanzialmente stazionaria”. Inoltre, è proseguito l’incremento delle retribuzioni contrattuali in tutti i comparti”.

Milioni di app sono a rischio crash

Gli esperti del CERT lanciano l’allarme: è stata scoperta una vulnerabilità di gravità elevata per alcuni sistemi di database che potrebbe consentire di accedere alla memoria delle applicazioni o causarne il crash. In particolare, si tratta di una vulnerabilità di SQLite, il Database Management System (DBMS SQL) di pubblico dominio implementato sotto forma di libreria incorporabile all’interno delle applicazioni. Pertanto, SQLite è installato in tutti i maggiori sistemi operativi, e in milioni di applicazioni software, tra le quali molte di larga diffusione.

Magellan, una vulnerabilità di gravità elevata

“Grazie alle sue caratteristiche di compattezza, velocità, affidabilità e alla facilità d’uso, SQLite è il gestore di database più diffuso al mondo”, spiegano gli esperti del Computer Emergency Response Team.

La vulnerabilità di gravità elevata scoperta dai ricercatori di sicurezza del Tencent Team Blade è stata battezzata, Magellan, e potrebbe consentire a un attaccante di eseguire codice arbitrario sui dispositivi affetti, accedere alla memoria delle applicazioni o causarne il crash, con conseguente condizione di denial of service (DoS).

Magellan, inoltre, può essere sfruttata facilmente da remoto, ad esempio mediante una pagina Web appositamente predisposta.

A rischio i maggiori sistemi operativi, e non solo

“Anche se non sono stati resi noti i dettagli della vulnerabilità e il corrispondente exploit, questa vulnerabilità ha un impatto potenzialmente enorme – sottolinea il CERT -. La libreria si trova infatti installata in tutti i maggiori sistemi operativi, inclusi Windows, macOS, iOS e Android, e in milioni di applicazioni software, tra le quali molte di larga diffusione, come i browser web Firefox, Chrome e Safari, il client di posta elettronica Thunderbird, oltre a Skype, Dropbox e svariati prodotti Microsoft e Adobe”.

SQLite è integrato anche nei linguaggi di programmazione web PHP e Python, ed è ampiamente utilizzato in sistemi embedded (integrati) per dispositivi IoT (Internet of Things).

Aggiornare i sistemi con le patch di sicurezza

I ricercatori che hanno fatto la scoperta hanno informato tempestivamente gli sviluppatori di SQLite e Google della presenza di questa falla. La vulnerabilità, riporta Adnkronos, è stata corretta in SQLite versione 3.26.0, e in Chrome 71.0.3578.80, rilasciato lo scorso 4 dicembre. Fortunatamente per ora non si hanno notizie che Magellan sia stata sfruttata in attacchi reali. In ogni caso, consigliano gli esperti, “si raccomanda agli utenti di sistemi e applicazioni potenzialmente affetti da questa vulnerabilità di tenerli costantemente aggiornati, installando le patch di sicurezza non appena queste vengono messe a disposizione dai rispettivi produttori”.

Italiani, un popolo di stressati: l’89% ne soffre

L’89% degli italiani è stressato, si ritiene sottoposto a un carico di pressioni, incombenze e preoccupazioni che riduce la qualità della vita e arriva molte volte a incidere negativamente sulla salute, il lavoro e le relazioni sociali.

Ma quali sono le cause di stress più frequenti? Da quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare le fonti di stress principali sono le difficoltà economiche (66%) e il lavoro (61%). Seguite dai problemi di salute (55%), dalla relazione con il partner (31%), e la gestione e l’educazione dei figli (27%).

Come rimediare a stanchezza, insonnia, sbalzi d’umore?

Tra i disturbi correlati allo stress che più condizionano la vita gli italiani elencano l’eccessiva stanchezza, spesso generata da insonnia (53%), gli sbalzi d’umore (51%), la tensione muscolare (27%), la tachicardia o l’emicrania (26%). Come rimediare, o almeno, gestire tutto questo carico di stress? Per il 52% degli italiani il rimedio principale è svolgere un’attività fisica regolare. Tra le discipline considerate più efficaci il 52% sceglie la corsa, il 48% si affida a yoga, pilates e meditazione, e il 42% al nuoto. Oltre allo sport gli effetti negativi dello stress si combattono anche attraverso l’alimentazione, con infusi e tisane rilassanti (49%), oppure affidandosi a sedute di fisioterapia e massaggi (39%), o frequentando centri termali (34%). Per il 10%, però, la soluzione è ricorrere ai farmaci.

Lavoro e insoddisfazione economica le cause più frequenti

Se l’attività lavorativa è fonte di stress per due italiani su tre, la prima causa scatenante è l’insoddisfazione economica (55%), dovuta a una remunerazione insufficiente, e comunque non in linea con le proprie aspettative. Questa è seguita dai carichi e ritmi di lavoro spesso pressanti (46%), e dalla mancata realizzazione professionale (46%), che aumenta il senso di inadeguatezza e di insuccesso. Tra le altre fonti stress, la carenza di tempo per sé (38%), il clima competitivo all’interno dell’azienda (34%), e il pendolarismo (31%).

Misure di welfare per rilassare i dipendenti

“Insieme all’adozione di uno stile di vita sano, che tutti possiamo impegnarci a mettere in pratica, anche il welfare aziendale ricopre un ruolo importante – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo Reale Mutua -. Anche perché, come evidenzia la nostra ricerca, il lavoro è uno dei fattori di influenza sullo stato psicofisico”.

L’azienda stessa, infatti, può fare la sua parte mettendo in campo misure di welfare per gestire lo stress correlato al lavoro, come la flessibilità oraria e lo smartworking (desiderati dal 55% del campione), un’apposita sala relax (35%), o l’abbonamento a un centro fitness (34%).

Inps, reperibilità malattia: attenti a…

Malattia, reperibilità, visite mediche, esoneri… Negli ultimi tempi si è molto parlato di questo argomento. Già, perché il rischio di commettere errori, anche in buona fede, è davvero alto e può costare caro. Ecco perché l’INPS ha pubblicato sul suo sito alcuni utili chiarimenti, ripresi dall’agenzia AdnKronos.

Visite mediche di controllo domiciliari

Per l’esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari “molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di apporre il codice ‘E’ nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo” scrive l’Inps sul suo sito. Che precisa: “In primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare Inps 7 giugno 2016, n. 95”.

Esclusione, quando
”Il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le ‘agevolazioni’ previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità” continua la nota sul sito. Queste situazioni sono contenute in due provvedimenti: nel decreto del ministero del Lavoro 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati (e riguardano patologie gravi che richiedono terapie salvavita; o stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%); nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017 n. 206 per i dipendenti pubblici (e includono patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della ‘Tabella A’ allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie rientranti nella ‘Tabella E’ dello stesso decreto; e ancora, stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%)”. Solo in questi casi, dice l’Istituto “la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo”.
Il Codice E è per uso interno

Per quanto riguarda il ‘Codice E’ indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, è riservato “a esclusivo uso interno riservato ai medici Inps durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime” spiega l’Inps. Quindi “qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione ‘Codice E’ non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio”.

File in banca e contanti addio, è tutto in un’app

Mobile payment, contactless payment, m-commerce, mobile-POS, mobile wallet: sono i servizi destinati a rimpiazzare in breve tempo sia il denaro contante sia i pagamenti tradizionali effettuati con il Pos. Addio, dunque, alle file agli sportelli bancari. Le carte di credito ora sono nello smartphone, e con le app di internet banking non solo è possibile gestire il proprio conto corrente da casa, ma anche gestire il proprio portafoglio di risparmio, acquistare o vendere titoli, dialogare con la banca e ottenere servizi personalizzati. Non è un caso che l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano registri in Italia un aumento del 150% dell’uso delle carte contactless e del 60% del mobile payment. Due sistemi di pagamento che traineranno un mercato stimato dall’Osservatorio in 100 miliardi di euro nel 2020.

La rivoluzione contactless

Con le app dedicate lo smartphone è abilitato a inviare e ricevere denaro, e non solo per grandi cifre, ma anche per pagare un caffè nei negozi abilitati, o acquistare il biglietto della metro, riporta Adnkronos. A Milano, ad esempio, grazie alla rivoluzione digitale avviata da Atm, l’Azienda Trasporti Milanesi, già si viaggia senza biglietto. Infatti lo si può acquistare contactless con carta dei circuiti Visa o Mastercard, o anche via smartphone o smartwatch. Basta avvicinare la carta o il device, senza bisogno di registrarsi prima, e l’importo della tariffa sarà addebitata sull’estratto conto senza alcuna commissione.

Sicurezza garantita

Con lo smartphone si può trasferire denaro ai contatti presenti in rubrica e ai negozi convenzionati. E grazie al sistema di monitoraggio delle transazioni eventuali tentativi di frode vengono individuati immediatamente tramite le notifiche ricevute via app o sms. Un altro elemento di sicurezza è il servizio 3D Secure, pensato proprio per proteggere gli acquisti online. Al momento del pagamento di un acquisto sul web, si riceve un sms con il codice di sicurezza dinamico di 6 cifre, utilizzabile solo una volta per completare l’acquisto. Una garanzia che la carta venga usata solo per gli importi, i canali e le aree geografiche scelte dal consumatore.

Un salvadanaio digitale

Diverse applicazioni (Gimme5, Oval Money e GoSherpy) consentono poi di sostituire quello che una volta era il libretto di risparmio. Gimme5, ad esempio, fornisce la possibilità di risparmiare denaro impostando obiettivi futuri, oppure utilizzarli per investimento attraverso piani di accumulo. Oval Money invece analizza i consumi grazie al collegamento con le carte di credito, di debito e i conti correnti, mentre GoSherpy accumula risparmio attraverso piani di breve durata abbinati a obiettivi specifici. Ogni app garantisce sicurezza attraverso partnership con società specializzate e utilizza protocolli certificati per trasferire il denaro. Inoltre la gestione dei soldi è sottoposta al rispetto delle rigide regole dei paesi che ospitano i depositi.

Le imprese italiane cercano personale con competenze ecologiche

Le imprese italiane sono sempre più green, e alla ricerca di personale con competenze in materia di ambiente. Nel 2017 circa 653mila imprese hanno ricercato profili professionali con attitudine al risparmio energetico o ecosostenibilità. E questo a prescindere dagli investimenti già effettuati o programmati in tecnologie sostenibili.

Come mostra il Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, un’impresa italiana su due, fra quelle con dipendenti (il 49,9%), richiede al personale che intende assumere il possesso di competenze legate alla sostenibilità ambientale.

E secondo Unioncamere ben il 76,8% dei contratti programmati, sia a tempo indeterminato che determinato, era destinato a persone che potevano vantare green skill.

Investimenti green per tutti i comparti industriali

 

La propensione a investire nelle competenze ambientali del capitale umano riguarda sia i comparti dell’industria che quelli dei servizi, ed è particolarmente elevata nei settori del turismo, nella chimica e farmaceutica, nei trasporti e logistica, nella sanità, nelle costruzioni e nell’istruzione, riporta Askanews.

Le competenze green, in particolare, vengono richieste con diverse gradazioni per l’82,5% dei contratti per la Professioni tecniche e per il 79,9% per gli Operai specializzati. Tra le professioni per le quali la richiesta di competenza di grado elevato raggiunge percentuali importanti si incontrano gli installatori di linee elettriche, riparatori e cavisti, i tecnici della produzione e preparazione alimentare, i manovali nel settore delle costruzioni e della manutenzione opere pubbliche, idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas.

Il 15,9% delle imprese dichiara di sostenere investimenti in prodotti e tecnologie sostenibili

L’investimento delle imprese nelle competenze del personale va ad affiancarsi all’analisi della quota di imprese che dichiara di aver già investito o di volere sostenere nel corso del 2017 investimenti in prodotti e tecnologie green. In grado, quindi, di assicurare un maggior risparmio energetico e una maggiore sostenibilità ambientale (15,9%). Tale quota fornisce inoltre nuovi spunti per cogliere la trasformazione in atto del sistema economico in chiave di sostenibilità ambientale.

Una trasformazione industriale e sociale

Si tratta di una trasformazione che passa sempre più attraverso una richiesta pervasiva di competenze “verdi”, che interessa tendenzialmente anche professioni che in passato non avevano questo tipo di caratterizzazione.

Considerando che tali attitudini sono richieste a 80 laureati su 100, e a circa 3 su 4 diplomati o possessori di qualifica professionale, di queste tendenze dovrà tener conto anche il sistema scolastico e universitario. Come? Aggiornando i programmi di formazione dei diversi indirizzi di studio