Quale piano cottura scegliere?

Trovare il piano cottura perfetto non è così complicato. Devi solo avere le idee chiare su come cucini (che tipo di piatti prepari, quanti ospiti hai di solito a casa) e scegliere in base alle tue esigenze. In genere si preferisce una soluzione efficiente, sicura, con una presenza elegante, che disponga di tecnologie moderne e che ovviamente si adatti alla tua cucina e al tuo stile di vita.

Dall’avanguardia alla tradizione

In breve, scegliere un tipo di piano cottura o un altro è una questione di esigenze quotidiane, stili di cottura e…preferenze dello chef! Per quel che riguarda le piastre ad induzione, le pentole vengono riscaldate direttamente sulle piastre, dunque non sul vetro. Il calore generato scompare rapidamente dopo aver spento la piastra. Inoltre, alcuni modelli incorporano zone Flex Induction, ovvero un’area per cucinare il più liberamente possibile. Puoi preparare il caffè, scaldare il latte e preparare frittelle allo stesso tempo, poiché questa soluzione ti permette di cucinare contemporaneamente con contenitori di diverse dimensioni e forme, senza sprecare energia.

Inoltre, funzioni come il controllo della temperatura  consentono di immettere il cibo alla temperatura ottimale, per una cucina più salutare. Per questo bisogna valutare bene le offerte elettrodomestici nel momento in cui si decide di acquistare un piano cottura.

I piani cottura in vetroceramica consumano più energia rispetto quelli a induzione, ma consente di sfruttare il calore residuo una volta che il fuoco è spento, sia per continuare la cottura sia per mantenere il cibo caldo. Inoltre incorporano un’ampia varietà di funzioni come la programmazione del tempo di cottura in ciascuna zona.

I piani cottura cottura a gas sorprendono per la loro funzionalità, sicurezza e design.

Quelli di nuova generazione incorporano un dispositivo di autoaccensione, ed il loro design si è evoluto molto nel corso degli anni. Oggi si può scegliere tra il classico acciaio inossidabile per la base e le finiture in vetro nero. È una qualcosa che, oltre a fornire un’estetica imbattibile, facilita la pulizia del dispositivo.

Acquistare o vendere un immobile a Monza

L’agenzia Giordano Mischi opera da oltre trent’anni nel settore immobiliare, e la sua affidabilità e serietà sono ampiamente riconosciute. L’agenzia è specializzata in soluzioni abitative di prestigio nella zona di Monza e della Brianza: parliamo dunque di immobili di lusso ma anche ville a Monza, attici ed altre soluzioni d’alto profilo. Lo staff garantisce sempre una consulenza chiara ed efficace, grazie all’immensa passione per questo lavoro ed il costante aggiornamento su ogni aspetto di questo settore. Passione e voglia di migliorarsi sono infatti dei capisaldi di questa rinomata agenzia, e rappresentano due fattori che le hanno consentito di ottenere grandi consensi e soprattutto la soddisfazione di chi ha già provato il servizio.

Se la tua necessità è quella di individuare un immobile o una villa che possa fare al caso tuo, l’agenzia Giordano Mischi si occuperà per te di effettuare specifiche valutazioni circa le potenzialità e le caratteristiche di ciascun immobile, fornendoti al tempo stesso consulenza tecnica per eventuali interventi di ristrutturazione e assistenza legale dall’inizio alla fine della tua esperienza d’acquisto. Se desideri invece  vendere un immobile, l’agenzia si occuperà di effettuare per te specifiche ricerche di mercato e studio dei migliori canali per la compravendita. Saranno adottate inoltre adeguate campagne pubblicitarie, conformi al livello di privacy richiesto dal cliente, e verranno forniti report periodici per aggiornare sull’efficacia della strategia di vendita e sulle visite effettuate da coloro che si sono mostrati interessati all’acquisto.

Il livello del servizio offerto è dunque davvero di prim’ordine, e ciò pone l’agenzia immobiliare Giordano Mischi in cima alle preferenze di quanti desiderano acquistare o vendere un immobile a Monza e in Brianza. È possibile fissare un appuntamento con un consulente contattando il recapito telefonico 0392315115, e la sede si trova in Via Italia 39 a Monza, all’interno di un elegante edificio storico.

Eventi Aziendali di Successo con New Team Eventi

Riuscire a ideare, pianificare e organizzare un evento aziendale di successo richiedere importante conoscenza del settore e capacità organizzative. Ogni aspetto va pianificato e organizzato con grande cura, in quanto anche il più piccolo dettaglio può assumere un ruolo importante nell’insieme delle cose. Il fine è quello di fare in modo che tutti gli ospiti intervenuti all’evento possano trascorrere una esperienza piacevole e rilassante nel corso della manifestazione. Per far ciò è dunque necessaria una grande capacità organizzativa, l’unico mezzo attraverso il quale è possibile raggiungere grandi traguardi.

Spesso chi, internamente all’azienda, viene incaricato di provvedere all’organizzazione dell’evento, non sempre ha le conoscenze e le capacità per poter pianificare e dare vita ad una manifestazione così importante, con il rischio di vanificare il lavoro di mesi e dare luogo ad un cattivo ritorno di immagine. Proprio per evitare spiacevoli situazione di questo tipo, sono oggi tante le aziende che affidano l’organizzazione del proprio evento aziendale all’agenzia comunicazione Milano New Team Eventi, una solida realtà del settore con grande conoscenza del territorio e delle risorse a disposizione, che farà in modo tu possa avere il ritorno d’immagine che avevi preventivato.

Un evento organizzato a regola d’arte e servizi scelti per te con estrema cura: dalla location migliore per accogliere i tuoi ospiti al rinfresco più adeguato, dai servizi fotografici agli impianti audio e video, dalla scelta delle hostess ai servizi di interpretariato agli inviti, nessun aspetto sarà trascurato. Sarà chiaro anche agli ospiti il livello estremo di cura ed organizzazione che avvolge l’evento, il che contribuirà a rendere agli occhi del cliente la tua azienda ed il tuo marchio come affidabili e di valore. Per qualsiasi tipo di richiesta o informazione puoi contattare New Team Eventi al recapito telefonico 0396260808, otterrai rapidamente le informazioni di cui hai bisogno.

Casa dolce casa, a decidere sono le donne

In una coppia la scelta di una nuova casa per la propria famiglia è un passo importante, e la decisione viene condivisa, ma l’ultima parola è ancora delle donne. Uno studio condotto da  Homstate.it rivela infatti che ancora oggi le donne sono decisive quando una giovane coppia o una famiglia deve scegliere una nuova casa. A confermarlo sono i numeri, nella maggioranza dei casi, il 73%, è la donna ad avere l’ultima parola. E questo avviene nonostante stili di vita di uomini e donne siano sempre più simili in termini di impegno lavorativo e gestione delle incombenze familiari. Il tempo trascorso tra le mura domestiche da entrambi si avvia quindi a essere pressoché lo stesso.

I fattori che fanno la differenza tra casa e abitazione

Ma cosa cercano le donne in una nuova casa? Lo studio di Homstate.it ha analizzato i gusti delle donne, e ha scoperto le caratteristiche che fanno la differenza tra semplice abitazione e vera e propria casa. Non sorprende che in cima alla lista delle caratteristiche desiderate ci siano sicurezza e quiete del quartiere. Dopotutto la casa deve essere un posto dove sentirsi al sicuro e ritrovare il proprio equilibrio. Ma a contare è anche la posizione. Nella scelta della casa è infatti importante valutare la distanza dalle scuole e dal lavoro. Ognuno di noi infatti desidera trascorrere in macchina o sui mezzi pubblici meno tempo possibile, e c’è chi per raggiungere questo obiettivo è disposta a rinunciare all’acquisto della casa dei sogni, o comunque, a rimandarlo.

Luminosa, con balcone o giardino, e vicina a servizi e luoghi di svago

Un’altra caratteristica importante per una donna è la luminosità, e la presenza di un balcone o di un giardino. La vicinanza a servizi come supermercati e altri esercizi commerciali occupa il quarto posto della classifica, seguita dalla vicinanza a luoghi di interesse e di svago, come cinema, parchi, palestre e altro.

Una caratteristica, quest’ultima, che risulta essere apprezzabile dalle donne, ma non essenziale per la scelta finale della casa.

Vicino a autobus e metro. Anzi no, meglio fare quattro passi

Un altro aspetto che si tiene in grande considerazione quando si acquista una casa nuova è la raggiungibilità con i mezzi di trasporto. Le donne che hanno partecipato al sondaggio di Homstate.it hanno confermato questa preferenza, ritenendo molto importante la vicinanza a fermate dell’autobus e della metropolitana. Più importante ancora però risulta essere la distanza da zone densamente trafficate. Per le donne meglio fare quattro passi in più fino alla fermate dei mezzi pubblici piuttosto che vivere nel rumore del traffico urbano.

L’elettrificazione potrebbe ridurre del 60% le emissioni di Co2 in Europa

Tra il 2020 e il 2050 l’elettrificazione potrebbe ridurre in Europa del 60% le emissioni di Co2 derivanti dai combustibili impiegati nei trasporti, negli edifici e nell’industria. A indicare le stime è un rapporto della società di ricerca Bloomberg new energy finance (Bnef), che mette in evidenza gli step necessari affinché i decisori politici dei diversi Paesi incoraggino il “sector coupling”, ovvero la diffusione delle tecnologie basate sull’elettricità nei settori chiave, e semplifichino il processo per il sistema elettrico. Il rapporto, realizzato in collaborazione con Eaton e Statkraft, si intitola Sector Coupling in Europe: Powering Decarbonization, e delinea un percorso di elettrificazione plausibile che tiene in considerazione le politiche attuali dei Paesi presi in esame.

Un mix di cambiamenti diretti e indiretti

L’elettrificazione, si spiega nel rapporto, potrebbe realizzarsi attraverso un mix di cambiamenti diretti e indiretti. I primi implicherebbero una diffusione capillare di veicoli elettrici nei trasporti, e di pompe di calore per il riscaldamento di edifici e in alcuni ambiti industriali. I cambiamenti indiretti, invece, comporterebbero un passaggio al cosiddetto idrogeno verde, prodotto dall’elettrolisi utilizzando elettricità rinnovabile, come combustibile per riscaldare gli edifici e applicato al maggior numero possibile di processi industriali, che altrimenti utilizzerebbero combustibili fossili, riporta Ansa.

È necessario l’intervento dei decisori politici

“L’elettrificazione – commenta Victoria Cuming, head of global policy analysis di Bnef – potrebbe dare un enorme contributo al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dai governi sfruttando la transizione verso un sistema a basse emissioni di carbonio, già in corso nel settore della produzione di energia”.

Tuttavia, per attuare questi cambiamenti sarà necessario l’intervento dei decisori politici. “I governi dovrebbero introdurre incentivi o requisiti per ridurre le emissioni prodotte dal calore degli edifici, sostenere progetti dimostrativi di elettrificazione, oltre a eliminare gli ostacoli alla produzione di idrogeno verde – continua Cuming -. Dovrebbero anche considerare come coinvolgere i consumatori di energia e la società civile alla luce del loro ruolo cruciale nell’abilitare l’elettrificazione di questi nuovi settori”.

Politiche più ambiziose e portare sul mercato altre tecnologie

Secondo il report entro il 2050 il sistema energetico potrebbe necessitare del 75% di capacità di generazione energetica in più rispetto a quanto sarebbe necessario senza il sector coupling, indirizzata principalmente da impianti eolici e solari a basso costo. Inoltre, il sistema elettrico dovrebbe essere più flessibile a causa dei diversi modelli di consumo energetico di riscaldamento e trasporto, riporta AlternativaSostenibile. Contestualmente i settori elettrificati potrebbero creare nuove fonti di questa flessibilità potendo modificare i loro modelli di consumo, a condizione che siano messe in atto le politiche e le tecnologie giuste. Per ridurre ulteriormente le emissioni a zero, i governi dovrebbero introdurre politiche più ambiziose per accelerare il percorso di sector coupling e portare sul mercato altre tecnologie come la cattura, l’uso e lo stoccaggio del carbonio (CCUS). Dovrebbero anche affrontare questioni legate all’agricoltura e all’impiego del suolo.

Niente più rimborsi Irpef per le spese in contanti

Dal primo gennaio 2020 tutte le spese che possono essere detratte dalla dichiarazione Irpef non dovranno essere pagate in contanti. In caso contrario, la detrazione non sarà accettata. Questa importante novità, di cui forse non tutti sono a conoscenza, è stata introdotta con la legge di bilancio 2020, scattata appunto con l’arrivo del nuovo anno. Ed è un’ipotesi che viene considerata anche nei dossier che accompagnano il provvedimento, in cui si stima una riduzione della spesa per i rimborsi con le nuove modalità pari a 496 milioni di euro. E poiché le spese sostenute quest’anno dovranno essere presentate nella dichiarazione dei redditi del 2021, il timore è che ci si renda conto del cambiamento solo dopo aver sbagliato, e di conseguenza, vedersi negata la restituzione del 19% della somma spesa. I contribuenti, quindi, sono avvisati.

Il sistema di pagamento deve essere tracciabile

Per essere chiari, riporta Adnkronos, lo sconto spetta solo a chi paga con versamento bancario o postale, ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili. La norma contenuta nella manovra prevede infatti che ”ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19%” spetta ”a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento” elettronici.

Dalle rate del mutuo all’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico

Più in particolare, le spese che dovranno essere sostenute con queste modalità sono quelle avvenute per i mutui ipotecari per l’acquisto di immobili, quelle per l’istruzione, funebri o per l’assistenza personale. E ancora, le spese sostenute per le attività sportive per ragazzi, per intermediazione immobiliare, per canoni di locazione sostenuti da studenti universitari fuori sede, ed erogazioni liberali. Oppure, quelle relative a beni soggetti a regime vincolistico, le spese veterinarie, i premi per le assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, oppure per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

Unica eccezione, le spese per i medicinali, i dispositivi medici, e le prestazioni sanitarie

Unica eccezione sono ”le detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale”. Nella legge di bilancio non si precisa però quali saranno i documenti che dovranno essere presentati in occasione della dichiarazione dei redditi, visto che i dettagli tecnici dovranno essere definiti dall’Agenzia delle entrate.

Come si viaggerà fra 20 anni? Senza stress e con l’aiuto dei robot

Come si viaggerà fra vent’anni? Gli italiani, quando immaginano il loro futuro anche in merito al settore del travel, desiderano soprattutto liberarsi dello stress. Che, in una visione “fantascientifica”, significa soprattutto viaggiare senza l’incubo delle lingue straniere e rivivere i ricordi delle ferie grazie alla realtà aumentata. È quanto è emerso dall’ultima indagine di eDreams, nota agenzia di viaggi online attiva in tutta Europa,  che ha chiesto a 10.000 viaggiatori provenienti da Italia, Germania, Francia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Portogallo e Stati Uniti come sarà l’esperienza di viaggio tra 20 anni.

Addio barriere linguistiche

Tra vent’anni non ci sarà più l’ansia di dover parlare una lingua diversa dall’italiano. Infatti, il 66% di nostri connazionali pensa che si potrà ovviare a problemi di incomprensione linguistica grazie alla tecnologia che verrà in soccorso dei viaggiatori meno navigati con strumenti all’avanguardia di traduzione simultanea. Tanto temiamo il dover parlare una lingua straniera che, più della media dei paesi interessati dalla ricerca (60%), sperano che le innovazioni tecnologiche puntino a supportarci nel colmare le mancanze linguistiche.

Ricordi immersivi

Tra le rivoluzioni che ci attendono in un futuro neanche tanto lontano, in base ai risultati della ricerca i nostri connazionali abbandoneranno cellulare e macchina fotografica per un’esperienza più immersiva nei ricordi delle vacanze. Fra 20 anni le riunioni a casa di amici e parenti , invece che la proiezione di foto, si caratterizzano per condivisioni immersivi grazie alla realtà virtuale. Il 69% degli italiani, infatti, ritiene che la VR sarà il nuovo modo per immortalare vacanze indimenticabili, con ben 5 punti percentuali in più rispetto alla media dei paesi interessati dall’indagine.

Meno emissioni per l’aereo del futuro

Gli aerei su cui viaggeremo tra 20 anni saranno, secondo quanto evidenziato dalla ricerca, per i nostri connazionali soprattutto veloci (52%) per poter raggiungere celermente anche le destinazioni remote. Una percentuale più alta anche della media dei paesi, che si attesta sul 46%. I velivoli avranno poi a bordo finalmente wi-fi e servizi di streaming (50%) per poter occupare le lunghe ore di volo con film e serie tv. Ma l’aereo dei sogni avrà pure sala cinema e sala giochi, in pieno stile nave da crociera (35%) e comodi letti in tutte le classi (37%). Gli uomini del Bel Paese, dal canto loro, sperano che in futuro si arrivi prima a destinazione, con aerei più veloci (55%) e a zero emissioni perché elettrici (32%).

L’aiuto dei robot Altre migliorie saranno legate a comodità più pratiche: il 54% degli abitanti del Bel Paese vorrebbe, in futuro, velocizzare e snellire le file per il controllo passaporti e poter usufruire di strumenti che semplifichino questioni spinose come dove andare a mangiare o quanto vale la pena vedere quel museo o quell’attrazione, grazie a guide di viaggio personalizzate e futuristiche integrate con consigli di viaggio di esperti o blogger (36%). Mentre i signori uomini italiani sognano di potersi liberare della scocciatura di dover fare la valigia e di stampare i vestiti e l’occorrente direttamente arrivato a destinazione, grazie alle stampanti 3D (29%), le signore sperano di liberarsi di ansie da organizzazione, servite e riverite da robot, incaricati di organizzare e gestire ogni aspetto della vacanza (30%).

Nuove generazioni in azienda: come gestire la convivenza con i Millennials?

Hanno tanti nomi – Millennial Generation, Generation Next, Net Generation – ma più banalmente sono i nati fra l’inizio degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta. Un vero e proprio “popolo” di giovani che oggi rappresenta circa due terzi della forza lavoro mondiale. Ovviamente il cambio generazionale – e spesso la convivenza – con persone di età diverse ha portato qualche scossone nelle aziende, anche nei reparti delle risorse umane. Il motivo è da attribuirsi in primo luogo al fatto che i Millennials, guardando alla propria carriera professionale, cercano qualcosa di diverso rispetto ai predecessori. Prima generazione sempre connessa e globale, quella dei Millennials è costituita soprattutto da lavoratori colti e curiosi, capaci di lavorare ovunque e a qualsiasi orario, a patto però di non sentirsi inseriti in strutture e in schemi troppo rigidi: la capacità di lavorare in ogni posto e in ogni momento, infatti, è una risposta al loro diffuso bisogno di flessibilità.

Flessibilità il primo desiderio

Non stupisce quindi che sia proprio la flessibilità, insieme alla connettività, uno dei desideri maggiori dei dipendenti della Generazione Y. A sottolinearlo è una ricerca di ADP e CorporateLeaders, la quale evidenzia come ci sia bisogno di un cambio di passo da parte dei responsabili HR, proprio per poter sfruttare al meglio le potenzialità dei Millennials. E questo è doppiamente importante ora che, con il definitivo tramontare del “lavoro a vita”, la permanenza dei talenti in azienda dipende dai benefici reciproci per entrambe le parti. Il problema però è che in media le aziende sopravvalutano la propria capacità di soddisfare i potenziali candidati e gli stessi dipendenti.

E questo accade fin dall’inizio, e quindi fin dal processo di selezione del personale: come rilevato dalla ricerca ADB, di fronte al 46% dei recruiter convinto che le prassi di reclutamento aziendali «funzionino bene», solo il 16% dei candidati la pensa allo stesso modo. Si tratta di un divario che indica una sotterranea insoddisfazione, e che continua anche negli step successivi del rapporto lavorativo, tanto che, secondo una ricerca Gallup, solo il 13% della forza lavoro globale dimostra un alto coinvolgimento nella propria attività. Ancora più grave è ciò che emerge dai dati Glassdoor: solo il 50% dei dipendenti è disposto a consigliare il proprio datore di lavoro agli amici.

Come attrarre i giovani talenti?

Le aziende e i rispettivi uffici HR devono quindi migliorare le proprie tecniche per attirare e per trattenere in azienda i talenti della Generazione Y. “Bisogna partire dal presupposto per cui i Millennials hanno esigenze differenti rispetto, per esempio, a quelle della Generazione X” spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati. “Lo stipendio, pur restando importante, passa in secondo piano: è forte il desiderio di crescere e di imparare, e anche la volontà di fare la differenza all’interno dell’azienda. Ecco quindi che le aziende devono investire in formazione, e dare fedback continui ai propri dipendenti. È inoltre necessario rendere il lavoro effettivamente flessibile, senza che il concetto di smart working resti solamente sulla carta: questi sono i primi fondamentali passi per riuscire ad attrarre Millennials talentuosi, e per trattenerli poi in azienda il più possibile”.

Come riconoscere se i nostri figli sono vittime di cyberbullismo

Aumenta il bullismo da tastiera. Attacchi ripetuti, continui, offensivi e sistematici sono all’ordine del giorno, soprattutto su internet. E in Italia è un fenomeno abbastanza radicato, che colpisce soprattutto i giovanissimi. La percentuale di coloro che dichiarano di aver subìto azioni di cyberbullismo infatti cala con l’età, e se il 10,1% degli undicenni dichiara di averle subite, a 13 anni la percentuale scende all’8,5%, e a 15 anni al 7%. Le vittime sono soprattutto i bambini che si affacciano nel mondo dei social in modo ingenuo e del tutto impreparato. Lo conferma un sondaggio del sistema di sorveglianza HBSC 2018 promosso dal Ministero della Salute.

Il 43% dei bambini americani è stata vittima di attacchi sui social

Il verdetto è ancora più preoccupante per l’American Academy of Pediatrics, che riporta dati allarmanti. Secondo l’associazione il 43% dei bambini e dei teenager americani è stata vittima di attacchi sui social, e il 58% di questi non ne parla con i genitori. D’altronde, basta dare al proprio figlio un telefonino o un tablet per esporlo al rischio, ricordano anche gli esperti di NetNanny, company di software di parental-control. In ogni caso, una volta percepiti segnali di allarme, inviati dai ragazzi anche in modo inconsapevole, è necessario creare un rapporto di fiducia. Che nasce se i genitori si dedicano all’ascolto, senza giudizi né rimproveri.

Segnale n 1, aumento di nervosismo o il rifiuto di andare a scuola

Ma quali sono i segnali per capire se un ragazzo è vittima di cyberbullismo? I sintomi sono più o meno evidenti, riporta Ansa, ma spesso vengono trascurati. NetNanny ha raccolto i 10 segnali più comuni, e in cima ai sintomi c’è un aumento di nervosismo o il rifiuto di andare a scuola. Il secondo segnale d’allarme appare quando il bambino risulta particolarmente irascibile e ansioso dopo che ha chattato o usato i social. Mentre il terzo riguarda lo stato d’animo del ragazzo mentre usa i dispositivi digitali. Si arrabbia a tal punto da sbattere la tastiera o il telefono? Può succedere che le vittime reagiscano con rabbia per prendere le distanze dai bulli.

Se il bambino è depresso, si isola o parla di suicidio

Il quarto campanello d’allarme dovrebbe accendersi quando il bambino non vuole condividere informazioni sul proprio account con i genitori, e il quinto la perdita inspiegabile di peso o l’aumento ponderale improvviso. Oppure ha mal di testa, mal di stomaco e difficoltà a mangiare. Il sesto segnale è la difficoltà a dormire di notte ed essere sonnolenti durante il giorno, il settimo indizio invece è un progressivo calo di interessi verso gli hobby o le attività che generalmente venivano svolte con piacere. Se poi il bambino appare depresso o antisociale (8), si isola da amici e parenti (9), o inizia a parlare di suicidio è indispensabile contattare immediatamente uno specialista, coinvolgendo subito la scuola.

Donazioni su Facebook, raccolti 2 miliardi di dollari

In quattro anni le donazioni effettuate tramite Facebook sono arrivate a superare 2 miliardi di dollari, di cui la metà, 1 miliardo di dollari, proviene dalle raccolte fondi organizzate dagli utenti per il proprio compleanno. Facebook ha iniziato a offrire la possibilità di raccogliere donazioni nel 2015, con un’iniziativa ispirata alla celebre Ice Bucket Challenge, la campagna virale attivata sul web e sostenuta da alcune celebrità per aiutare attraverso le donazioni la ricerca sulla Sla (sclerosi laterale amiotrofica). L’Ice Bucket Challenge invitava le persone a filmarsi mentre si versavano in testa un secchio d’acqua gelata. E Facebook ha seguito l’esempio dell’iniziativa, mettendo a disposizione degli utenti la possibilità di raccogliere fondi per sostenere una causa o un’organizzazione.

Oltre 45 milioni di persone hanno donato o creato una raccolta fondi sul social network

A oggi, dalle grandi Ong ai singoli cittadini, oltre 45 milioni di persone hanno donato o creato una raccolta fondi su Facebook, una cifra più che raddoppiata negli ultimi 10 mesi, mostrando una crescente adozione degli strumenti di beneficenza forniti dalla piattaforma. Ad annunciare il traguardo è il social network, che sottolinea come 1 miliardo di dollari provenga soltanto dalle raccolte fondi attivate dagli utenti per il proprio compleanno.

Strumenti per la beneficenza online usati dalle Ong e dai singoli cittadini

In Italia, come nel resto del mondo, gli strumenti per la beneficenza sono usati da diverse organizzazioni no profit, tra cui l’Ail, l’associazione italiana contro la leucemia, e Dynamo Camp, che offre gratuitamente programmi di terapia ricreativa a bambini e ragazzi affetti da patologie gravi o croniche. Molte sono anche le raccolte dei singoli utenti, come quella di Paola per donare un defibrillatore alla città di Cefalù, o quella per comprare un impianto di videosorveglianza per Angelo e Andrea, una coppia vittima di aggressioni di matrice omofoba.

Le più gettonate le raccolte lanciate in occasione del compleanno

Ad andare per la maggiore, spiega la compagnia di Mark Zuckerberg, sono però le raccolte che gli utenti lanciano in occasione del proprio compleanno, invitando gli amici a donare per sostenere le cause in cui credono: dalla Ong che assiste i senzatetto al rifugio per animali. Elio, ad esempio, per il suo compleanno è riuscito a raccogliere 3.400 euro in favore di Green Cross Italia, mentre gli amici di Anna per i suoi 40 anni hanno donato 1.400 euro alla Epsylon Onlus, che opera a sostegno dell’infanzia disagiata, riporta Ansa.

Dallo scorso luglio però le raccolte fondi sono sbarcate anche sulle Storie di Instagram attraverso lo sticker “donazioni”, che consente di avviare campagne della durata di 24 ore.
  

I millennial italiani viaggiano all’estero, ma tagliano il budget

I millennial italiani viaggiano di più, e soprattutto oltreconfine, ma allo stesso tempo hanno ridotto la spesa per le vacanze. La tendenza quindi è quella di scegliere destinazioni europee per i proprio viaggi, poiché i millennial preferiscono dedicare più weekend a una trasferta anziché partire per un unico, e molto più costoso, viaggio a lungo raggio. Secondo Revolut, fintech europea, i viaggiatori italiani che appartengono alla fascia dei millennial tra gennaio 2018 e agosto 2019 hanno tagliato il proprio budget per le vacanze del 5% circa. Ma la percentuale di chi viaggia nello stesso periodo aumenta del 23%. 

Destinazioni europee le più gettonate

Revolut ha analizzato le abitudini di spesa e le destinazioni di viaggio dei millennial europei. E se i dati raccolti mostrano che i millennial italiani sentono la necessità di spostarsi e scoprire nuove mete devono però misurarsi con l’aumento del costo della vita. Per questo motivo le destinazioni più gettonate nel 2019 dai giovani italiani sono quasi tutte in Europa, come Regno Unito, Spagna, Francia, e Paesi Bassi, a eccezione degli Stati Uniti, una meta sempre al top per i viaggiatori italiani di tutte le età. Le destinazioni meno visitate dai millennial nostrani risultano invece Gibilterra, Nepal, Cuba, Uruguay ed Ecuador. Probabilmente a causa dei prezzi dei voli e delle molte ore necessarie per raggiungere tali mete.

Si riduce la spesa media giornaliera per le vacanze. Italiani al 3° posto tra chi spende meno

In media,la spesa media dei millennial italiani durante le vacanze 2019 è stata 40,30 euro al giorno, mentre nel 2018 era pari a 42,20 euro. Secondo Revolut il decremento della spesa è un trend riscontrato anche tra gli altri millennial europei, e riflette l’effetto dell’aumento dei prezzi, della stagnazione degli spendi e della “coda” della crisi economica del 2008. Pertanto gli italiani sono al terzo posto tra i millennial europei che spendono meno in viaggio. Spendono una cifra inferiore solo gli slovacchi (34,40 euro/giorno) e i lituani (35,80). I millennial europei che invece spendono di più sono i ciprioti (77,70), gli inglesi (68,40) e i norvegesi (60,30).

Maldive le più care, Polonia la meta più economica

Ma i dati Revolut rivelano anche i Paesi in cui i millennial italiani hanno speso di più in vacanza: primo fra tutti le Maldive, in cui la spesa media giornaliera è stata di 212,67 euro. In ogni caso, Maldive, Emirati Arabi Uniti e Bahamas sono state anche le destinazioni più costose per la maggior parte degli europei, che hanno speso centinaia di euro al giorno per poter godere di una vacanza esclusiva. Di contro, la destinazione dove i millennial italiani hanno speso di meno è la Polonia, con una spesa media di 25,25 euro al giorno. E tra i Paesi più economici in fatto di vacanze emergono anche l’Estonia e il Venezuela. Due mete in cui i millennial europei hanno speso meno denaro nel 2019. 

Sistemi operativi: il 41% degli utenti non aggiorna i propri. I rischi secondo gli esperti

I sistemi operativi invecchiano, e una gran parte degli utenti – siano essi privati cittadini o aziende – non li aggiorna. I numeri sono importanti: anche se esistono versioni più moderne, circa il 41% degli utenti continua a utilizzare un sistema operativo desktop non supportato o prossimo alla fine del proprio ciclo di vita come Windows XP o Windows 7. Parallelamente, il 40% delle micro-imprese (VSB) e il 48% delle Pmi e delle grandi aziende si affida ancora a questi sistemi. La conseguenza di questa fedeltà a sistemi operativi ormai obsoleti? Un reale rischio per la sicurezza. Lo affermano gli esperti di Kaspersky Lab.

Vulnerabilità a rischio hacker

“Nella maggior parte dei casi, la fine del ciclo di vita di un sistema operativo implica il mancato rilascio di ulteriori aggiornamenti da parte del fornitore, inclusi quelli relativi alla sicurezza informatica. I ricercatori di sicurezza o i criminali informatici, però, potrebbero scoprire vulnerabilità non ancora conosciute all’interno di questi sistemi” riferiscono gli esperti. “Queste vulnerabilità potrebbero essere utilizzate nei cyber-attacchi e, considerato che in questi casi non sono previste delle patch, gli utenti rimarrebbero esposti”.

I “vecchi” Windows ancora in uso

Anche le aziende “peccano” di scarso aggiornamento. Qualche dato diffuso da Kaspersky: il 2% degli utenti privati e l’1% delle workstation utilizzate dalle micro-imprese si affida a Windows XP, sistema operativo non più supportato da oltre 10 anni. Lo 0,3% degli utenti privati e lo 0,2% delle micro-imprese continua a preferire Windows Vista, per il quale il supporto mainstream è terminato sette anni fa. Percentuali fra lo 0,4% e l’1% di chi usa ancora Windows 8, non più supportato da gennaio 2016, sebbene l’upgrade a Windows 8.1 fosse gratuito. Il numero di piccole, medie e grandi imprese che impiegano Windows 7 e la più recente versione Windows 10 (il 47% delle workstation adopera questo SO) si equivale.

Preoccupazione per l’uso di sistemi obsoleti

“Le statistiche mostrano che una quota significativa di utenti, sia di aziende che di privati, utilizza ancora workstation con un sistema operativo obsoleto o al termine del ciclo di vita. L’utilizzo diffuso di Windows 7 desta non poche preoccupazioni, poiché fra meno di sei mesi questa versione non sarà più supportata” ha commentato Alexey Pankratov, Enterprise Solutions Manager di Kaspersky. “Le ragioni alla base di questo ritardo variano a seconda del software in uso (che potrebbe non essere in grado di funzionare con le versioni più recenti del sistema operativo) per ragioni economiche o per semplice abitudine. Un vecchio sistema operativo senza patch è un rischio per la sicurezza informatica e il costo di un incidente potrebbe essere sostanzialmente superiore al costo dell’aggiornamento. Per questo motivo consigliamo ai clienti di passare alle versioni più aggiornate e di assicurarsi che siano disponibili strumenti di sicurezza aggiuntivi durante il periodo di transizione”.

Eliminare le app superflue aiuta a sentirsi più efficienti

Qual è il rapporto degli italiani con le app, quante ne vengono realmente utilizzate e quali sono ritenute indispensabili? Dalla musica alla prenotazione di un ristorante fino al calcolo delle calorie, gran parte delle nostre azioni quotidiane si basa sull’utilizzo di app. In realtà, quelle che davvero vengono utilizzate con regolarità sono molto meno di quelle installate, infatti, escluse quelle per i social network, per il 53% degli italiani le app utilizzate quotidianamente si contano sulle dita di una mano. Dato che non sorprende se si considera che un quarto delle app presenti sul proprio smartphone sono state utilizzate solo una volta negli ultimi sei mesi. Inoltre, se il 66% degli italiani ha almeno 2 app che svolgono la stessa funzione l’eliminazione di quelle superflue fa sentire più organizzati ed efficienti.

Una vita basata sulle app

Lo rivela una ricerca commissionata da Trainline sulle abitudini degli italiani riguardo l’organizzazione del proprio smartphone. Ma nonostante il sovrappopolamento di app sui telefonini quando si tratta di stilare l’elenco delle app a cui proprio non si rinuncerebbero mai, gli italiani hanno le idee chiare. Al di fuori di app di messaggistica e social network, il 54% considera must-have le app di meteo (percentuale che per gli over 55 arriva addirittura al 67,4%), seguite da quelle per ascoltare musica (52,9%, e per i ragazzi dai 16 ai 24 anni 67,3%), e quelle di viaggio (38,1%, e più del 43% se si considera la fascia di età dai 35 ai 44 anni).

Due app con la stessa funzione

Anche la sovrapposizione di app diverse con scopi simili, se non addirittura uguali, risulta un trend rilevante. Il 66% degli italiani afferma infatti di avere sul proprio smartphone almeno 2 app che svolgono la stessa funzione.  “L’attaccamento che nutriamo per gli oggetti, da cui spesso non riusciamo a staccarci, pare diventare ancora più estremo nella nostra relazione con le app – commenta Sabrina Toscani -. Non importa se siano gratuite o non funzionali, se non le usiamo da mesi e non ci ricordiamo nemmeno esattamente a cosa dovrebbero servire: disinstallare un’app pare una missione impossibile”.

Parola d’ordine decluttering

Dall’inglese to declutter, ovvero mettere in ordine, fare spazio, il decluttering è più di un semplice riordino, si tratta infatti di una filosofia di vita orientata all’essenziale e finalizzata a portare benefici. Questa riorganizzazione ben si applica anche allo smartphone, tanto che più di 1 italiano su 2 (52,6%) ritiene che l’eliminazione di app superflue dal proprio telefono faccia sentire più organizzati. Anche l’aspetto emotivo risulta essere rilevante. Il decluttering del proprio smartphone sembrerebbe infatti portare calma e tranquillità per il 21% degli intervistati.

“Eliminare il superfluo, e quindi cancellare le app inutilizzate, dona una sensazione di leggerezza perché ciò che era pieno di improvviso si svuota – aggiunge Sabrina Toscani, Professional Organiser e fondatrice di Organizzare Italia Toscani – lasciando spazio al nuovo che altrimenti non troverebbe posto”.