Quale piano cottura scegliere?

Trovare il piano cottura perfetto non è così complicato. Devi solo avere le idee chiare su come cucini (che tipo di piatti prepari, quanti ospiti hai di solito a casa) e scegliere in base alle tue esigenze. In genere si preferisce una soluzione efficiente, sicura, con una presenza elegante, che disponga di tecnologie moderne e che ovviamente si adatti alla tua cucina e al tuo stile di vita.

Dall’avanguardia alla tradizione

In breve, scegliere un tipo di piano cottura o un altro è una questione di esigenze quotidiane, stili di cottura e…preferenze dello chef! Per quel che riguarda le piastre ad induzione, le pentole vengono riscaldate direttamente sulle piastre, dunque non sul vetro. Il calore generato scompare rapidamente dopo aver spento la piastra. Inoltre, alcuni modelli incorporano zone Flex Induction, ovvero un’area per cucinare il più liberamente possibile. Puoi preparare il caffè, scaldare il latte e preparare frittelle allo stesso tempo, poiché questa soluzione ti permette di cucinare contemporaneamente con contenitori di diverse dimensioni e forme, senza sprecare energia.

Inoltre, funzioni come il controllo della temperatura  consentono di immettere il cibo alla temperatura ottimale, per una cucina più salutare. Per questo bisogna valutare bene le offerte elettrodomestici nel momento in cui si decide di acquistare un piano cottura.

I piani cottura in vetroceramica consumano più energia rispetto quelli a induzione, ma consente di sfruttare il calore residuo una volta che il fuoco è spento, sia per continuare la cottura sia per mantenere il cibo caldo. Inoltre incorporano un’ampia varietà di funzioni come la programmazione del tempo di cottura in ciascuna zona.

I piani cottura cottura a gas sorprendono per la loro funzionalità, sicurezza e design.

Quelli di nuova generazione incorporano un dispositivo di autoaccensione, ed il loro design si è evoluto molto nel corso degli anni. Oggi si può scegliere tra il classico acciaio inossidabile per la base e le finiture in vetro nero. È una qualcosa che, oltre a fornire un’estetica imbattibile, facilita la pulizia del dispositivo.

Acquistare o vendere un immobile a Monza

L’agenzia Giordano Mischi opera da oltre trent’anni nel settore immobiliare, e la sua affidabilità e serietà sono ampiamente riconosciute. L’agenzia è specializzata in soluzioni abitative di prestigio nella zona di Monza e della Brianza: parliamo dunque di immobili di lusso ma anche ville a Monza, attici ed altre soluzioni d’alto profilo. Lo staff garantisce sempre una consulenza chiara ed efficace, grazie all’immensa passione per questo lavoro ed il costante aggiornamento su ogni aspetto di questo settore. Passione e voglia di migliorarsi sono infatti dei capisaldi di questa rinomata agenzia, e rappresentano due fattori che le hanno consentito di ottenere grandi consensi e soprattutto la soddisfazione di chi ha già provato il servizio.

Se la tua necessità è quella di individuare un immobile o una villa che possa fare al caso tuo, l’agenzia Giordano Mischi si occuperà per te di effettuare specifiche valutazioni circa le potenzialità e le caratteristiche di ciascun immobile, fornendoti al tempo stesso consulenza tecnica per eventuali interventi di ristrutturazione e assistenza legale dall’inizio alla fine della tua esperienza d’acquisto. Se desideri invece  vendere un immobile, l’agenzia si occuperà di effettuare per te specifiche ricerche di mercato e studio dei migliori canali per la compravendita. Saranno adottate inoltre adeguate campagne pubblicitarie, conformi al livello di privacy richiesto dal cliente, e verranno forniti report periodici per aggiornare sull’efficacia della strategia di vendita e sulle visite effettuate da coloro che si sono mostrati interessati all’acquisto.

Il livello del servizio offerto è dunque davvero di prim’ordine, e ciò pone l’agenzia immobiliare Giordano Mischi in cima alle preferenze di quanti desiderano acquistare o vendere un immobile a Monza e in Brianza. È possibile fissare un appuntamento con un consulente contattando il recapito telefonico 0392315115, e la sede si trova in Via Italia 39 a Monza, all’interno di un elegante edificio storico.

Eventi Aziendali di Successo con New Team Eventi

Riuscire a ideare, pianificare e organizzare un evento aziendale di successo richiedere importante conoscenza del settore e capacità organizzative. Ogni aspetto va pianificato e organizzato con grande cura, in quanto anche il più piccolo dettaglio può assumere un ruolo importante nell’insieme delle cose. Il fine è quello di fare in modo che tutti gli ospiti intervenuti all’evento possano trascorrere una esperienza piacevole e rilassante nel corso della manifestazione. Per far ciò è dunque necessaria una grande capacità organizzativa, l’unico mezzo attraverso il quale è possibile raggiungere grandi traguardi.

Spesso chi, internamente all’azienda, viene incaricato di provvedere all’organizzazione dell’evento, non sempre ha le conoscenze e le capacità per poter pianificare e dare vita ad una manifestazione così importante, con il rischio di vanificare il lavoro di mesi e dare luogo ad un cattivo ritorno di immagine. Proprio per evitare spiacevoli situazione di questo tipo, sono oggi tante le aziende che affidano l’organizzazione del proprio evento aziendale all’agenzia comunicazione Milano New Team Eventi, una solida realtà del settore con grande conoscenza del territorio e delle risorse a disposizione, che farà in modo tu possa avere il ritorno d’immagine che avevi preventivato.

Un evento organizzato a regola d’arte e servizi scelti per te con estrema cura: dalla location migliore per accogliere i tuoi ospiti al rinfresco più adeguato, dai servizi fotografici agli impianti audio e video, dalla scelta delle hostess ai servizi di interpretariato agli inviti, nessun aspetto sarà trascurato. Sarà chiaro anche agli ospiti il livello estremo di cura ed organizzazione che avvolge l’evento, il che contribuirà a rendere agli occhi del cliente la tua azienda ed il tuo marchio come affidabili e di valore. Per qualsiasi tipo di richiesta o informazione puoi contattare New Team Eventi al recapito telefonico 0396260808, otterrai rapidamente le informazioni di cui hai bisogno.

I millennial italiani viaggiano all’estero, ma tagliano il budget

I millennial italiani viaggiano di più, e soprattutto oltreconfine, ma allo stesso tempo hanno ridotto la spesa per le vacanze. La tendenza quindi è quella di scegliere destinazioni europee per i proprio viaggi, poiché i millennial preferiscono dedicare più weekend a una trasferta anziché partire per un unico, e molto più costoso, viaggio a lungo raggio. Secondo Revolut, fintech europea, i viaggiatori italiani che appartengono alla fascia dei millennial tra gennaio 2018 e agosto 2019 hanno tagliato il proprio budget per le vacanze del 5% circa. Ma la percentuale di chi viaggia nello stesso periodo aumenta del 23%. 

Destinazioni europee le più gettonate

Revolut ha analizzato le abitudini di spesa e le destinazioni di viaggio dei millennial europei. E se i dati raccolti mostrano che i millennial italiani sentono la necessità di spostarsi e scoprire nuove mete devono però misurarsi con l’aumento del costo della vita. Per questo motivo le destinazioni più gettonate nel 2019 dai giovani italiani sono quasi tutte in Europa, come Regno Unito, Spagna, Francia, e Paesi Bassi, a eccezione degli Stati Uniti, una meta sempre al top per i viaggiatori italiani di tutte le età. Le destinazioni meno visitate dai millennial nostrani risultano invece Gibilterra, Nepal, Cuba, Uruguay ed Ecuador. Probabilmente a causa dei prezzi dei voli e delle molte ore necessarie per raggiungere tali mete.

Si riduce la spesa media giornaliera per le vacanze. Italiani al 3° posto tra chi spende meno

In media,la spesa media dei millennial italiani durante le vacanze 2019 è stata 40,30 euro al giorno, mentre nel 2018 era pari a 42,20 euro. Secondo Revolut il decremento della spesa è un trend riscontrato anche tra gli altri millennial europei, e riflette l’effetto dell’aumento dei prezzi, della stagnazione degli spendi e della “coda” della crisi economica del 2008. Pertanto gli italiani sono al terzo posto tra i millennial europei che spendono meno in viaggio. Spendono una cifra inferiore solo gli slovacchi (34,40 euro/giorno) e i lituani (35,80). I millennial europei che invece spendono di più sono i ciprioti (77,70), gli inglesi (68,40) e i norvegesi (60,30).

Maldive le più care, Polonia la meta più economica

Ma i dati Revolut rivelano anche i Paesi in cui i millennial italiani hanno speso di più in vacanza: primo fra tutti le Maldive, in cui la spesa media giornaliera è stata di 212,67 euro. In ogni caso, Maldive, Emirati Arabi Uniti e Bahamas sono state anche le destinazioni più costose per la maggior parte degli europei, che hanno speso centinaia di euro al giorno per poter godere di una vacanza esclusiva. Di contro, la destinazione dove i millennial italiani hanno speso di meno è la Polonia, con una spesa media di 25,25 euro al giorno. E tra i Paesi più economici in fatto di vacanze emergono anche l’Estonia e il Venezuela. Due mete in cui i millennial europei hanno speso meno denaro nel 2019. 

Sistemi operativi: il 41% degli utenti non aggiorna i propri. I rischi secondo gli esperti

I sistemi operativi invecchiano, e una gran parte degli utenti – siano essi privati cittadini o aziende – non li aggiorna. I numeri sono importanti: anche se esistono versioni più moderne, circa il 41% degli utenti continua a utilizzare un sistema operativo desktop non supportato o prossimo alla fine del proprio ciclo di vita come Windows XP o Windows 7. Parallelamente, il 40% delle micro-imprese (VSB) e il 48% delle Pmi e delle grandi aziende si affida ancora a questi sistemi. La conseguenza di questa fedeltà a sistemi operativi ormai obsoleti? Un reale rischio per la sicurezza. Lo affermano gli esperti di Kaspersky Lab.

Vulnerabilità a rischio hacker

“Nella maggior parte dei casi, la fine del ciclo di vita di un sistema operativo implica il mancato rilascio di ulteriori aggiornamenti da parte del fornitore, inclusi quelli relativi alla sicurezza informatica. I ricercatori di sicurezza o i criminali informatici, però, potrebbero scoprire vulnerabilità non ancora conosciute all’interno di questi sistemi” riferiscono gli esperti. “Queste vulnerabilità potrebbero essere utilizzate nei cyber-attacchi e, considerato che in questi casi non sono previste delle patch, gli utenti rimarrebbero esposti”.

I “vecchi” Windows ancora in uso

Anche le aziende “peccano” di scarso aggiornamento. Qualche dato diffuso da Kaspersky: il 2% degli utenti privati e l’1% delle workstation utilizzate dalle micro-imprese si affida a Windows XP, sistema operativo non più supportato da oltre 10 anni. Lo 0,3% degli utenti privati e lo 0,2% delle micro-imprese continua a preferire Windows Vista, per il quale il supporto mainstream è terminato sette anni fa. Percentuali fra lo 0,4% e l’1% di chi usa ancora Windows 8, non più supportato da gennaio 2016, sebbene l’upgrade a Windows 8.1 fosse gratuito. Il numero di piccole, medie e grandi imprese che impiegano Windows 7 e la più recente versione Windows 10 (il 47% delle workstation adopera questo SO) si equivale.

Preoccupazione per l’uso di sistemi obsoleti

“Le statistiche mostrano che una quota significativa di utenti, sia di aziende che di privati, utilizza ancora workstation con un sistema operativo obsoleto o al termine del ciclo di vita. L’utilizzo diffuso di Windows 7 desta non poche preoccupazioni, poiché fra meno di sei mesi questa versione non sarà più supportata” ha commentato Alexey Pankratov, Enterprise Solutions Manager di Kaspersky. “Le ragioni alla base di questo ritardo variano a seconda del software in uso (che potrebbe non essere in grado di funzionare con le versioni più recenti del sistema operativo) per ragioni economiche o per semplice abitudine. Un vecchio sistema operativo senza patch è un rischio per la sicurezza informatica e il costo di un incidente potrebbe essere sostanzialmente superiore al costo dell’aggiornamento. Per questo motivo consigliamo ai clienti di passare alle versioni più aggiornate e di assicurarsi che siano disponibili strumenti di sicurezza aggiuntivi durante il periodo di transizione”.

Eliminare le app superflue aiuta a sentirsi più efficienti

Qual è il rapporto degli italiani con le app, quante ne vengono realmente utilizzate e quali sono ritenute indispensabili? Dalla musica alla prenotazione di un ristorante fino al calcolo delle calorie, gran parte delle nostre azioni quotidiane si basa sull’utilizzo di app. In realtà, quelle che davvero vengono utilizzate con regolarità sono molto meno di quelle installate, infatti, escluse quelle per i social network, per il 53% degli italiani le app utilizzate quotidianamente si contano sulle dita di una mano. Dato che non sorprende se si considera che un quarto delle app presenti sul proprio smartphone sono state utilizzate solo una volta negli ultimi sei mesi. Inoltre, se il 66% degli italiani ha almeno 2 app che svolgono la stessa funzione l’eliminazione di quelle superflue fa sentire più organizzati ed efficienti.

Una vita basata sulle app

Lo rivela una ricerca commissionata da Trainline sulle abitudini degli italiani riguardo l’organizzazione del proprio smartphone. Ma nonostante il sovrappopolamento di app sui telefonini quando si tratta di stilare l’elenco delle app a cui proprio non si rinuncerebbero mai, gli italiani hanno le idee chiare. Al di fuori di app di messaggistica e social network, il 54% considera must-have le app di meteo (percentuale che per gli over 55 arriva addirittura al 67,4%), seguite da quelle per ascoltare musica (52,9%, e per i ragazzi dai 16 ai 24 anni 67,3%), e quelle di viaggio (38,1%, e più del 43% se si considera la fascia di età dai 35 ai 44 anni).

Due app con la stessa funzione

Anche la sovrapposizione di app diverse con scopi simili, se non addirittura uguali, risulta un trend rilevante. Il 66% degli italiani afferma infatti di avere sul proprio smartphone almeno 2 app che svolgono la stessa funzione.  “L’attaccamento che nutriamo per gli oggetti, da cui spesso non riusciamo a staccarci, pare diventare ancora più estremo nella nostra relazione con le app – commenta Sabrina Toscani -. Non importa se siano gratuite o non funzionali, se non le usiamo da mesi e non ci ricordiamo nemmeno esattamente a cosa dovrebbero servire: disinstallare un’app pare una missione impossibile”.

Parola d’ordine decluttering

Dall’inglese to declutter, ovvero mettere in ordine, fare spazio, il decluttering è più di un semplice riordino, si tratta infatti di una filosofia di vita orientata all’essenziale e finalizzata a portare benefici. Questa riorganizzazione ben si applica anche allo smartphone, tanto che più di 1 italiano su 2 (52,6%) ritiene che l’eliminazione di app superflue dal proprio telefono faccia sentire più organizzati. Anche l’aspetto emotivo risulta essere rilevante. Il decluttering del proprio smartphone sembrerebbe infatti portare calma e tranquillità per il 21% degli intervistati.

“Eliminare il superfluo, e quindi cancellare le app inutilizzate, dona una sensazione di leggerezza perché ciò che era pieno di improvviso si svuota – aggiunge Sabrina Toscani, Professional Organiser e fondatrice di Organizzare Italia Toscani – lasciando spazio al nuovo che altrimenti non troverebbe posto”.

Una coppia su cinque si lascia dopo le vacanze

Per molti italiani le vacanze sono già iniziate, e i giorni del tanto agognato relax estivo spesso sono anche l’occasione per riflettere, fare bilanci, trarre conclusioni, e prendere decisioni importanti. Tanto che al ritorno delle vacanze una coppia su 5 decide di interrompere il rapporto.

I cambiamenti, però, non riguardano solo la vita di coppia, e tra le iniziative che si progetta di intraprendere quando si è in vacanza figurano anche il provare nuove esperienze sessuali, cominciare un’avventura, lasciare il lavoro, trasferirsi, o adottare un animale domestico. Almeno, secondo il motore di ricerca di voli e hotel Jetcost, che ha condotto un sondaggio nell’ambito di uno studio sulle esperienze vacanziere degli italiani.

Lasciare il lavoro, divorziare, rimettersi in forma i primi tre “buoni propositi”

A tutti i 1000 intervistati Jetcost ha chiesto se avessero considerato in qualche modo di “cambiare la propria vita” dopo le vacanze, e quasi tre quarti di loro (74%) ha risposto di sì. E alla domanda relativa a quale tipo di decisione importante avessero preso, al 1° posto è risultato Lasciare il lavoro (26%), seguito da Divorziare o lasciare il compagno/a (21%), e Rimettersi in forma (18%). Il 17% degli italiani progetta invece di Avere figli, il 15% di Prendere un animale domestico, e il 13% di Traslocare.

Avviare un’impresa, inseguire un sogno, o cambiare religione

L’11% degli intervistati, poi, dopo le vacanze desidera Avviare un’impresa, il 10% decide di Inseguire un sogno dimenticato, come scrivere, cantare, dipingere, il 9% sogna di Provare nuove esperienze sessuali, e il 7% è determinato a Iniziare un flirt. Inoltre, tre intervistati hanno risposto di aver deciso di cambiare religione. A tutti coloro che hanno rivelato di aver deciso di cambiare la loro vita, è stato chiesto come avessero reagito amici e familiari. E il 63% ha ammesso che amici e familiari dubitavano che la decisione fosse stata presa in vacanza, ma fosse maturata da molto tempo.

Riflettere prima di prendere una decisione che potrebbe cambiare per sempre la vita

“Passare 24 ore al giorno con il partner durante le vacanze può essere una lama a doppio taglio – dichiara un portavoce di Jetcost -. C’è chi decide di divorziare o lasciarsi, chi decide di avere figli o addirittura chi decide di avere una relazione extraconiugale. Dalle risposte, comunque, emerge che è bene riflettere a mente fredda sulle cose importanti e non basarsi sull’esperienza di pochi giorni. D’altro canto, però, le vacanze sono anche un momento spensierato in cui ci si può concedere del tempo per pensare a se stessi e capire che tipo di vita si vorrebbe vivere.”

Un’occasione quindi da sfruttare per ricaricarsi prima di prendere una decisione che potrebbe cambiare per sempre la vita.

Contro la jobless society servono formazione e New Deal

Stiamo andando verso una jobless society, una società senza lavoro. “Nella prospettiva delle società contemporanee c’è la possibilità che il lavoro diminuisca – afferma Enzo Mingione della Fondazione Feltrinelli -. C’è uno scenario in cui, soprattutto nei paesi più avanzati, il lavoro è meno sicuro e meno pagato”. Insomma, un lavoro “cattivo”, che vede crescere occupazioni temporanee, poco pagate, e part time involontari.

Di questo si è occupato il Jobless Society Forum, l’osservatorio sui cambiamenti del mondo del lavoro che ha concluso il suo ciclo di appuntamenti con l’evento Lo stato del lavoro alla Fondazione Feltrinelli di Milano. Un evento per ragionare sullo Stato, sulla politica e su come possano arginare questa trasformazione della società.

Le professioni saranno sostituite dai robot

Tra i cambiamenti nel mondo del lavoro degli ultimi anni, in un’era digitale e globale, c’è ad esempio l’automatizzazione. Secondo Robert Wade, professore alla London School of Economics and Political Science, “I robot e l’intelligenza artificiale stanno rimpiazzando molte mansioni, ma non ancora lavori veri e propri – spiega -. Credo però che man mano che i software miglioreranno, acquisiranno sempre più in fretta la capacità di sostituirsi al pensiero e al giudizio dell’uomo. In un prossimo futuro si sostituiranno quindi anche le professioni: non solo, come sta succedendo già a lavoratori industriali e agli operai, ad esempio, ma anche a impiegati, avvocati, commercialisti, servizio clienti o radiologi”.

Formazione e reddito minimo garantito

Si deve puntare quindi sulla formazione e sulle politiche del lavoro. “Le persone che lo hanno perso dovrebbero poter accedere facilmente alla formazione, a corsi pubblici di istruzione, essere in grado di acquisire nuove competenze per trovare un nuovo lavoro”, aggiunge Wade. La formazione è fondamentale poi, se accompagnata da un reddito minimo garantito, come accade in Danimarca con il sistema di Flexicurity, “che consente alle persone di vivere in modo decente: è una combinazione fondamentale per una società più civile”.

“Recuperare uno spirito progettuale condiviso dalle istituzioni e degli enti locali”

Anche secondo l’economista Laura Pennacchi, il “dramma” del lavoro di oggi oltre ai bassi salari o agli orari, è anche il fatto che “l’innovazione tecnologica non viene diretta da un operatore pubblico illuminato, ma va verso la sostituzione al lavoro. Questo creerà sempre meno lavoro stabile”. Il capitalismo e l’innovazione tecnologica se lasciate a se stesse vanno verso una jobless society, “ma non possiamo rassegnarci a questo”, sottolinea Pennacchi. L’economista inoltre è critica nei confronti delle politiche di assistenzialismo come il reddito di cittadinanza, “misure che richiedono molte risorse e hanno risultati poco soddisfacenti- puntualizza ancora Pennacchi -. Si dovrebbe invece recuperare uno spirito progettuale condiviso dalle istituzioni e degli enti locali come furono le brigate del Lavoro e del New Deal di Roosevelt”.

 

Dalle Università di Padova e Harvard arrivano i pantaloni anti-cadute per gli anziani

L’instabilità rappresenta la prima causa di cadute fra gli anziani, con il relativo rischio di fratture e aumento della disabilità, nonché dei costi sanitari e sociali correlati. L’invecchiamento fisiologico modifica infatti il controllo muscolare e la percezione del corpo nello spazio, condizionando la postura e la stabilità durante la marcia. Ma in aiuto arrivano i pantaloni anti-cadute, che tengono in piedi gli anziani e li aiutano a muoversi mantenendo l’equilibrio. Si tratta di una sorta di esoscheletro morbido, con l’integrazione di biosegnali muscolari e cerebrali che riducono l’instabilità della marcia.

Prima fase del progetto: mappare il controllo del cammino

I pantaloni anti-cadute sono al centro del progetto di prevenzione delle cadute nella popolazione anziana, condotto dall’università di Padova in collaborazione con la Harvard Medical School. Il progetto, finanziato dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, si articola in due fasi sequenziali. Nel corso della prima fase, nel Laboratorio di Analisi del movimento, Unità di Riabilitazione, verranno acquisite “la cinematica articolare, e cioè le modalità del cammino di ciascun individuo, associate all’attività cerebrale e muscolare, in soggetti anziani sani  – spiega Alessandra Del Felice del Dipartimento di Neuroscienze UniPd -. Potremo così mappare il controllo del cammino e utilizzare queste informazioni per controllare un dispositivo innovativo per la prevenzione delle cadute nell’anziano”.

Piccoli motori meccanici integrati nell’esoscheletro supportano il movimento

Il programma di ricerca vede appunto la collaborazione dei due gruppi, l’Harvard University, ideatore dell’attuale prototipo), e l’università degli Studi di Padova, dove è forte il know-how nel campo dell’analisi dei segnali cerebrali, dell’analisi del movimento e dei software intelligenti per la robotica.

Il dispositivo, riporta Adnkronos, è stato infatti prodotto dal Laboratorio di Harvard. Si tratta appunto di un esoscheletro morbido che si configura come un capo di abbigliamento, nella fattispecie pantaloni, nei quali sono integrati piccoli motori meccanici che possono supportare il movimento. Nella seconda parte del progetto i segnali cerebrali e muscolari saranno integrati all’interno dell’esoscheletro morbido, che individuando segni di instabilità invieranno un segnale a questi attuatori per prevenire la caduta.

Un robot morbido indossabile (e commercializzabile) per l’arto inferiore

La prevenzione delle cadute è uno degli obiettivi delle politiche sociosanitarie per la promozione dell’invecchiamento attivo, ricordano dall’ateneo padovano. Il progetto si propone quindi di rispondere a questa necessità, sviluppando un controllore neuromuscolare integrato in un robot morbido indossabile (exosuit) per l’arto inferiore.

“La collaborazione tra Padova e Stati Uniti – sottolinea la docente – porterà allo sviluppo e alla potenziale commercializzazione di una strumentazione con un ampio mercato, rinforzando la collaborazione stessa tra queste due università”.

I benefici di uno stile slow iniziano dalla colazione

Ritmi di vita troppo veloci, impegni lavorativi, routine quotidiana, obblighi familiari, iperconnessione provocano ansia, senso d’inadeguatezza, e depressione. Quasi la metà degli italiani vuole rimediare, magari iniziando a cambiare la scala di priorità ai diversi momenti della giornata.

Ma a quale momento della giornata è opportuno dedicare maggior tempo? Secondo gli italiani per tornare a vivere in maniera più slow sul podio delle priorità ci sono la colazione, il tempo con i figli, la spesa e la cura della persona. E in occasione della Giornata della Lentezza, il 6 maggio, Isola Bio Lab, l’osservatorio che analizza i trend legati al mondo della colazione, ha condotto uno studio sui benefici di uno stile di vita più slow. Che iniziano proprio da una colazione lenta e corretta.

Per 4 italiani su 10 la mattina è sacra 

Ma perché è proprio la colazione il momento che si vorrebbe vivere con meno frenesia? Secondo lo studio per 4 italiani su 10 la mattina è sacra perché è il momento d’inizio della giornata. Altri vorrebbero dedicare più tempo alla colazione per gustare meglio ciò che si mangia, e per avere maggior tempo per ricaricarsi e pensare. E cosa preferiscono consumare a colazione gli italiani che decidono di vivere in maniera più slow? Al primo posto il caffè, seguito da cereali, succhi e bevande vegetali, biscotti  e fette biscottate.

La colazione secondo gli esperti

Del resto, l’importanza di dedicare il giusto tempo a una sana e ricca colazione è sottolineata anche da ricercatori, nutrizionisti ed esperti. “La colazione è da considerarsi un pasto fondamentale per ricominciare la giornata pieni di energia – afferma la dottoressa Annalisa Olivotti, specialista biologo nutrizionista presso l’Università di Firenze -. È importante che ci siano tutti i principi nutrizionali: carboidrati, proteine, lipidi. La colazione ideale è composta da una bevanda calda come tè, tisane, latte vegetale abbinato a qualcosa di solido come pane, fette biscottate multicereali, marmellata, biscotti integrali”.

“Avere il tempo di fare le cose per bene”

Diversi studi e ricerche dimostrano come si abbia sempre più bisogno di decelerare, e vivere gli impegni quotidiani con meno frenesia. Da una recente indagine pubblicata sul New York Times risulta poi che basta già solo rallentare e modulare il proprio respiro per sentirsi meglio, mentre Chris Streeter, professore di neurologia alla Boston University, ha scoperto che bastano pochi minuti di meditazione per diminuire significativamente i sintomi depressivi e aumentare i livelli di acido-aminobutirrico, un ormone con effetto calmante.

Ma uno stile di vita più slow, riporta Ansa, è promosso anche da intellettuali, sociologi e scrittori. Come il cileno Luis Sepúlveda, il quale in uno dei suoi ultimi libri, dal titolo Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, dichiara espressamente che è fondamentale cercare il “tempo di fare le cose per bene”, senza farci stritolare dalla velocità tipica della società dell’informazione.

Quasi 39 mila inserimenti previsti a Milano, Monza Brianza e Lodi

Sono 38.920 gli inserimenti nel modo del lavoro nel mese di marzo indicati dalle imprese per i territori di Milano, Monza Brianza e Lodi. E in un caso su tre si tratta di contratti stabili, di apprendistato o a tempo indeterminato. Le imprese che indicano assunzioni sono il 17% del totale dei tre territori, mentre in Lombardia la quota sale a 78.900, e a livello nazionale la stima è di circa 380 mila. È quanto emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati dell’indagine svolta da Unioncamere-ANPAL sui programmi occupazionali delle imprese per il mese di marzo 2019.

A Milano profili più ricercati nei servizi di pulizia e alla persona

A Milano su quasi 33 mila rapporti di lavoro il 33% è con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 67% dei casi si tratta di contratti a termine. Nel 27% dei casi i programmi occupazionali riguardano giovani con meno di 30 anni. L’80% degli inserimenti programmati si concentra nel settore dei servizi, e il 31%, contro la media italiana che si attesta al 18%, si tratta di profili ad alta qualifica (dirigenti, specialisti e tecnici). I profili più ricercati sono il personale nei servizi di pulizia e alla persona (4.600), nel commercio (4.460), e nel settore turistico (3.610). Le professionalità di più difficile reperimento invece sono i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, i dirigenti e direttori, gli operari specializzati.

A Monza Brianza 29% delle offerte per giovani con meno di 30 anni

Sono 4.900 gli inserimenti previsti a Monza Brianza, nel 31% dei casi con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, e a termine per il 69% delle richieste. Tira soprattutto il settore dei servizi, con il 68% delle richieste, e il 29% riguarda giovani con meno di 30 anni. Si cercano laureati nel 14% dei casi, diplomati di scuola media superiore nel 39%, di scuola professionale nel 27% e di scuola dell’obbligo nel 19%. Il commercio è il settore che prevede più offerte, seguito dai servizi alle imprese e alla persona, servizi turistici, da trasporto e logistica. In 34 casi su cento le imprese dichiarano di avere difficoltà a trovare i profili desiderati.

A Lodi nel 32% dei casi le imprese hanno difficoltà a trovare il profilo adatto

Le imprese lodigiane prevedono 1.080  inserimenti, con contratti stabili nel 30% dei casi e nel 70% con contratti a termine. Il 60% delle offerte riguarda il settore dei servizi e il 14% profili high skill (dirigenti, specialisti, tecnici). I giovani sotto i 30 anni sono privilegiati nel 30% delle offerte, mentre il 9% è destinato a laureati. Nel 32% dei casi le imprese ritengono di avere difficoltà nel trovare il profilo adatto, e le professioni più difficili da reperire sono i tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale, e gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche.

Il marketing al tempo dei social. Facebook, Instagram e YouTube sul podio

Cresce sempre di più la percentuale delle aziende italiane che utilizza almeno un social media per condurre le attività di marketing e comunicazione. E se Facebook resta al primo posto nella classifica dei canali più utilizzati, il social media che segna il maggior tasso di crescita è Instagram.

La conferma arriva dai dati della ricerca La SocialMediAbility delle aziende italiane, condotta dall’osservatorio dell’università Iulm. La ricerca studia il modo in cui le aziende utilizzano i social network per le attività di marketing e comunicazione, e dal 2010 monitora un panel di 720 aziende italiane appartenenti a 5 settori di attività, alimentare, bancario, arredamento, hospitality, e abbigliamento. Ai quali quest’anno è stato aggiunto un campione di 120 aziende che operano nel settore della cura per la persona.

Facebook è utilizzato dall’81% delle aziende

Secondo i risultati della ricerca la percentuale delle aziende che utilizza almeno un social media per le attività di comunicazione e marketing è passata dal 73% del 2015 all’80% del 2018. E Facebook si conferma come il canale social più utilizzato, attivato dall’81% delle organizzazioni. Una percentuale, tuttavia, rimasta più o meno stabile rispetto a 3 anni fa, quando Facebook risultava utilizzato dal 79% delle aziende.

Instagram cresce di più, YouTube usato dal 51% delle aziende

Il social media che rileva il maggior tasso di crescita, però, è Instagram. Rispetto a una quota pari al 34% rilevata nell’edizione precedente, nel 2018 Instagram è infatti presidiato dal 55% delle aziende. Inoltre, in termini di coinvolgimento, ovvero confrontando il tasso medio di engagement, è indubbiamente il canale che ottiene le migliori performance. Il terzo social più utilizzato è Youtube, usato dal 51% delle aziende, secondo le quali i video che risultano essere in grado di ottenere più reazioni da parte degli utenti sono quelli empatici, ovvero in grado di trasmettere esperienze, emozioni, valori.

Un campione casuale articolato per dimensioni

Caratteristica unica dell’osservatorio è quella di prendere in considerazione per ogni settore analizzato un campione casuale di aziende articolato per dimensioni (40 grandi, 40 medie e 40 piccole), in grado di rappresentare effettivamente lo stato dell’arte del sistema. Senza limitarsi a descrivere le ottime performance delle grandi aziende. I dati, riporta Adnkronos, offrono a marketer, dirigenti aziendali e operatori gli scenari di riferimento relativi ai diversi settori di attività analizzati, e un modello di analisi replicabile sulla cui base parametrare le performance della propria azienda.