Inps, reperibilità malattia: attenti a…

Malattia, reperibilità, visite mediche, esoneri… Negli ultimi tempi si è molto parlato di questo argomento. Già, perché il rischio di commettere errori, anche in buona fede, è davvero alto e può costare caro. Ecco perché l’INPS ha pubblicato sul suo sito alcuni utili chiarimenti, ripresi dall’agenzia AdnKronos.

Visite mediche di controllo domiciliari

Per l’esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari “molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di apporre il codice ‘E’ nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo” scrive l’Inps sul suo sito. Che precisa: “In primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare Inps 7 giugno 2016, n. 95”.

Esclusione, quando
”Il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le ‘agevolazioni’ previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità” continua la nota sul sito. Queste situazioni sono contenute in due provvedimenti: nel decreto del ministero del Lavoro 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati (e riguardano patologie gravi che richiedono terapie salvavita; o stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%); nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017 n. 206 per i dipendenti pubblici (e includono patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della ‘Tabella A’ allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie rientranti nella ‘Tabella E’ dello stesso decreto; e ancora, stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%)”. Solo in questi casi, dice l’Istituto “la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo”.
Il Codice E è per uso interno

Per quanto riguarda il ‘Codice E’ indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, è riservato “a esclusivo uso interno riservato ai medici Inps durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime” spiega l’Inps. Quindi “qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione ‘Codice E’ non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio”.

File in banca e contanti addio, è tutto in un’app

Mobile payment, contactless payment, m-commerce, mobile-POS, mobile wallet: sono i servizi destinati a rimpiazzare in breve tempo sia il denaro contante sia i pagamenti tradizionali effettuati con il Pos. Addio, dunque, alle file agli sportelli bancari. Le carte di credito ora sono nello smartphone, e con le app di internet banking non solo è possibile gestire il proprio conto corrente da casa, ma anche gestire il proprio portafoglio di risparmio, acquistare o vendere titoli, dialogare con la banca e ottenere servizi personalizzati. Non è un caso che l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano registri in Italia un aumento del 150% dell’uso delle carte contactless e del 60% del mobile payment. Due sistemi di pagamento che traineranno un mercato stimato dall’Osservatorio in 100 miliardi di euro nel 2020.

La rivoluzione contactless

Con le app dedicate lo smartphone è abilitato a inviare e ricevere denaro, e non solo per grandi cifre, ma anche per pagare un caffè nei negozi abilitati, o acquistare il biglietto della metro, riporta Adnkronos. A Milano, ad esempio, grazie alla rivoluzione digitale avviata da Atm, l’Azienda Trasporti Milanesi, già si viaggia senza biglietto. Infatti lo si può acquistare contactless con carta dei circuiti Visa o Mastercard, o anche via smartphone o smartwatch. Basta avvicinare la carta o il device, senza bisogno di registrarsi prima, e l’importo della tariffa sarà addebitata sull’estratto conto senza alcuna commissione.

Sicurezza garantita

Con lo smartphone si può trasferire denaro ai contatti presenti in rubrica e ai negozi convenzionati. E grazie al sistema di monitoraggio delle transazioni eventuali tentativi di frode vengono individuati immediatamente tramite le notifiche ricevute via app o sms. Un altro elemento di sicurezza è il servizio 3D Secure, pensato proprio per proteggere gli acquisti online. Al momento del pagamento di un acquisto sul web, si riceve un sms con il codice di sicurezza dinamico di 6 cifre, utilizzabile solo una volta per completare l’acquisto. Una garanzia che la carta venga usata solo per gli importi, i canali e le aree geografiche scelte dal consumatore.

Un salvadanaio digitale

Diverse applicazioni (Gimme5, Oval Money e GoSherpy) consentono poi di sostituire quello che una volta era il libretto di risparmio. Gimme5, ad esempio, fornisce la possibilità di risparmiare denaro impostando obiettivi futuri, oppure utilizzarli per investimento attraverso piani di accumulo. Oval Money invece analizza i consumi grazie al collegamento con le carte di credito, di debito e i conti correnti, mentre GoSherpy accumula risparmio attraverso piani di breve durata abbinati a obiettivi specifici. Ogni app garantisce sicurezza attraverso partnership con società specializzate e utilizza protocolli certificati per trasferire il denaro. Inoltre la gestione dei soldi è sottoposta al rispetto delle rigide regole dei paesi che ospitano i depositi.

Le imprese italiane cercano personale con competenze ecologiche

Le imprese italiane sono sempre più green, e alla ricerca di personale con competenze in materia di ambiente. Nel 2017 circa 653mila imprese hanno ricercato profili professionali con attitudine al risparmio energetico o ecosostenibilità. E questo a prescindere dagli investimenti già effettuati o programmati in tecnologie sostenibili.

Come mostra il Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, un’impresa italiana su due, fra quelle con dipendenti (il 49,9%), richiede al personale che intende assumere il possesso di competenze legate alla sostenibilità ambientale.

E secondo Unioncamere ben il 76,8% dei contratti programmati, sia a tempo indeterminato che determinato, era destinato a persone che potevano vantare green skill.

Investimenti green per tutti i comparti industriali

 

La propensione a investire nelle competenze ambientali del capitale umano riguarda sia i comparti dell’industria che quelli dei servizi, ed è particolarmente elevata nei settori del turismo, nella chimica e farmaceutica, nei trasporti e logistica, nella sanità, nelle costruzioni e nell’istruzione, riporta Askanews.

Le competenze green, in particolare, vengono richieste con diverse gradazioni per l’82,5% dei contratti per la Professioni tecniche e per il 79,9% per gli Operai specializzati. Tra le professioni per le quali la richiesta di competenza di grado elevato raggiunge percentuali importanti si incontrano gli installatori di linee elettriche, riparatori e cavisti, i tecnici della produzione e preparazione alimentare, i manovali nel settore delle costruzioni e della manutenzione opere pubbliche, idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas.

Il 15,9% delle imprese dichiara di sostenere investimenti in prodotti e tecnologie sostenibili

L’investimento delle imprese nelle competenze del personale va ad affiancarsi all’analisi della quota di imprese che dichiara di aver già investito o di volere sostenere nel corso del 2017 investimenti in prodotti e tecnologie green. In grado, quindi, di assicurare un maggior risparmio energetico e una maggiore sostenibilità ambientale (15,9%). Tale quota fornisce inoltre nuovi spunti per cogliere la trasformazione in atto del sistema economico in chiave di sostenibilità ambientale.

Una trasformazione industriale e sociale

Si tratta di una trasformazione che passa sempre più attraverso una richiesta pervasiva di competenze “verdi”, che interessa tendenzialmente anche professioni che in passato non avevano questo tipo di caratterizzazione.

Considerando che tali attitudini sono richieste a 80 laureati su 100, e a circa 3 su 4 diplomati o possessori di qualifica professionale, di queste tendenze dovrà tener conto anche il sistema scolastico e universitario. Come? Aggiornando i programmi di formazione dei diversi indirizzi di studio

Si apre l’era del 5G. Ed è subito bando

Inizia una nuova era, quella del 5G. Una nuova tappa del percorso che porterà l’Italia a dotarsi di una tecnologia innovativa, che non è semplicemente un’evoluzione del 4G, ma una piattaforma che “apre nuove opportunità di sviluppo per il nostro sistema economico”, afferma Luigi di Maio, ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali. Secondo il ministro si tratta di di una tecnologia che rappresenta un punto di rottura con il passato. Le reti 5G dovranno infatti soddisfare anche le esigenze di nuovi utilizzi, come l’Internet of things e i servizi di trasmissione vitali, in caso, ad esempio, di disastri naturali.

Una connessione sempre più veloce e alla portata di tutti

Le differenze tra 4G e 5G vanno al di là della maggiore velocità. Si traducono “in un più elevato numero di dispositivi connessi simultaneamente, in una più elevata efficienza spettrale di sistema, un più basso consumo delle batterie e una migliore copertura”, spiega Di Maio. Oltre a latenze inferiori, costi più bassi per l’installazione delle infrastrutture, più elevata affidabilità delle comunicazioni.
”La connessione sarà sempre più veloce e alla portata di tutti – continua Di Maio – coerentemente con gli obiettivi della Next Generation Mobile Networks Alliance, l’associazione di operatori, venditori, produttori e istituti di ricerca operanti nel settore della telefonia mobile”.

È stato approvato il bando di gara, e il relativo disciplinare

Il bando per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze da destinare a servizi di comunicazione elettronica “nelle bande 694-790 MHz, 3600-3800 MHz e 26.5-27.5 GHz prende l’avvio delle disposizioni della legge di bilancio 2018, che prevedeva importanti misure economiche per favorire la transizione alla nuova tecnologia 5G”, spiega Di Maio.

Le caratteristiche della nuova nuova tecnologia, riporta Adnkronos, consentiranno la digitalizzazione di ampi settori economici, dai trasporti  all’agricoltura, la cultura, la scuola, la sanità, il turismo, l’ambiente, garantendo ampi margini di crescita per il Paese.

“Internet è un bene di prima necessità come l’acqua e l’energia elettrica”

“Voglio rimarcare come la connessione a Internet sia espressione di democrazia e debba essere considerata un diritto primario di ogni cittadino – afferma ancora Di Maio -. Tutti i consumatori avranno diritto alla fruizione dei servizi di fonia e internet a un prezzo accessibile, come stabilito dagli artt. 79 e 80 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche approvato dal Parlamento Europeo”.

Se c’è libertà degli Stati di “prevedere fondi interamente nazionali o privati per sostenere la misura – secondo Di Maio – c’è inoltre libertà degli Stati di prevedere che le fasce deboli abbiano pacchetti agevolati in modo tale che non siano socialmente escluse”. Perché Internet deve essere considerato “un bene di prima necessità – puntualizza il Ministro – alla stregua dell’acqua e dell’energia elettrica”.

Fatturazione elettronica obbligatoria: per chi e come fare

Dal prossimo anno la fattura dovrà essere elettronica, e non solo per i fornitori di enti pubblici. Dal 1° gennaio 2019 anche le imprese e i professionisti dovranno fatturare solo in maniera elettronica: pena la nullità del documento. Tutte le fatture non elettroniche saranno infatti giudicate nulle. È quindi necessario conoscere tutti i passaggi per emettere una corretta fattura elettronica, così da non commettere errori una volta che questa diventerà obbligatoria per tutti, o quasi.

Anche se esistono molti software a pagamento che permettono di compilare inviare la fattura elettronica, il tutto può essere eseguito tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Come fatturare elettronicamente tramite l’Agenzia delle Entrate

Dopo essersi registrati sul sito web dell’Agenzia delle Entrate indicando i dati richiesti, ovvero codice fiscale, dichiarazione dei redditi e reddito complessivo, viene assegnato un pin per poter accedere successivamente a tutti i servizi dell’erario online. Quindi, una volta ottenuto il pin, basta accedere alla sezione Fatture e corrispettivi, da cui è possibile compilare e inviare tutte le fatture elettroniche di cui si ha bisogno. Il sito mette a disposizione dell’utente una scelta tra diverse tipologie di fatture: ordinaria, semplificata, o fattura della Pubblica Amministrazione, riferisce Adnkronos.

Compilare la fattura e correggere eventuali errori

Esattamente come per quella in formato cartaceo anche nella fattura elettronica bisognerà indicare i dati personali dell’emittente e quelli del cliente, così come tutti i dati rilevanti ai fini della validità della fattura, quali, ad esempio, la data di emissione, l’oggetto del pagamento e l’aliquota Iva applicata. Una volta compilata in tutte le sue voci è possibile consultare la propria fattura nella sezione Riepilogo, dove è possibile rivedere il documento.  Eventualmente, se ci si accorge di avere commesso un errore, è possibile correggere prima di inviare.

Inviare la fattura online

A questo punto si deve selezionare la voce Conferma per salvare il file (in formato xml) della fattura elettronica sul PC. Nel frattempo la fattura deve aver superato tutti i controlli del Sistema Ricevente, quindi è necessario sottoscriverla con la firma digitale. Solamente ponendo la firma digitale, infatti, la fattura elettronica sarà pronta per essere inviata. Per poter inviare, anche in questo caso, è possibile utilizzare lo stesso servizio dell’Agenzia delle Entrate. Come? Semplicemente cliccando sull’opzione Trasmissione e allegando il file della fattura che si intende inviare. Dopo aver caricato il file l’operazione si conclude cliccando su Invia. A questo punto il sistema invierà la conferma dell’avvenuta trasmissione.

Come l’innovazione tecnologica cambierà il mondo

L’innovazione tecnologica è una forza dirompente, e i cambiamenti dovuti all’impatto delle nuove tecnologie sui settori industriali hanno sempre dominato l’immaginazione dei futurologi. Ogni anno il team Visionary Innovation di Frost & Sullivan, composto da futurologi, consulenti e analisti, esamina l’orizzonte di questi cambiamenti a breve termine, e osserva i vari settori per identificarne le aree di metamorfosi.

Lo studio The Top Trends for 2018: The Power of Technology and Technology Companies analizza proprio le forze che avranno il maggiore impatto nell’anno corrente, e ne esamina i trend, includendo aree geografiche, industrie e applicazioni.

I 5 trend del cambiamento

Secondo lo studio, i principali trend che trasformeranno le industrie sono 5. Il 1° è il braccio di ferro per l’innovazione. Secondo gli esperti assisteremo a un incremento del contrasto tra le aziende tecnologiche, le organizzazioni e i governi che le regolano: un braccio di ferro al fine di raggiungere un equilibrio tra la tutela dei consumatori e la ricerca di innovazione, riporta Askanews. Il 2° riguarda la corsa agli armamenti quantistici. Il quantum computing si sta evolvendo rapidamente, e sembra vicino a raggiungere la supremazia quantistica, ovvero la capacità di superare le prestazioni dei supercomputer tradizionali. Le aree chiave di interesse saranno codifica, intelligenza artificiale, materiali e generazione di qubit.

Il trasporto prende il volo e la scienza comportamentale entra in azienda

Il 3° trend riguarda il trasporto personale, che diventerà volante. E sta compiendo notevoli progressi al perfezionamento dei test, anche grazie ai nuovi concorrenti che fanno il loro ingresso nel mercato. (4°) I progressi della scienza comportamentale aziendale invece passeranno alla fase di fast follower in qualità di funzione emergente nell’impresa. Aziende esperte adotteranno i principi delle scienze economiche e sociali per incrementare la produttività dei lavoratori, e spingere i consumatori verso risultati allettanti.

Inoltre, si assisterà al distacco dai modelli costituiti solo da piattaforme. (5°) Uber e Airbnb hanno evidenziato un interesse che va oltre i modelli costituiti solo da piattaforme, spingendosi fino all’acquisizione e alla partnership con fornitori di beni.

“I 60% delle aziende non arriverà a compiere 10 anni”

“Nel 2018, le conversazioni d’affari saranno dominate da diversi argomenti chiave: la fantascienza che diventa realtà, lo scontro tra tecnologia e governi, le crescenti preoccupazioni dei consumatori nei confronti della tecnologia, e infine la tecnologia finanziata dallo Stato – afferma Lauren Taylor, Principal Analyst del gruppo Visionary Innovation di Frost & Sullivan -. Il 60%o delle aziende non arriverà a compiere 10 anni. Mentre le piattaforme, i modelli di business e le tecnologie collidono creando diverse sfumature e la categorizzazione diventa difficile, questi insight possono rappresentare uno strumento di riferimento essenziale per escogitare strategie a breve termine, e definire obiettivi di implementazione a lungo termine”.

L’occupazione in Italia torna a crescere: valori massimi dal 2008

Finalmente una buona notizia che coinvolge il mondo del lavoro, uno dei punti critici della ripresa economica italiana. A marzo 2018, afferma l’Istat attraverso i suoi dati provvisori, l’occupazione è tornata ai massimi dal 2008. La stima degli occupati continua a crescere (+0,3% rispetto a febbraio, pari a +62mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,3% (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente). Come riporta Adnkronos, la crescita congiunturale dell’occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. L’aumento maggiore si stima per i giovani 25-34enni (+0,9 punti percentuali).

Bene per gli uomini, meno per le signore

Non manca per una nota negativa. La crescita, dice l’istituto di statistica, è dovuta interamente alla componente maschile mentre per le donne, dopo l’aumento dei mesi precedenti, si registra un calo. Nell’ultimo mese si stima una ripresa degli indipendenti, che recuperano in parte la diminuzione osservata nei primi due mesi dell’anno e, in misura più lieve, dei dipendenti a termine, mentre restano sostanzialmente stabili i permanenti.

Crescono i contratti a termine

Su base annua continua l’aumento degli occupati (+0,8%, +190 mila). La crescita interessa uomini e donne e riguarda esclusivamente i lavoratori a termine (+323 mila), mentre calano i permanenti (-51 mila) e gli indipendenti (-81 mila).

Ultracinquantenni, il mercato del lavoro li premia

Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+391 mila) e, in misura minore, i 15-34enni (+46 mila) mentre calano i 35-49enni (-246 mila). Nell’arco di un anno diminuiscono sia i disoccupati (-4,0%, -118 mila) sia gli inattivi (-1,1%, -150 mila).

Per quanto riguarda i dati rilevati a marzo, l’Istat commenta che “si conferma la ripresa dell’occupazione nell’anno in corso, dopo la battuta d’arresto osservata a fine 2017. Un aspetto di rilievo nell’ultimo mese è la crescita dell’occupazione giovanile (+68 mila occupati 15-34enni). La crescita tendenziale si distribuisce per genere e si concentra nei giovanissimi (15-24enni) e soprattutto negli over 50, per effetto sia dell’aumento dell’età pensionabile sia dei fattori demografici. Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è scesa sui livelli della seconda metà del 2012, ancora 5 punti percentuali sopra al livello pre-crisi. Sensibile il calo dell’inattività, sia maschile sia femminile, che tocca negli ultimi mesi i livelli minimi”.

I dati dei primi tre mesi dell’anno

Nel primo trimestre 2018 crescono soprattutto i dipendenti a termine (+66 mila), mentre diminuiscono lievemente i permanenti (-8 mila) e in misura più consistente gli indipendenti (-37 mila). Alla crescita degli occupati nel trimestre si accompagna un lieve aumento dei disoccupati (+0,1%) e un calo degli inattivi (-0,3%, -34 mila).

Privacy: aziende in corsa per adeguarsi al nuovo Regolamento europeo

Le aziende italiane sono in corsa per adeguarsi al nuovo Gdpr (General Data Protection Regulation), il Regolamento Privacy europeo, la cui entrata in vigore si avvicina. Quasi il 75% delle organizzazioni sembra infatti aver creato una procedura per notificare le violazioni di dati, ma solo il 49% ha aumentato gli investimenti in IT Security. E le difficoltà ad adeguarsi non mancano.

 

A che punto sono le aziende italiane?

A rilevarlo è Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia, azienda che ha verificato a che punto sono le aziende italiane, e quali le difficoltà incontrate per riuscire a essere compliance al nuovo regolamento europeo. “Le aziende lamentano infatti la presenza di troppi sistemi IT legacy (30%), la mancanza di una data security efficiente (29%) e l’assenza di processi formali che rendano possibile identificare chiaramente a chi appartengono e dove sono custoditi i dati (28%)”, sottolinea il manager.

Molte aziende non sono preparate a gestire la notifica di avvenuta violazione entro 72 ore…

La ricerca mostra poi come molte aziende non siano preparate a gestire la notifica di avvenuta violazione entro 72 ore. “Il 20% ha infatti affermato di avere processi formali per notificare la violazione, ma solo alle autorità competenti – aggiunge Nencini -. E l’Articolo 34 del Gdpr afferma che anche gli individui devono essere avvisati, poiché una violazione di dati mette a rischio i loro diritti e la loro libertà”, riferisce Askanews.

… una su cinque non è a conoscenza dei processi per gestire il diritto all’oblio

Dubbi anche sul diritto all’oblio, definita “una parte chiave” del Gdpr. “Nonostante l’87% dichiari di avere un processo per supportare i clienti nel caso i dati siano gestiti dall’azienda – evidenzia Nencini – ci sono dei limiti quando vengono coinvolti i fornitori. Una azienda su cinque, infatti, non ha o non è a conoscenza dei processi per gestire in maniera corretta il diritto all’oblio, nel caso di dati gestiti da agenzie (21%), cloud provider (32%) e partner (19%)”.

… e solo il 34% ha implementato soluzioni avanzate per identificare le intrusioni

Le minacce informatiche sono sempre più complesse, e il Gdpr complica ulteriormente la vita delle aziende, che ora rischiano multe ingenti. Per questo, “è necessaria una tecnologia che protegga i dati su più livelli – sottolinea il manager -. Il Gdpr afferma che le aziende devono implementare le tecnologie di ultima generazione in relazione al rischio che si corre. Ma nonostante questo, solo il 34% delle aziende ha implementato soluzioni avanzate per identificare le intrusioni, solo il 33% ha investito nella prevenzione delle perdite di dati e solo il 31% ha adottato tecnologie di crittografia”.

Apple, in arrivo un iPhone gigante?

Fervono in lavori in casa Apple. Anche se i rumors non sono confermati dal colosso di Cupertino, l’agenzia di stampa americana Bloomberg –  citando fonti a conoscenza dei prodotti – annuncia che l’azienda starebbe lavorando a nuovi modelli di iPhone.

Entro il 2018 in arrivo tre nuovi modelli

Sempre secondo le anticipazioni in arrivo dagli Usa, Apple vorrebbe lanciare tre nuovi modelli di iPhone entro il prossimo autunno, e comunque entro la fine del 2018. Tra le novità annunciate, spicca un iPhone dalle dimensioni “giganti”, il più grande mai creato dall’azienda. Oltre a questo, il brand con la Mela dovrebbe presentare anche un modello della stessa taglia dell’iPhone X, in versione aggiornata, e un melafonino meno costoso.

I perché della triplice mossa 

Come riportano i rumors, l’azienda di Cupertino starebbe pensando a questi nuovi modelli per allargare il proprio bacino, già grandissimo, di estimatori. Infatti con il lancio dei nuovi melafonino Apple vorrebbe attrarre quei consumatori che chiedono una versione più conveniente dell’iPhone X e che, allo stesso tempo, guardano con interesse agli smartphone ‘giganti’, ovvero ai phablets. In sintesi, Apple sarebbe al lavoro per contrastare la concorrenza di competitors sempre più agguerriti anche in questo mercato.

Le anticipazioni sui nuovi melafonini

L’iPhone più grande avrebbe uno schermo vicino ai 6,5 pollici, a fronte dei 5,8 dell’attuale iPhone X, e si rivolgerebbe agli utenti business che usano il dispositivo per lavoro. La versione più economica, invece, andrebbe incontro ai desideri di chi sogna il nuovo smartphone della Mela ma senza spendere gli oltre mille euro del listino attuale. Tutti e tre i dispositivi avrebbero il display con cornici sottilissime e il sistema di riconoscimento del volto (il Face ID), riporta l’agenzia di stampa Ansa.

Un tris per dare rilancio alle vendite?

Nelle intenzioni di Apple, riferisce ancora Bloomberg, i tre iPhone servirebbero a spingere le vendite dopo i risultati sotto le attese di iPhone X. Nel trimestre ottobre-dicembre Apple ha commercializzato 77,3 milioni di iPhone a fronte degli 80,2 milioni attesi dagli analisti. Dopo i gossip, non resta che aspettare le uscite ufficiali dei nuovi iPhone per vedere cosa realmente arriverà sui banchi degli store. Dove, immancabilmente, ci sarà la coda fuori in concomitanza con il lancio e l’apertura delle vendite.

Facebook, metti la foto di un altro nel profilo? E’ un reato

I social non sono uno scherzo, nè tanto meno solo un passatempo. E via via le regole da rispettare nell’affollato mondo virtuale diventano sempre più rigide, esattamente come accade nel mondo reale. Così come normalmente non è possibile appropriarsi dell’identità di un’altra persona, lo stesso vale anche su Facebook. A partire dall’immagine: chi utilizza la foto di un altro individuo come immagine del proprio profilo su Facebook commette reato di sostituzione di persona. Un reato che può costare davvero molto caro.

La sentenza della Corte di Cassazione italiana

Le legge italiana si è espressa recentemente in merito a questi comportamenti e d’ora in poi l’ultima sentenza farà giurisprudenza. Ecco cosa ha deciso la Corte di Cassazione – V sezione penale – nella sentenza n. 4413/2018: dopo l’iter processuale, la Cassazione ha confermato a una ragazza di 29 anni di Pordenone la pena concordata di 15 giorni di reclusione – convertita in una multa da 3.750 euro (da corrispondere in 30 rate mensili di pari importo) – per il reato contestatole ai sensi dell’articolo 494 del Codice Penale, “per avere utilizzato, per il proprio profilo Facebook, la foto di un’altra persona” si legge nella sentenza.

Rigettato il ricorso

Come viene riportato nella nota pubblicata dall’agenzia Ansa,  il ricorso della donna (che, attraverso il suo avvocato, chiedeva “la nullità dell’accordo stipulato fra il pubblico ministero e l’imputata in quanto erroneamente il giudice non aveva consentito di revocarlo a seguito della possibilità sopravvenuta, ad esito della pronuncia della Corte Costituzionale n. 201/2016 di richiedere, con l’atto di opposizione al decreto penale, la sospensione del procedimento per la messa alla prova”) è stato considerato infondato e rigettato dalla V sezione penale della Suprema Corte. Utilizzare la foto di un’altra persona per il proprio profilo Facebook è reato.

Cosa dice l’articolo 494 del Codice Penale

Tutti gli utilizzatori di social media che prevedono una foto profilo dovrebbero conoscere il testo dell’articolo 494 del Codice Penale, così da non incappare in guai. L’articolo recita: “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno”.